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Carmagnola, il museo e i suoi scienziati

A ogni citazione del Museo civico di Storia naturale di Carmagnola, segue immancabilmente quella di Giovanni Boano, da anni direttore della struttura e oggi vicino alla pensione. In realtà, a scrivere la storia di questo museo hanno contributo - olltre al suo direttore, per tutti 'Gion' - altri importanti studiosi ma anche semplici appassionati. Una storia che ha unito passione, competenza e lungimiranza. 

  • Laura Succi
  • Luglio 2019
  • Venerdì, 12 Luglio 2019
A sinistra, Giovanni Boano e a destra, Gianfranco Curletti   A sinistra, Giovanni Boano e a destra, Gianfranco Curletti

Museo Civico di Storia Naturale, Carmagnola, Piemonte. Riserva naturale dell'Isola dei Conigli, Lampedusa, Sicilia. Oltre 1400 chilometri di distanza legano queste due oasi della natura: chi l'avrebbe mai detto?! Eppure: "Ogni anno, puntualmente, in televisione, parlano delle tartarughe della spiaggia dell'Isola dei Conigli e furono proprio due temerari del Museo di Carmagnola a scoprirle, rendendone possibile la loro tutela", racconta Gianfranco Curletti nel libro Matto per gli insetti, Blu Edizioni. Uno fu lui, Gianfranco Curletti, l'altro Giovanni Boano, direttore del Museo di Carmagnola in dirittura d'arrivo alla pensione. Per inciso, gli esemplari di tartarughe collassati nelle uova, raccolti all'epoca come prova della loro presenza, fanno bella mostra di sé nelle vetrine del museo, a testimoniare l'importanza e l'utilità dei reperti.
In un lampo, da quei frementi anni Settanta a oggi, si è passati al momento in cui il direttore Boano, affettuosamente "Gion" o "il Boa" lascerà la direzione tra qualche mese: lui che incarna quasi cinque decenni di storia del museo. Lì nella sua tana, anzi, anzi nel suo nido, inizia a raccontarci i ricordi di una vita dedicata al museo insieme a Gianfranco Curletti.

L'impresa

"Agli inizi degli Anni Settanta ci siamo trovati in quattro o cinque amici appassionati, intenzionati a mettere in piedi una mostra naturalistica, racconta Boano. All'epoca ero uno studente universitario e Curletti lavorava per conto suo: aveva fatto la scuola di agraria, produceva vino ed era uno studioso di minerali. C'era anche Gianni Delmastro che era praticamente un bambino, avrà avuto 15 o 16 anni, e amava pescare. Erano del gruppo anche Oscar Casanova, che mia madre chiamava il 'pro-natura' (lui è tra i fondatori di Pro Natura di Carmagnola, ndr) e un altro amico che ha poi deciso di fare il bancario, Dario Cornero, autore di buona parte dei fondali dei diorami del museo. La cosa pazzesca è che nel nostro progetto ha credito Felice Giraudo, per tre volte sindaco e una volta assessore all'Ambiente della città di Carmagnola. Il nostro punto di riferimento scientifico era il Museo di Milano: ricordo quando andavamo lì, on una o due scatole di insetti, cercando di Italo Bucciarelli che al tempo era il tecnico entomologo e conosceva una quantità di insetti mostruosa, per farceli determinare".
Curletti, che oggi è già in pensione ma spesso fa la sua comparsa nelle stanze del museo, a questo punto non resiste e si inserisce: "Quando ha aperto l'armadio delle bestie delle colonie italiane della Somalia... è nato un colpo di fulmine e, da allora, mi sono appassionato allo studio dei coleotteri buprestidi, tra tutti gli Agrilus, gli insetti gioiello".

L'Anno Zero

"Siamo stati per molto tempo volontari, poi agli inizi degli anni Novanta io sono diventato direttore, entrando a tempo pieno, racconta Boano. Chi ci pativa tantissimo era Curletti, rimasto fuori. La cosa divertente è che allora c'era ancora il limite d'età dei 40 anni per candidarsi in un concorso pubblico, più un anno per ogni figlio e un anno per la moglie: io ero al limite. Avevo perfino detto alla mia consorte che pur di entrare in museo, avrei sposato subito un'altra donna perché facevo prima ad avere due mogli anziché un altro figlio. Poi non ce n'è stato bisogno... E alla fine è stato assunto anche Gian: ci eravamo dati, infatti, molto da fare su progetti e commesse per i parchi e altri enti, riuscendo così a creare un giro di introiti piuttosto significativo.
La creazione del museo è diventata ufficiale nel 1973 ma l'abbiamo inaugurato nel '76 dovendo prima raccogliere e mettere insieme le collezioni. Qui alla Vigna, sede attuale, siamo venuti nel 1990 al termine della ristrutturazione della cascina".

Le collezioni

Il museo raccoglie diverse collezioni le cui origini risalgono al naturalista carmagnolese Giacinto Carena (Carmagnola, 25 aprile 1778 – Torino, 8 marzo 1859). Includono oggi molte migliaia di esemplari di uccelli, pesci, rettili e mammiferi raccolti dai curatori, ma sono gli insetti a farla da padrone: collezione più ricca, quella entomologica, non solo in termini numerici.
Boano racconta che negli ultimi anni sono stati incrementati soprattutto i campioni di muscolo conservati in alcool, utilissimi per analisi genetiche. Tutto è partito da una richiesta del Museo di New York e da quattro allochi che avevo nel freezer. Adesso il Museo di Carmagnola ha più di 2000 campioni, una collezione sistematica davvero rara e, per questo, spesso in vari articoli scientifici internazionali questo piccolo museo è ringraziato alla pari di musei famosissimi, come quello di New York, il Natural History di Londra, il Museo olandese di Leida e quello di Vienna. Anche la collezione erpetologica di Roberto Sindaco è qui ed è quella che ha contribuito alla pubblicazione di libri di interesse internazionale, come quella de I rettili del paleartico.

Le donazioni

"Poco alla volta, ci siamo conoscere e sono arrivate le donazioni, racconta il direttore. L'ultima che abbiamo acquisito riguarda 200 libri di ornitologia donati dalla signora Costantina Gottardi Pasini, vedova del costruttore di barche Alberto Pasini che girava per il mondo e comprava libri a tema, nei luoghi più disparati. Libri importantissimi, un viaggio nel mondo degli uccelli raccontato in diverse lingue, come A Synopsis of the avifauna of China in mandarino oppure Uccelli russi in caratteri cirillici: i più numerosi sono scritti in inglese e francese. Un'altra libreria che ci è stata donata è quella di Franco Bona, parassitologo dell'Università degli Studi di Torino che studiava i parassiti interni degli uccelli, con cui ero molto amico". Ora tutti questi libri trovano posto, opportunamente catalogati, in una libreria tematica che ha avuto origine da una donazione del GPSO - Gruppo Piemontese Studi Ornitologici, che peraltro nel museo ha trovato sede, come l'Associazione naturalistica piemontese.

Le collaborazioni scientifiche

"Nel tempo abbiamo intessuto anche collaborazioni scientifiche con ricercatori italiani e stranieri, continua Boano. Penso all'Università del Texas, al Museo di Parigi, alla svedese Lunds Universitet. Delmastro ha collaborato con le Università di Berlino e Francoforte, seguendo ricerche genetiche su tutti i pesci europei: lui da Carmagnola è stato il punto di riferimento per l'Italia settentrionale, mentre Curletti ha partecipato con il Radeau des Cimes a studi sugli insetti della canopy, la volta delle foreste pluviali tropicali quasi inesplorata prima di quelle spedizioni, dato il necessario armamentario di arche mobili, slitte aeree, laboratori sospesi e addirittura un dirigibile per poterla esplorare.
In ambito ornitologico abbiamo, invece, una convenzione di scambi con il Darwin Museum di Mosca, tant'è che sono andato una volta in Siberia con loro. Abbiamo anche un'intesa con il dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Torino: collaboriamo con Marco Pavia, uno dei pochissimi studiosi italiani di uccelli fossili", spiega Boano.

La tassidermia

Al Museo di Carmagnola si preparano tassidermicamente la pelle dell'animale, che magari viene esposta in una vetrina o conservata nelle collezioni di studio, mentre lo scheletro - intero o in parte - viene conservato al dipartimento di Torino per opportuni confronti con specie fossili. Nonostante la diversa collocazione, le numerazioni dei reperti consentono di identificare facilmente se si tratta dello stesso campione.
I lavori di tassidermia sono realizzati quasi esclusivamente dai curatori del museo. "Agli inizi, stavo anche fino all'una o alle due di notte a imbalsamare. Il museo è nato a Palazzo Lomellini e allora c'erano solo le scale che ricordo facevo di corsa per andare su. Un'altra cosa a cui tengo molto è il nostro archivio informatico. Arriva una email, uno studente vuole studiare le martore... e cinque minuti dopo può avere l'elenco di tutti i campioni in museo e in giornata la loro disponibilità. Una efficienza che ha di fatto ampliato tutti i nostri contatti", conclude il direttore ornitologo.

Il Bosco del Gerbasso

L'impresa più grandiosa, però, è stata quella di convincere il Comune di Carmagnola a creare il Bosco del Gerbasso: "L'avventura più bella che abbiamo vissuto nella storia del museo", afferma Boano. Le prime piante sono state messe a dimora con l'aiuto dei bambini delle scuole locali nel 1987 e oggi, in quella che è diventata una vera foresta, ci si può perdere".

Boano, come tutti gli altri curatori del museo, hanno costruito un'esperienza culturale importante, collezioni di pregio, una rete di relazioni internazionali, ma anche di semplici appassionati: ragazzi e scolari impegnati in molteplici attività. Un'eredità, quella del museo, da maneggiare con cura ma da portare avanti con forza.

Al momento, però non resta che dire: "Grazie e buona vita Gion!".

 

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