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Ad Asti, la balena più antica del Mediterraneo

Al Museo dei Fossili di Asti si trova la più antica balena del Mediterraneo. Si tratta di un reperto proveniente da Moleto, in provincia di Alessandria, e comprende solo alcune parti dello scheletro che però conservano dettagli anatomici che hanno permesso di identificare la specie e di determinare i rapporti di parentela evolutiva con altre balene attuali e fossili. 

  • Alessandra Fassio*, Michelangelo Bisconti**, Piero Damarco*, Giorgio Carnevale***, Marco Pavia
  • Novembre 2020
  • Lunedì, 9 Novembre 2020
Atlanticetus lavei è qui ricostruita in base a comparazioni effettuate con la specie americana, Atlanticetus patulus, e gli altri misticeti. Molto probabilmente aveva il dorso nero, il ventre bianco, poche pieghe golari (meno di 10) e nessuna pinna dorsale. La lunghezza è stata stimata intorno a 7 metri e 70 centimetri.  (Ricostruzione artistica di M. Bisconti) Atlanticetus lavei è qui ricostruita in base a comparazioni effettuate con la specie americana, Atlanticetus patulus, e gli altri misticeti. Molto probabilmente aveva il dorso nero, il ventre bianco, poche pieghe golari (meno di 10) e nessuna pinna dorsale. La lunghezza è stata stimata intorno a 7 metri e 70 centimetri. (Ricostruzione artistica di M. Bisconti)

Si chiama Atlanticetus lavei (camera-2112207 960 720) , è un fossile ed è stato oggetto di una tesi di laurea, di un tirocinio universitario e di uno studio dettagliato che ha chiarito alcuni processi ecologici in cui il Mediterraneo è stato coinvolto circa 20 milioni di anni fa.

Il 19 agosto 2020, la rivista Papers in Palaeontology ha pubblicato un articolo con un titolo che, in italiano, recita così: La più antica balena del Mediterraneo: implicazioni su vasta scala relative a un talassoterio del Miocene inferiore del Piemonte, Italia. La scoperta ha avuto un'ampia risonanza sui social media dato che i circa 20 tweet che hanno citato l'articolo hanno totalizzato quasi 38.000 visualizzazioni e hanno raccolto commenti carichi di interesse da parte di un'audience internazionale.

La storia del ritrovamento 

L'articolo è il risultato di una ricerca svolta dal Museo Paleontologico Territoriale dell'Astigiano, gestito dall'Ente di Gestione del Parco Paleontologico dell'Astigiano con sede ad Asti. Gli autori sono un gruppo di ricercatori e tecnici dello stesso parco e del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università degli Studi di Torino coordinati da Giorgio Carnevale. Lo studio ha riguardato un reperto proveniente da Moleto (in provincia di Alessandria) che è stato ri-scoperto nella collezione dei cetacei conservata al Museo di Asti da un appassionato di fossili che periodicamente collabora con il museo.
Il reperto si trovava in un armadio dove giaceva in attesa di preparazione. Verificata la provenienza, l'età geologica e la natura del reperto si è capito che i blocchi di Pietra da Cantoni (una roccia sedimentaria diffusa in Monferrato casalese) che lo incapsulavano stavano nascondendo qualcosa di potenzialmente importante. Una precedente analisi dei microfossili aveva infatti rivelato che l'affioramento di Pietra da Cantoni di Moleto ha un'età compresa tra i 16 e i 19 milioni di anni.

Poiché dai blocchi spuntava una bulla timpanica (parte dell'apparato uditivo dei cetacei) di dimensioni piuttosto grosse (camera-2112207 960 720), si è capito subito che i resti fossili scoperti dovevano appartenere ad un qualche tipo di balena e, vista l'età della roccia, doveva trattarsi di una delle più antiche balene fossili italiane. Su questa base Damarco, conservatore del Museo (camera-2112207 960 720), ha attivato una procedura di preparazione del reperto coinvolgendo una studentessa del Corso di Laurea in Scienze Naturali, Selina Mao, che ha svolto il proprio tirocinio imparando le tecniche di preparazione dei vertebrati fossili proprio su questo reperto, sotto la guida dei tecnici del museo.

Le fasi dello studio

Una volta completata la preparazione delle parti più rilevanti del fossile, è iniziato lo studio anatomico vero e proprio. In seguito, Michelangelo Bisconti del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università degli Studi di Torino, essendo specializzato nella paleontologia dei cetacei, ha effettuato una serie di analisi comparative valutando la forma delle singole ossa (camera-2112207 960 720) e confrontandole con le corrispondenti parti scheletriche di tutti i cetacei con fanoni (misticeti) fossili pubblicati finora. Le valutazioni così effettuate e i risultati ottenuti sono stati poi inseriti in un diagramma ad albero in cui sono state ricostruite le relazioni di parentela di più di 80 specie di misticeti attuali e fossili. Questa analisi ha rivelato che il reperto di Moleto è particolarmente simile a un misticete, grosso modo della stessa età, conservato alla Smithsonian Institution di Washington e che era stato descritto nel 1968 da Remington Kellogg con il nome Aglaocetus patulus.

Il reperto americano è più completo del fossile di Moleto che è molto frammentario. Tuttavia, proprio le ossa uditive sono risultate determinanti per l'identificazione del reperto di Moleto attraverso questa lunga e complessa analisi comparativa. La forma delle bulle timpaniche e dei periotici (camera-2112207 960 720) (che corrispondono alla parte petrosa dell'osso temporale nell'uomo) sono infatti legate a specifiche funzioni legate al transito di nervi ed elementi vascolari importanti perchè diversificati nelle varie specie nel corso dell'evoluzione. Per questo motivo, le strutture uditive dei cetacei sono fondamentali nella determinazione delle specie fossili.

L'evoluzione dei misticeti

Le grandi balene appartengono all'ordine dei Cetacei, un diversificato gruppo di mammiferi marini che comprende anche i delfini, le orche, le megattere, i capodogli e così via. Si stratta di organismi perfettamente adattati alla vita acquatica che sono il frutto di un lungo e complicato processo evolutivo iniziato intorno ai 55 milioni di anni fa da antenati quadrupedi e terrestri. I più antichi cetacei prendono il nome di archeoceti e mostrano diversi 'gradi' di adattamento alla vita acquatica mantenendo o meno le zampe posteriori e possedendo una pinna pienamente articolata a spalla, gomito e polso.

I cetacei moderni costituiscono un gruppo denominato Neoceti che a sua volta si divide in due grandi tronconi: gli Odontoceti ('cetacei con i denti': delfini, capodogli, orche, focene, narvali, zifii, delfini di fiume e così via) e i Mysticeti ('cetacei con i fanoni': balene, balenottere, balene grigie, megattere, cetoteridi, talassoteri basali e così via). I più antichi misticeti, vissuti tra l'Eocene finale e l'Oligocene finale, erano dotati di denti ma con il Miocene inferiore le specie con fanoni avevano quasi completamente soppiantato le forme dentate. Tra i misticeti con fanoni si osserva una grande suddivisione: i balenoidi e i talassoteri. I balenoidi comprendono le tre specie di balene franche (genere Eubalaena), la balena della Groenlandia (Balaena mysticetus) e la balena franca pigmea (Caperea marginata), anche se sulle affinità di questa ultima gli studiosi non concordano. I talassoteri includono tutte le altre famiglie: balenottere, balene grigie, megattere, cetoteridi e talassoteri basali. Tra tutti, i talassoteri basali formano un gruppo completamente estinto dalle caratteristiche molto primitive ma perfettamente adattato alla predazione di massa attraverso i fanoni e con un cranio così idrodinamico da lasciar pensare che potessero proiettarsi sui gruppi di prede a grande velocità, proprio come le attuali balenottere. Il reperto di Moleto (Atlanticetus lavei) appartiene proprio a questo gruppo.

La nuova specie prende il nome dal suo scopritore

Il reperto americano dello Smithsonian presentava problemi di attribuzione sistematica non banali. La sua inclusione nel genere Aglaocetus era stata messa in dubbio in molti articoli scientifici pubblicati negli ultimi dieci anni. Per questo motivo, il team di ricerca italiano ha deciso di stabilire un nuovo nome generico che comprendesse il fossile di Moleto e il reperto americano vista la chiara affinità evidenziata dalle analisi descritte sopra. Così, si è istituito il nuovo genere Atlanticetus con le due specie Atlanticetus patulus (il fossile americano) e Atlanticetus lavei (il reperto di Moleto); tra i due reperti, infatti, esistono piccole ma significative differenze che permettono di effettuare questo tipo di distinzione.

Come molto spesso succede, il nome specifico del reperto di Moleto (lavei) è una dedica alla persona che ha ri-scoperto questo reperto nelle collezioni del museo, Ennio Lavé.

I depositi del Museo aperti al pubblico

La nuova specie rappresenta la balena con fanoni più antica del Mediterraneo. Non si sono scoperti misticeti fossili fino a ora più vecchi del reperto di Moleto. Esso assume dunque una grande importanza per la ricostruzione dei rapporti evolutivi dei misticeti mediterranei. Pur essendo molto frammentario, la sola presenza di alcune ossa ricche di dettagli anatomici ne ha permesso la ricostruzione e l'analisi generando una cascata di osservazioni precedentemente nemmeno immaginate! Il prossimo passo potrebbe essere diretto verso l'acquisizione di informazioni circa l'ecosistema in cui viveva questa balena attraverso nuovi scavi e nuove scoperte che possano arricchire ancora di più la già importante collezione di cetacei fossili del museo di Asti.

Grazie alla diversificata offerta didattico-formativa del museo, questi fossili si trasformano in cibo per la mente di giovani studenti che, chissà..., un giorno potrebbero tornare sul territorio ad investigare e portare alla luce nuovi tesori sepolti da milioni di anni. Infatti il reperto appena descritto insieme a tutti i resti storici (circa 150 esemplari che variano dagli scheletri quasi completi di balenottere alla singola sezione ossea) trasferiti nel 2019 da Palazzo Carignano ad Asti (Piemonte Parchi, 7 maggio 2020), possono essere visti e studiati da chi ne facesse richiesta nei depositi del museo appena allestiti.

Per saperne di più

SLATER, G. J., GOLDBOGEN, J. A. and PYENSON, N. D. 2017. Independent evolution of baleen whale gigantism linked to Plio-Pleistocene ocean dynamics. Proceedings of the Royal Society B, 284, 20170546. doi: 10.1098/rspb.2017.0546.

BISCONTI, M., DAMARCO, P., MAO, S., PAVIA, M. and CARNEVALE, G. 2020b. The earliest baleen whale from the Mediterranean: large-scale implications of an early Miocene thalassotherian mysticete from Piedmont, Italy. Papers in Palaeontology, published online on 19 August 2020. doi:10.1002/spp2.1336

 

**Michelangelo Bisconti (San Diego Natural History Museum e Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi di Torino), Giorgio Carnevale e Marco Pavia *** (Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi di Torino); Piero Damarco* e Alessandra Fassio*, Ente di Gestione del Parco Paleontologico dell'Astigiano, Museo Paleontologico Territoriale. 

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