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La sfida degli Stagni di Belangero

Da area degradata a gioiello naturalistico dell'Astigiano: ecco la prima sfida per il Parco Paleontologico che amplia le Aree naturali gestite dopo l'approvazione della legge regionale che modifica il sistema del parchi e delle riserve naturali del Piemonte.

  • Emanuela Celona
  • Aprile 2019
  • Venerdì, 5 Aprile 2019
Uno dei laghetti di Belangero, frutto di attività estrattiva (Foto L. Nosenzo) Uno dei laghetti di Belangero, frutto di attività estrattiva (Foto L. Nosenzo)

In provincia di Asti sono quattro  le nuove riserve naturali istituite, insieme con altrettante Zone naturali di salvaguardia di collegamento nella piana del Tanaro, in parziale sovrapposizione agli esistenti siti della Rete Natura 2000. A gestirle, sarà l'Ente di gestione del Parco Paleontologico astigiano che già amministra i siti comunitari coincidenti territorialmente della Riserva naturale degli Stagni di Belangero, delle Rocche di Antignano, del Rio Bragna e della Riseva naturale del paludo e dei Rivi di Moasca.

Una delle sfide più impegnative riguarderà gli Stagni di Balangero, collocati nei pressi di una città non troppo lontana per 519 ettari complessivi che si estendono gran parte nel territorio di Asti e marginalmente nei Comuni di Isola e di Revigliasco. A questi boschi di palude sono rivolte le aspirazioni del presidente del Parco Paleontologico, Gianfranco Miroglio, che sono quelle di un'intera comunità.

Stagni di palude che diventano SIC

Oggi gli Stagni di Belangero sono un SIC (Sito di Importanza Comunitaria) gestito dal Parco Paleontologico Astigiano e il piano di gestione - praticamente il piano regolatore del Sito presentato lo scorso dicembre - attende le osservazioni dei portatori di interesse locali prima di essere adottato, entro maggio, dall'Ente parco e arrivare in Giunta regionale per l'approvazione definitiva.

Un piano di gestione di difficile evoluzione ai fini della preservazione dell'habitat naturale: il sito è infatti molto degradato «con uno stato di conservazione insoddisfacente», secondo quanto dichiarato da Roberto Sindaco, naturalista dell'IPLA (Istituto per le Piante da Legno e per l'Ambiente) che ha coordinato i ricercatori autori del piano di gestione del SIC.

«L'assegnazione al parco della gestione del SIC è stata senza dubbio una buona notizia oltre che un'ottima indicazione di impegno - racconta il presidente dell'Ente parco, Gianfranco Miroglio - anche se, per noi, ha voluto dire assumerci il peso di una realtà estremamente problematica. A tal punto da sollecitarci a cercare subito un accordo tra tutti gli attori coinvolti nella tutela della zona".
Il sito è infatti diventato negli anni ed è tutt'ora sede di attività illegali, quasi quotidianamente individuato come luogo vocato a discarica e a deposito di rifiuti ingombrati, nonché posto in cui viene bruciato rame rubato.

Una tutela del territorio voluta dalla comunità

Da un lato con il nuovo piano di gestione, dall'altro con l'approvazione in consiglio regionale della legge sugli ampliamenti per i parchi piemontesi, il sito di Belangero si apre, però, a nuove prospettive: dagli Stagni infatti parte un progetto di ampliamento che offrirà all'Astigiano, dopo decenni di attesa, una nuova area protetta. Muovendo dai confini del SIC, si è lavorato per un ampliamento e per l'istituzione di un nuova, ampia porzione di territorio tutelato che ingloba sette Comuni, prossimi membri della Comunità del Parco Paleontologico. Proprio dalle loro attese e aspirazioni si è andato delineando un corridoio umido che attraversa zone di salvaguardia e alcune riserve. Un'operazione che porterà al 30% in più di territorio posto in salvaguardia «...e finalmente Asti potrà scrollarsi di dosso quella maglia nera che la contraddistingueva come provincia meno 'verde' del Piemonte», commenta il presidente del parco.

Le intenzioni di rilancio per il sito sono tante: innanzi tutto, partirà un nuovo censimento del pelobate fosco, un anfibio rarissimo e in via di estinzione, cui verrà dedicata una particolare attenzione con l'avvio di un progetto mirato per il suo ripopolamento. In più, si è fatta richiesta perché parte delle aree demaniali lungo il fiume vengano assegnate all'Ente di gestione e sottratte a un uso e un consumo privato.
«Non vogliamo però demonizzare la gestione privata. Abbiamo infatti in cantiere un progetto misto, pubblico-privato, finalizzato al recupero di una zona di cave: succederà che il privato potrà donare all'Ente lotti di terreno, ri-naturalizzati secondo accordi previsti nel piano di gestione, una volta esaurita l'attività di coltivazione della cava», spiega il presidente. 

C'è da rallegrarsi che nell'Astigiano, il parco non sia vissuto come insofferente strumento di vincoli e divieti: « E' importante e significativo il coinvolgimento "spontaneo" dei piccoli Comuni che si sono autoeletti a nuovi interlocutori per la gestione del territorio. Nel cammino burocratico verso l'istituzione quasi non ci sono state opposizioni, con delibere passate nei consigli comunali praticamente all'unanimità. Davvero un favorevole auspicio per le sorti del progetto di ampliamento del parco», spiega Miroglio. Complice un'attenzione in crescita nei confronti dell'ambiente e della sua tutela, che si è consolidata anche nella popolazione locale.

Chissà se gli Stagni di Belangero diventeranno il nuovo grimaldello del turismo locale: solo un forte raccordo tra le istituzioni potranno trasformare in realtà ciò che oggi sembra una anelata utopia.

 

 

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