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Neirone: piccolo mondo antico fra pianura e Appennino

Il riferimento a Fogazzaro è spontaneo. Quest’angolo di Piemonte fra pianura e Appennino è uno dei “piccoli mondi” di cui la terra ex sabauda con la sua varietà di ambienti è ancora ben fornita.

  • di Toni Farina, Laura Gola - Parco fluviale del Po e dell’Orba, Giuseppe Scafaro - Ufficio Parchi e Sentieristica Provincia di Alessandria
  • novembre 2013
  • Lunedì, 17 Marzo 2014
    Neirone: piccolo mondo antico fra pianura e Appennino Neirone: piccolo mondo antico fra pianura e Appennino

    Aree marginali, spesso di transizione fra aree geografiche diverse, quasi miracolosamente integre. Una marginalità che può essere oggi un valore. Soprattutto considerando il paesaggio uniforme, privo di riconosciblità, che circonda gran parte del nostro vivere quotidiano.
    Neirone, piccolo mondo “antico”. Lo dicono le scienze geologiche (e paleontologiche) a cui appellarsi per comprendere le origini e la morfologia del luogo. Lo conferma la presenza delle formazioni argillose di colore grigio-azzurro appartenenti al complesso delle Argille di Lugagnano, testimonianza del tempo in cui l’intera Pianura Padana era interessata da un grande golfo marino .

    La riserva naturale

    Comprende gran parte del corso del torrente e il soprastante Monte Moro, le cui forme piuttosto aspre costituiscono una variante “morfologica” alle dolci colline su cui si stendono i vigneti del Gavi.
    Sulla sommità del Monte Moro si trova il Forte: la componente storica dell’area protetta, il suo volto “umano”, complemento al volto “naturalistico”. Vero dominus sulla pianura alessandrina, monopolizza con i suoi possenti bastioni le attenzioni visive di quanti transitano nel circondario. L’imponente fortezza ha un legame inscindibile con l’ambiente sottostante: si deve in buona misura alla presenza di un simile baluardo la mancata urbanizzazione e, di conseguenza, la conservazione naturale delle pendici del monte e della macchia di bosco intorno al torrente.
    Dal forte poi lo sguardo scivola altrove, sui filari di vigna e oltre, sull’Appennino, barriera-cerniera con il vicino mare. Il litorale genovese è appena al di là del Tobbio, delle Figne, del Poggio e delle altre ruvide montagne che movimentano il Parco naturale delle Capanne di Marcarolo (www.parcocapanne.it). La vicinanza del mare contagia l’ambiente, ne arricchisce la diversità. Crea bio-diversità. E di biodiversità è davvero ricca la Riserva naturale del Torrente Neirone.
    Un torrente di breve corso, per intero nel Comune di Gavi. Nasce dalla Rocca Crovaglia e sfocia nel Lemme, altro torrente d’Appennino.
    Per coglierne le caratteristiche bastano pochi passi: distolto lo sguardo dal forte e dalle colline ci si intrufola lungo l’alveo. Ed è subito ombra.
    Ombra di una fitta vegetazione: le rive del corso d’acqua sono l’habitat di pioppi bianchi, aceri, salici, carpini, ma soprattutto degli ontani. Ontani neri: oltre che elemento distintivo dal punto di vista arboreo, l’alneto (il bosco di ontano nero) costituisce un importante fattore di pregio naturalistico.
    Il versante nord è invece l’habitat del castagno e del carpino nero, mentre le querce, insieme all’orniello e alla roverella prediligono il lato a solatio.
    Non meno rilevante è il sottobosco, segnato da una grande varietà di specie arbustive: ligustro, viburno, biancospino, ginestra, fusaggine (detta “berretta del prete” per via della forma caratteristica dei frutti). Sul versante a mezzogiorno la rosa canina si alterna a specie in questa zona non comuni come il ginepro, o come il nespolo selvatico, osservabile non lontano dalla falesia attrezzata per l’arrampicata.
    I climbers approfittano della solidità della roccia di arenaria con sabbia e conglomerati mal stratificati, che verso il basso si sono stabilizzate in potenti bancate regolari.

    Uccelli e…

    Un simile ambiente non può non favorire l’avifauna. Il tappeto sonoro dei canti degli uccelli fa da tappeto sonoro alla camminata au bord de la riviere. Scricciolo, cincia bigia, tra i rapaci lo sparviere, i picchi: rosso maggiore, verde, oltre ai meno comuni picchio muratore e picchio rosso minore, la cui presenza è segno di benessere forestale.

    … due specie rare

    Appartenenti a due diversi “regni”. Al regno animale appartiene Cordulegaster boltoni, una libellula di grandi dimensioni dell'ordine degli Anisotteri, legata ad acque correnti con abbondante vegetazione ripariale. Una specie diffusa principalmente nelle zone di collina e bassa montagna e più di rado in pianura (alle quote più elevate è sostituita dal congenere Cordulegaster bidentata), dove frequenta di preferenza ruscelli con fondi sabbiosi. Sul Neirone non è difficile vederla in volo d’estate, da maggio a settembre, grazie ai colori assai vivaci (fonte Nicola Scatassi, Parco fluviale del Po e dell’Orba).
    E, a proposito di colori, risponde dal regno vegetale Pulsatilla montana (Hoppe) Rchb. Un anemone (uno dei nomi alternativi è Anemone montana Hoppe), appartenente quindi alla famiglia delle Ranunculaceae. Anemone comune è il nome volgare, ma in realtà in Appennino e zone limitrofe non è comune per nulla (la specie è un relitto glaciale, diffusa sulle Alpi). La si osserva sulle colline calcaree tra Serravalle Scrivia e Gavi, dove fiorisce precocemente: nei dintorni di Gavi la si può trovare fiorita già a fine febbraio. Talvolta intorno c’è ancora la neve, ma la primavera è dietro l’angolo (fonte Giacomo Gola, Parco naturale Capanne di Marcarolo).

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