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I tesori del Parco Monte Barro

Il Parco Monte Barro è una delle più piccole aree protette della Regione Lombardia, ma al tempo stesso è quella con la più elevata biodiversità vegetale, preservata anche grazie al Centro Flora autoctona e alla Banca del germoplasma. Il suo impegno nella salvaguardia della biodiversità lo rende un punto di riferimento per tutta la regione Lombardia.

  • Ludovica Schiaroli
  • Febbario 2021
Lunedì, 12 Aprile 2021
Laghi briantei dal Monte Barro | Foto F. Bonacina Laghi briantei dal Monte Barro | Foto F. Bonacina

 

Blu, violetto, celeste oppure rosa, rosso e purpureo, sono questi i colori della Pulsatilla Montana, prima pianta ad essere riprodotta nei laboratori dell'Ente di gestione del Parco Monte Barro e per questo diventata simbolo di questo piccolo parco che ha fatto della salvaguardia della biodiversità la prima voce nella sua agenda.

Situato al limite meridionale delle Prealpi lombarde, tra i laghi briantei e il ramo orientale del Lago di Como, il Parco regionale Monte Barro è formato da un rilievo calcareo dolomitico di 922 metri, il suo direttore Mauro Villa lo descrive come una piramide verde, uno scrigno prezioso che custodisce la biodiversità del territorio fatta di oltre 1200 specie di piante in soli 665 ettari. In breve, una fra le più piccole aree protette della Regione Lombardia, è quella con la più elevata ricchezza floristica.

"Queste caratteristiche sono dovute alla sua posizione geografica - spiega Mauro Villa - il fatto di trovarsi all'interno del distretto insubrico, gli ha garantito un clima più mite, inoltre, durante il periodo di massima espansione glaciale, la sommità del monte è rimasta al di fuori dei ghiacci e questo ha fortemente influenzato sia l'aspetto morfologico del territorio, sia la biodiversità del monte".

"Il parco è piccolo ma noi pensiamo in grande", racconta il direttore Villa mentre elenca le principali emergenze da un punto di vista naturalistico, storico, archeologico e paesaggistico. All'interno dell'area protetta si trovano quarantaquattro chilometri di sentieri e nella Falesia di Camporeso ci sono centosessanta vie attrezzate, i principali luoghi di interesse sono invece la Stazione ornitologica di Costa Perla per lo studio dell'avifauna (il parco si trova lungo una delle rotte migratorie degli uccelli), il Museo Etnografico dell'Alta Brianza (MEAB) che ha sede nel nucleo medioevale di Camporeso, il Museo relativo ai resti dell'insediamento di epoca gota ai Piani di Barra, il Museo Archeologico del Barro (MAB) e Villa Bertarelli a Galbiate dove si trovano i laboratori del Centro Flora Autoctona (CFA) e della Banca del Germoplasma delle Piante Lombarde, fiori all'occhiello del Parco.

"È chiaro che non ci rivolgiamo solo ai comuni limitrofi, ma il nostro bacino di utenza arriva fino alla città di Milano; l'anno scorso ai nostri eventi hanno partecipato circa ventimila persone. C'è molta sensibilità da parte di chi vive dentro e vicino al Parco - aggiunge Villa - d'altronde l'area protetta è frutto di antiche battaglie portate avanti da cittadini ed enti locali, non deve stupire, quindi, se molti nostri progetti siano svolti anche al di fuori del perimetro dei Parco. Era così anche prima che arrivassi..."

La stessa sede del parco non si trova all'interno dell'Area protetta ma a Galbiate, in provincia di Lecco.

Prezioso come un seme

Quanti semi buttiamo via ogni giorno? Tanti, troppi, lo facciamo senza pensarci, eppure essi rappresentano il legame tra l'uomo e la natura: ci nutrono, ci regalano il futuro. Sono un bene comune che sta molto a cuore al direttore Mauro Villa che in carica dal 1986 - "sono il più longevo tra i direttori lombardi" - di mestiere è naturalista e, sin dal primo giorno, ha indirizzato il parco verso la conservazione della biodiversità.

Nasce con questo obiettivo, nel 2006, il Centro Flora Autoctona, una stazione sperimentale per promuovere la diffusione e la conservazione di piante autoctone, tra queste ci sono le specie adatte all'impiego in opere di riqualificazione e recupero ambientale e le specie rare e/o minacciate. In Lombardia, le specie maggiormente a rischio dal punto di vista conservazionistico sono le 26 inserite nella Direttiva Habitat che includono 6 Briofite (Muschi ed Epatiche), 3 Pteridofite (Felci), 17 Angiosperme (di cui 4 orchidee) su un totale di circa 3500.

Un Centro per preservare la biodiversità

"L'idea è nata per preservare la ricchezza e la biodiversità del nostro territorio - spiega Villa - ed oggi siamo un punto di riferimento per tutta la Lombardia anche grazie alle preziose collaborazioni con l'Università degli Studi dell'Insubria e l'Università degli Studi di Pavia che seguono la parte scientifica del Centro Flora Autoctona".

Il Centro, grazie anche alla collaborazione con gli orti botanici lombardi, ha studiato la germinazione di più di 400 specie autoctone, ha prodotto decine di migliaia di piante in vaso - alcune utilizzate per attività specifiche di riqualificazione floristica nelle aree protette - e ha promosso e avviato la produzione di fiorume autoctono certificato e di sementi in purezza.

"L'esigenza di utilizzare e produrre sementi autoctone è emersa negli ultimi dieci anni - racconta Villa - in commercio si trovavano solo sementi commerciali, specie alloctone, che una volta piantate tendevano a colonizzare le aree e i prati. Così abbiamo iniziato a selezionare e riprodurre sementi autoctone di cui si stava perdendo traccia. Da allora abbiamo messo a punto protocolli per la raccolta e la riproduzione che poi restano a disposizione anche di florovivaisti che collaborano con noi. Naturalmente come Centro non perseguiamo nessun fine commerciale, ma siamo un punto di riferimento per chiunque abbia a cuore il territorio."

Le sementi autoctone non restano solo all'interno del Centro ma vengono diffuse e commercializzate.

Una banca per i semi rari

Come tutte le cose preziose anche i semi hanno bisogno di un luogo dove essere custoditi e mantenuti in vita. Nascono con questo obiettivo negli anni Settanta le prime Banche del Germoplasma, oggi nel mondo se ne contano un migliaio, in Italia sono circa una quindicina, tra queste spicca la Banca del Germoplasma delle Piante Lombarde dove sono conservati circa 150.000 semi riferiti a 2.150 specie.

Il sistema delle "banche" si rende necessario soprattutto quando queste non possono essere conservate in situ: il seme viene così raccolto e depositato nella banca del germoplasma, qui viene conservato (in condizioni ottimali di temperatura e umidità) in modo da preservarne la biodiversità vegetale, fondamentale per rispondere alla minaccia dei cambiamenti climatici che mettono sempre più a rischio la vita di molte piante (e non solo). Questo sistema oltre ad essere utile è anche economicamente vantaggioso: i semi hanno bisogno di pochi controlli periodici e occupando poco spazio se ne possono immagazzinare migliaia.

La Banca del Germoplasma ha sede all'interno del Centro Flora Autoctona ed è gestita dal Parco Monte Barro ma "ha una valenza regionale - specifica Villa - raccoglie cioè i semi di tutta la Lombardia, per i semi del nostro parco sarebbe bastato un frigorifero!"

La Banca fa parte della Rete RIBES (Rete Italiana Banche del Germoplasma per la Conservazione ex situ della Flora Spontanee) e insieme al Parco è partner di diversi progetti sia a livello italiano che europeo che prevedono la salvaguardia della biodiversità.

I raccoglitori volontari di semi

C'era una volta il fotografo di fiori e piante, l'appassionato che conosceva ogni centimetro quadrato della sua area protetta, che sapeva dove conduceva ogni sentiero tracciato. Oggi quella persona c'è ancora ma, in taluni casi, si è evoluta: ha fatto l'upgrade! ed è diventato un raccoglitore di semi.

"In Lombardia abbiamo tanti botanofili - racconta Villa - conoscono benissimo il territorio e sono altamente specializzati, alcuni sono anche guardie ecologie, molti fanno parte di associazioni e sono sparsi in tutto il territorio. Coinvolgerli ci è sembrato il modo più semplice per valorizzare le loro competenze, rendendo allo stesso tempo un servizio utile alla collettività e alla natura".

Per diventare raccoglitori non c'è bisogno di un esame formale: il Centro Flora Autoctona valuta le conoscenze in materia di volta in volta, verificata l'attitudine della persona, comunicano successivamente quali sono i semi di maggiore interesse e così inizia la collaborazione.

Piantare un seme a scuola

Il parco è molto attivo anche nell'ambito dell'educazione ambientale. Molte sono le attività rivolte ai bambini, al momento ferme a causa dell'emergenza Covid -19,  il laboratorio dedicato alla riproduzione della Pulsatilla Montana, è fra quelli quelli che hanno riscosso più interesse.

"Il protocollo è piuttosto semplice - spiega Villa - così abbiamo pensato che potevamo sfruttarlo didatticamente per dei laboratori per gli alunni delle elementari". Nella pratica, i bambini vengono portati nella serra del Centro Flora del Parco dove imparano a piantare un seme nella terra e poi ad averne cura. Portano il vasetto a casa e hanno il compito di farlo crescere, successivamente torneranno al parco per piantarlo.

Un gesto semplice, che l'uomo fa da millenni, oggi purtroppo dimenticato.

 

 

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