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A scuola nel Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano

Dal 2007 oltre cinquemila studenti hanno partecipato a Neve natura: il progetto didattico del Parco nazionale Appennino Tosco-Emiliano che propone attività outdoor e indoor per far conoscere e amare la montagna.

  • Ludovica Schiaroli
  • Settembre 2021
Lunedì, 27 Settembre 2021
 Foto p.g.c. Ente parco Foto p.g.c. Ente parco

 

 

Gli obiettivi sono far acquisire strumenti utili alla crescita e alla formazione, proporre l'Appennino come alternativa sostenibile ai modelli attuali di turismo invernale, coinvolgere le popolazioni locali e favorire lo scambio culturale con i ragazzi, sempre meno numerosi nei paesi del crinale.

Sospeso tra la Valle del Po e il Mediterraneo, circondato da una fitta rete di boschi e attraversato da un catena montuosa lunga 46 chilometri le cui cime vanno dai 1600 ai 2000 metri, il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano vanta una straordinaria posizione geografica che, nelle giornate più limpide, regala all'escursionista una spettacolare vista sulle Alpi guardando a nord, e sul Mar Mediterraneo volgendo lo sguardo verso sud.

I suoi confini fisici sono tra l'Emilia e la Toscana ma grazie alle collaborazioni che l'Ente parco porta avanti dalla sua istituzione - nel 2001 - è evidente che il respiro è molto più lungo; lo ricorda il Presidente del Parco, Fausto Giovanelli, in occasione della ventesima ricorrenza dalla sua istituzione.

«Il Parco nazionale vanta una galassia di collaborazioni per una cifra record di 4.698. Si tratta di collaborazioni intrecciate con altri enti, persone, privati, imprese, associazioni, centri del sapere, università, pro loco, scuole per l'infanzia e superiori, con istituzioni di calibro internazionale, come l'Unesco o l'Unione Europea. Collaborazioni che hanno sempre avuto come obiettivo la tutela della natura, dell'agroalimentare e del turismo, della storia, della spiritualità e dei valori di comunità».

Nel 2015 il Parco ha ottenuto il riconoscimento a Riserva di biosfera Unesco con 32 Comuni ed è stato avviato un percorso che vedrà, prossimamente, l'entrata di altri 80 comuni.

Un crocevia di storia, cultura e biodiversità

Si potrebbe descrivere così questo parco che si trova a cavallo tra due regioni, la Toscana e l'Emilia Romagna e quattro province Massa Carrara, Lucca, Parma e Reggio Emilia e si estende su 26.000 ettari di superficie. All'evidente difficoltà di tenere insieme i diversi versanti, il Parco ha risposto con una progettazione ricca ed inclusiva che ha reso protagonisti i diversi territori puntando sul suo ruolo di "cerniera" e "agente aggregante".

«L'obiettivo è quello della valorizzazione del patrimonio naturale, storico-paesaggistico e culturale con una grande attenzione a quello che noi chiamiamo patrimonio umano, le nuove generazioni sono il nostro target più importante, è a loro che sono rivolti molti dei nostri progetti», racconta Silvia Baglioni, che per anni ha collaborato all'ufficio stampa e alla comunicazione del parco.

Neve natura, ovvero turismo sostenibile in montagna

Il progetto "Neve natura e Cultura d'Appennino" - fiore all'occhiello del parco - è nato da una felice intuizione del Presidente Fausto Giovanelli che nel 2007, quando ancora erano in pochi a coniugare la parola sostenibilità con turismo, ha capito che l'Appennino poteva diventare un modello educativo di turismo alternativo puntando sulle giovani generazioni.

«Siamo partiti dall'idea di proporre una nuova offerta turistica in Appennino là dove non c'erano impianti sportivi o stazioni sciistiche presentando un altro modo di vivere la montagna, più naturale, lento, sostenibile avendo come obiettivo gli istituti scolastici», spiega Natascia Zambonini, responsabile del Centro educazione ambientale del Parco.

La sfida era doppia: destagionalizzare il turismo scolastico che si concentrava solo nella primavera, dando l'opportunità alle imprese locali di proporsi e affrontare esigenze specifiche (degli studenti), e dall'altra creare a mille metri un mix di attività che potesse sostituire integrandole le attività curriculari svolte in classe - coinvolgendo e convincendo della bontà del progetto gli insegnanti.

A scuola in montagna

La carta vincente del parco è stata offrire programmi didattici personalizzati per ogni istituto, sviluppando un percorso educativo ad hoc a seconda delle esigenze e dell'età dei ragazzi. Ci sono le attività outdoor come lo sci di fondo, il trekking, nordic walking, le ciaspolate, l'orienteering, le ricerche sulle tracce di animali sulla neve, dove gli studenti sono sempre accompagnati da istruttori, guide escursionistiche o alpine; mentre le attività indoor consistono soprattutto in lezioni in aula per apprendere elementi del territorio da un punto di vista scientifico, storico, culturale.

«In cattedra possiamo avere attivisti, scrittori famosi, ma anche agricoltori che insegnano come si coltiva la terra, o la signora che racconta le tradizioni del luogo. Abbiamo costruito un mix tra professori ed esperti del parco che raccontano il territorio», continua Zambonini. Il risultato è un successo evidente dai numeri degli studenti coinvolti: oltre cinquemila dal 2007 ad oggi; dai bambini dalle scuole per l'infanzia agli studenti delle superiori.

«Subito, la cosa più difficile è abituarli ai ritmi diversi della vita in montagna, farli staccare dal cellulare, tra l'altro qui in Appennino i telefoni non prendono bene - racconta Zambonini - ma dopo il primo impatto, si appassionano... e spesso quando vanno via hanno gli occhi lucidi».

I benefici del turismo alternativo

Non c'è dubbio che in questi anni il progetto Neve natura abbia aiutato il territorio a crescere, favorendo le microeconomie locali e creando posti di lavoro. «Quando arrivano cinquanta ragazzi in un borgo isolato sul crinale, che mangiano, dormono, fanno attività... e gli stessi istruttori e maestri vengono da fuori... l'impatto è notevole. Inoltra portano una grande allegria in paese», spiega Zambonini.

Un esempio è quanto avvenuto con la Cooperativa sociale Valle dei Cavalieri che ha preso in gestione la vecchia scuola del paese, non più utilizzabile perché non ci sono più bambini, trasformandola in una struttura polivalente: agriturismo, centro medico, centro informativo e di noleggio attrezzature per turisti ma anche per la gente del posto. Oggi danno lavoro a oltre dieci persone, tra queste alcune socialmente fragili, e hanno creato una valida opportunità di crescita e di sviluppo per il territorio.

Vivere sul crinale

Alle difficoltà che comporta l'isolamento di vivere in Appennino, a mille metri d'altezza, nello scorso anno si sono aggiunte quelle dell'emergenza sanitaria dovute al Covid. I primi progetti erano appena partiti e subito si sono interrotti: tutta l'attività didattica e formativa è stata "ripensata".

Al posto delle settimane in montagna, il parco ha supportato la didattica a distanza lavorando sempre in collaborazione con gli insegnanti; quando possibile ha messo a disposizione le attrezzature sportive in modo che alcune attività potessero essere svolte ugualmente.

«Il Covid ha pesato molto sul nostro lavoro, soprattutto in relazione alle scuole - spiega Zambonini - le strutture turistiche ne hanno risentito, ma chi ne ha più sofferto sono le persone che vivono in Appennino e non hanno visto praticamente nessuno per moltissimi mesi, e a cui è mancata completamente ogni forma di socialità».

«Oggi il parco ha ripreso le normali attività - conclude il Presidente Fausto Giovannelli - e le parole chiave restano sempre le stesse di quando siamo partiti vent'anni fa: tutela ambientale e sviluppo sostenibile».

 

 

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