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Mondo Babonzo a Torino

Udite, udite! Fino a sabato 2 ottobre, nei pressi del Parco cittadino 'La Pellerina' - a Torino, in via Trivero 16 - si può visitare la mostra itinerante Mondo Bobonzo, di cui scrivemmo nel lontano 2007, quando Piemonte Parchi era ancora di carta. Anche allora, gli animali fantastici erano in esposizione per nobili fini, esattamente come accade oggi.
Vi riproponiamo l'articolo dal nostro archivio, sperando che nessuno di noi, nel frattempo, abbia smesso di sognare e fantasticare... 

  • Emanuela Celona
  • Dicembre 2007
  • Mercoledì, 15 Settembre 2021
Mondo Babonzo a Torino

... Se è
ingiusto tenere prigioniere le creature vive,
è non solo ingiusto, ma anche impossibile,
tenere prigioniere le creature immaginarie...

Stefano Benni

 

Prendete due insigni scienziati, il professor Lupoff, noto zoologo e botanico, e il professor Altanski, eminente fisico. Considerate il loro unico e vero "sogno" scientifico condiviso: dimostrare all'umanità che esistono numerose specie viventi ancora tutte da scoprire. Adesso, seguite la loro storia...

È Altanski, ai primi del '900, a tentare un rivoluzionario esperimento: inventa, infatti, una macchina in grado di rendere reali le creature immaginarie per trasportarle nel nostro mondo fisico.
Purtroppo, però, la macchina, la Transtren, non raggiunge il risultato sperato e Altanski decide di confinarsi su un'isola deserta dove, nel 1930, riesce però a catturare la prima creatura transonirica: uno gnomo boleto alto sette centimetri, di cui però non restano tracce. Intanto, il professor Lupoff è in viaggio alla ricerca dell'Isola Levedianketu, dove pare esistano migliaia di creature favolose mai studiate. Qui incontra un indigeno, Rosso Perotto, un genio della manualità, e sotto la sua guida è facile costruire una zattera: è intenzione dei due risalire il fiume Sgnaapaau, fino alle cascate Merlot. Finalmente ecco l'incontro con due creature immaginarie: il topo cagone e la banana a pedali. Buon segno (!)
Purtroppo, però, non riescono a trasportarli sulla zattera e, nel tentativo, rischiano quasi un naufragio: fortunatamente un delfino tassista li salva e li conduce sull'isola di Stranalandia, luogo misterioso dove ha costruito il proprio laboratorio il professor Altanski!
Eccoli, dunque, riuniti tutti sull'isola, i nostri eroi, ancora intenzionati a dimostrare che le specie animali note all'uomo, non sono che un'infinitesima parte delle creature esistenti sul nostro Pianeta!
Mentre Lupoff racconta fantastici incontri, Altanski disegna e Rossoperotto scolpisce, incominciano, stranamente, a sentirsi osservati...

Misteriose creature iniziano a spiarli dal fogliame, dagli angoli del laboratorio, nel buio della notte... Rossoperotto capisce che queste apparizioni sono tanto più numerose quanto più raccontano storie e, allora, decide
di costruire una fantatrappola per catturare le migliaia di specie animali assai bizzarre incontrate... E, finalmente, evviva!, evviva!, riescono a catturarli questi animali strani, e le loro scoperte si susseguono, non avendo mai fine... Voilà, un esemplare del Dodo (Raphus cucullatus), specie di colombaccio non sgradevole alla vista, scoperto nelle Isole Mauritius nel 1507 che, tormentato dai dubbi, dopo essersi trasferito sull'Isola di Madagascar, pareva condannato all'estinzione; e il pinguino nero (Aptenodytes nigra loca), ramo cadetto dei pinguini australi, estinto poiché dopo l'accoppiamento, il maschio costruiva il nido sui dei coni di ghiaccio dalla punta acuminata, e lì la femmina deponeva l'uovo... che a causa di un precario equilibrio, precipitava rompendosi prematuramente... E che dire del Babonzo (Babonzus bonzus), animale dotato di due paia di piedi orientati nelle opposte direzioni, per cui cammina solo lateralmente; o del Camullo (Camullus versibercius) probabilmente diretto discendente dei draghi delle favole, cacciato avidamente per il suo corno che, cucinato, pare abbia poteri afrodisiaci; o del Birone (Longobiro metereopaticus), creatura dal collo lunghissimo che vive perennemente con la testa fra le nuvole; o del mitico Topo cagone (Ratus purgatorius) per il quale, il mistero non è ancora stato chiarito: non c'è infatti proporzione tra quello che entra e quello che esce da questo simpatico animaletto (!)

Certo, sarebbe bello, fare parte dell'allegra "combriccola" dei nostri scienziati pazzi, ma non sapendo esattamente collocare le coordinate dell'Isola di Stranalandia, ci si potrebbe accontentare di una vista al MUCI, il Museo della Creature Immaginarie, luogo in cui sculture, disegni, scenografi e e parole riescono a riproporre al visitatore tutte le creature immaginate e incontrate dal nostro simpatico "trio", sorprenden-do il visitatore e conducendolo oltre i confini del mondo conosciuto.
Il MUCI è un museo dove i tre autori Francesco Tullio Altan, Stefano Benni e Pietro Perotti (che altri non sono che l'allegra combriccola dei noti scienziati) danno libero sfogo alla loro creatività, stimolando la capacità inventiva degli spettatori.
L'esposizione, infatti, è un mezzo museo, nel senso che gli autori hanno contribuito per metà alla creazione mentre la parte restante deve essere, ogni volta, costruita dai bambini, e da chiunque lo desideri, con disegni,
sculture, invenzioni... per contribuire alla realizzazione di uno spazio espositivo che cambia a seconda degli luoghi, delle situazioni, e dell'immaginazione dei suoi visitatori.

Il MUCI è anche un progetto di educazione ambientale, dove lo scopo delle invenzioni di Altan, Benni e Perotti è sostenere la realizzazione di un progetto molto concreto di AMREF: il miglioramento delle condizioni ambientali e sanitarie di alcune popolazioni masai del Kenya (Africa).
Dunque, un modo per portare l'atten-zione, da questo "fantastico viaggio", al problema dell'accesso alle risorse idriche, e al divario esistente tra Nord e Sud del Mondo. Così MUCI diventa uno strumento per scoprire il valore
dell'ambiente e delle risorse naturali, e un percorso di avvicinamento all'Africa nello spazio realizzato da AMREF sull'"Africa che immaginiamo", dove è ricostruita la relazione che lega Europa e Continente "nero".
Un museo, dunque, che gioca un importante ruolo educativo (attraverso i percorsi didattici, infatti, è possibile avvicinare scuole di ogni ordine e grado) e che rappresenta anche un tentativo concreto per conoscere, amare e rispettare l'Africa.

Dal nostro Archivio: leggi l'articolo anche sul numero 171 di Piemonte Parchi (Anno 2007) 

La mostra a Torino resterà aperta dal martedì alla domenica dalle 15.00 alle 18.00. Contatti: tel. 371 444 22 75; email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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