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A Manarola, muri di pietra per la vita

Dall'Europa un progetto per l'adattamento ai cambiamenti climatici e contrasto al dissesto idrogeologico, si chiama Stonewallsforlife e prevede il recupero di 6 ettari di muri a secco nelle Cinque Terre. Capofila del progetto il Parco nazionale delle Cinque Terre.

  • Ludovica Schiaroli
  • Aprile 2020

Giovedì, 23 Aprile 2020

L'anfiteatro di Manarola (foto arc. Parco)  L'anfiteatro di Manarola (foto arc. Parco)

 

Si chiama Stonewallsforlife il progetto cofinanziato dall'Unione Europea nell'ambito del Programma LIFE "adattamento al cambiamento climatico", che ha l'obiettivo di ripristinare 6 ettari di terrazzamenti e 4.000 metri quadrati di muri a secco nelle Cinque Terre per migliorare la produzione agricola, preservare il territorio e incrementare la capacità di resistenza alle alluvioni.

L'anfiteatro di Manarola è il sito pilota e teatro delle prime azioni per dimostrare come l'adattamento ai cambiamenti climatici e il contrasto al dissesto idrogeologico possono passare anche dall'antica arte dei muri a secco.

Non è un caso che il progetto sia nato in questa territorio dove i muri a secco sono parte di un paesaggio unico, riconosciuto nel 1997 Patrimonio Unesco.

"Per secoli la comunità delle Cinque Terre ha convissuto con un territorio fragile ed estremo - racconta Donatella Bianchi, presidente del Parco Nazionale delle Cinque Terre - intere generazioni si sono dedicate alla scomposizione e ricomposizione della montagna, alla ricerca dei rivi e delle sorgenti, di terra da coltivare. Elementi preziosi destinati altrimenti a degradare verso il mare".

Il ruolo della Fondazione Manarola

A volte bisogna trovarsi sull'orlo dell'abisso per riuscire a trovare le risposte alle esigenze di una comunità. È la storia della Fondazione Manarola, nata in seguito alla tragica alluvione che colpì le Cinque Terre nell'ottobre del 2011 - 13 morti e i comuni di Monterosso e Vernazza quasi totalmente distrutti - rendendo evidente la necessità di avere uno strumento efficace per difendere il territorio e chi vi abita. "Siamo partiti nel 2014 con l'obiettivo di censire e recuperare i terreni incolti nella area di Manarola - spiega Eugenio Bordoni che della Fondazione è il vicedirettore - consapevoli che il primo problema da affrontare era quello dell'abbandono dei terreni, che qui sono per lo più piccoli appezzamenti a conduzione famigliare, spesso abbandonati nel dopo guerra da chi è andato via per cercare un lavoro meno faticoso". Una volta mappati i terreni e rintracciati i proprietari la Fondazione Manarola li prende in affitto, sistema le opere murarie e i canali di scolo e li dà in affitto (a lungo termine) allo stesso prezzo ad aziende, possibilmente del luogo, che ne garantiscono il mantenimento.

È iniziato così, in modo spontaneo e sperimentale, quello che grazie all'impegno del Parco nazionale delle Cinque Terre è diventato il progetto Stonewallsforlife, ovvero muri di pietra per la vita o, per dirla con le parole della presidente del Parco Donatella Bianchi: "un fiore all'occhiello per il suo alto valore scientifico e per la replicabilità delle buone pratiche che potranno essere adottate anche in altri territori", come ad esempio il Parc del Garraf nel Dipartimento di Barcellona in Spagna.

Stonewallsforlife, il progetto

Innovazione e solidarietà sono le parole chiave per capire il progetto. Perché se oggi si è raggiunta la consapevolezza che mantenere e preservare il territorio è importante per l'adattamento ai cambiamenti climatici, per farlo efficacemente è necessario elaborare la giusta strategia. E qui entrano in campo gli altri partner: il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Genova è responsabile dell'analisi e del monitoraggio scientifico e tecnologico del progetto attraverso l'installazione di stazioni di monitoraggio multiparametriche per capire come rendere più resistenti i muri su cui si andrà a intervenire. Legambiente segue la parte legata alla sostenibilità ambientale e alla comunicazione; ITRB Group mette a disposizione la sua esperienza nella redazione di proposte a programmi UE; mentre il Dipartimento di Barcellona, partner internazionale, ha un ruolo chiave nella replicabilità del progetto in altre aree dell'Unione Europea con condizioni orografiche analoghe. A coordinare le azioni il capofila, il Parco Nazionale delle Cinque Terre con la sua conoscenza del territorio e l'esperienza in progetti europei.

Ma Stonewallsforlife ha anche una forte valenza sociale: nei cinque anni della sua durata sono previsti corsi di formazione sulle tecniche di costruzione dei muri a secco indirizzati a quaranta fra disoccupati e migranti che potranno, successivamente, trovare un impiego sul territorio.

"L'obiettivo è quello di formare manodopera specializzata per la cura del nostro territorio ma anche per preservare memoria e tradizioni di questi luoghi" - ha spiegato Patrizio Scarpellini, direttore del Parco nazionale delle Cinque Terre.

I numeri di Stonewallsforlife

L'importo complessivo del progetto è di 3.715.000 euro e il programma LIFE rimborserà il 55% dei costi con un contributo di circa 2.039.000 euro, l'Ente Parco stanzierà circa 970.000 euro e la parte rimanente dovrà essere sostenuta dai membri del consorzio attraverso contributi economici o impegno di personale.

Il progetto è partito nel luglio 2019 e la sua conclusione è prevista nel 2024. Emergenza sanitaria permettendo, visto che il lock down del Paese si è fatto sentire anche qui. "Al momento - fanno sapere dal Parco - i ricercatori del dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Genova, che avevano iniziato le prime attività di rilevamento nel sito pilota di Manarola, si sono dovuti fermare. Per quanto riguarda i primi corsi per imparare la tecnica di costruzione dei muri a secco che dovevano partire in primavera li stiamo riprogrammando".

Proseguono invece le attività legate alla comunicazione e all'organizzazione.

Il futuro è la replicabilità

Elemento chiave di tutti i progetti LIFE è la possibilità di trasferire e condividere il sapere e l'esperienza fatta. In questo caso la replicabilità è prevista nel Dipartimento di Barcellona in Spagna e in altre aree delle Cinque Terre. Il coinvolgimento di chi abita nelle Cinque Terre risulta quindi determinante.

"Chi vive qui è molto attento a quello che stiamo facendo e sta dimostrando grande interesse - spiega Santo Grammatico che segue il progetto per Legambiente - d'altronde è evidente a tutti la necessità di intervenire in modo efficace per mitigare i cambiamenti climatici, e questo progetto ha la capacità di dare risposte concrete ai bisogni del territorio. Nelle Cinque Terre e non solo".

 

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