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Tempo di carnevale, tempo di Lachera

Un antico rito di primavera dell'Appennino alessandrino a Rocca Grimalda

  • Aldo Molino
  • gennaio 2015
  • Venerdì, 30 Gennaio 2015
uno dei personaggi della Lachera foto A.Molino uno dei personaggi della Lachera foto A.Molino

Calissun, Lachera, Giga, Curenta sono le quattro danze (la Giga non è quella più nota della Val Varaita ma la sua omologa appenninica) che accompagnano il corteo carnevalesco di Roccagrimalda.
Paese come dice il nome aggrappato ad una rupe nella media Valle Orba a due passi da Ovada e dal parco naturale regionale delle Capanne di Marcarolo.
La chiesa dedicata a Santa Limbania è affacciata sulla valle sottostante e il suo sagrato è uno degli abituali "poste" dove va in scena il carnevale della Lachera.
La Lachera che dà il nome alla festa e al ballo è il personaggio femminile principale del colorato corteo al quale si accompagna lo Sposo, i servitori Lachè, le guardie del corpo ,due Zuavi con le damigelle, armati di spade che scortano gli sposi. La presenza di "spadaccini", si collega ai riti delle danze armate che sopravvivono ancora oggi in Europa. Sposi, Lachè, Zuavi e Damigelle danzano piroettando al suono delle antiche melodie eseguite con la fisarmonica a semitono, conosciuta anche come organetto.
L'interpretazione corrente che viene data alla festa parla di feudatari, jus primae noctis, fidanzati coraggiosi, un tema molto diffuso nelle tradizioni popolari, in realtà è trasposizione moderna e in continua trasformazione di riti ancestrali inerenti la fertilità e il ritorno della primavera. Una festa propiziatoria e beneaugurate un tempo per la nuova annata agraria che si andava ad iniziare e che poco tempo avrebbe lasciato anche alla gioventù per il divertimento. Le prime fotografie ad inizio novecento ci mostrano una Lachera un po' diversa da quella di oggi ma già in piena attività: Due guerre mondiali, il ventennio fascista (che proibì le maschere) il boom economico non sono riusciti fortunatamente a sradicare e snaturare un rito che continua a riproporsi la penultima domenica di carnevale.
Si inizia nei giorni precedenti quando il corteo carnevalesco composto dai vari personaggi oltre a quelli citati ne fanno parte anche i "Trapulin" dalle lunghe fruste schioccanti, ci sono gli zuavi accompagnati da due damigelle, l'uomo nero armato di spada si aggira al fondo del corteo talvolta tentando di insidiare la sposa, ma sempre respinto dagli Zuavi, il Bebè vestito di rosso - viola con orecchie e corna di capra, per metà diavolo per metà buffone è elemento di disturbo nei confronti dei danzatori e del pubblico.
Villane e Mulattieri chiudono la sfilata al seguito degli sposi. Mentre le figure femminili furono introdotte nel periodo tra le due guerre, i mulattieri fanno parte di una più antica tradizione quando convogli di bestie da soma transitavano con i loro carichi in Valle Orba e i conducenti si affidavano a santa Libania.
Il corteo organizzato come gruppo questuante visita le cascine dei dintorni dove l'arrivo della Lachera è sempre un momento di festa e di allegria- la questua prosegue sino a notte fonda e spesso sino al mattino mentre sulla piazza si accende il simbolico falò.
La domenica pomeriggio il corteo percorre le vie del paese ripetendo i rituali di danza. Da qualche anno a questa parte alla lacera si affiancano gruppi tradizionali ospiti che ripropongono il loro repertorio e la loro coreutica. Nel 2015 sarà la volta de "La Poulido de Gemo"Costumi, danze, tradizioni, parodie dal carnevale della Provenza."
In centro paese a Rocca Grimalda è possibile vistare un interessante museo della maschera che propone personaggi e riti di tutta Europa.

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