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Davide contro Golia in Val Nervia

Cinquemila firme raccolte dal comitato "Amici del Rio Carne" a Pigna, comune montano nel cuore del Parco delle Alpi Liguri, e un'interrogazione alla Commissione Europea bloccano la costruzione di una mini centrale idroelettrica, che un'azienda di energie rinnovabili voleva "spacciare" come atto di sviluppo sostenibile. La provincia di Imperia revoca l'autorizzazione già rilasciata di concessione di derivazione d'acqua. Ma non basta. La battaglia non è ancora vinta e il Comitato non si arrende.

  • Ludovica Schiaroli
  • novembre 2019
  • Mercoledì, 27 Novembre 2019
Antico Borgo - Foto Ugo Roffi Antico Borgo - Foto Ugo Roffi

Ci sono storie che si perdono nella notte dei tempi come quella che ha reso famoso il paese di Triora, nell'Alta Valle Argentina. Storie che raccontano di donne accusate di stregoneria, messe al rogo dopo processi sommari e che portano migliaia di turisti a visitare ogni anno il piccolo borgo. Siamo nel Parco Naturale Regionale delle Alpi Liguri, l'area protetta più occidentale della Liguria tra la Provincia di Imperia, il confine francese e il Basso Piemonte, un territorio di confine caratterizzato a nord da paesaggi verticali, panorami selvaggi e inaccessibili e, a sud, verso il mare, da oliveti, vigne, coltivazioni floricole e boschi di castagni e faggi.

Il Parco Naturale Regionale delle Alpi Liguri è stato istituito nel 2007 e comprende circa 6.000 ettari di territorio distribuito su tre valli: il comprensorio del torrente Nervia, con i Comuni di Rocchetta Nervina e Pigna, l'Alta Valle Argentina, con il Comune di Triora, e poi l'Alta Valle Arroscia, con i Comuni di Rezzo, Montegrosso Pian Latte, Mendatica e Cosio d'Arroscia. Il monte Saccarello con i suoi 2.200 metri è la cima più elevata dell'intera Liguria.

Davide contro Golia

Sembrerebbe la storia di Davide contro Golia, quella che vede il piccolo comune di Pigna in lotta per impedire la costruzione di una mini centrale idroelettrica voluta da una società lombarda che causerebbe la devastazione di un territorio di grande valore, se non fosse che i panni di Davide vestono un po' stretti a Roberto Trutalli, dal 2016 portavoce del Comitato "Amici del Rio Carne" e da qualche mese sindaco di Pigna.

Siamo nell'alta Val Nervia, nel comune montano di Pigna, antico paese nell'entroterra ligure che già alla fine del 1300 si trovava su una delle principali direttrici commerciali tra il Nord e il Sud. A migliorare le comunicazioni tra il XIV e XV secolo circa, contribuisce la costruzione del Ponte sul Rio Carne, manufatto in pietra a due arcate di grande bellezza. Tutt'intorno un paesaggio caratterizzato da laghetti dalle acque trasparenti, cascatelle, rocce, alberi e una vegetazione ricca e incontaminata. Se oggi questo piccolo Eden è ancora intatto è merito della caparbietà di Roberto Trutalli e del Comitato "Amici del Rio Carne".

Quando lo sviluppo diventa insostenibile

"La questione è complessa e particolarmente intricata - racconta Trutalli mentre riavvolge il nastro di tre anni di lotte - tutto iniziò nel 2016 quando per caso scoprii che la Provincia di Imperia aveva autorizzato la società milanese Remna S.p.A. a costruire sul rio Carne una mini centrale idroelettrica con potenza di 450mila chilowatt/anno quindi secondo la legge vigente sulle fonti rinnovabili, autorizzabile senza passare dal VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale)".

Il provvedimento era praticamente completo, mancava solo la concessione di derivazione dell'acqua e Trutalli capisce che non c'è tempo da perdere, crea il Comitato in difesa del Rio Carne e inizia la mobilitazione che lo vede impegnato ancora oggi: "Abbiamo fatto partire una petizione che ha raccolto cinquemila firme, coinvolto consiglieri regionali e deputati che hanno scritto tre interrogazioni e un'interpellanza al Parlamento europeo, prodotto relazioni e studi, partecipato a tre conferenze di servizi, organizzato incontri informativi con la cittadinanza e la stampa e personalmente ho scritto oltre 350 e-mail".

Trutalli e il Comitato evidenziano come la mini centrale oltre a devastare irrimediabilmente il patrimonio naturale del territorio non servirebbe a nulla. "Il Rio Carne è un torrente e per sua natura è imprevedibile, non ha una resa costante, se piove tanto viene sommerso dall'acqua ma se non piove l'acqua è poca; per questo non si possono stabilire quanti chilowatt verranno prodotti. Inoltre ha un bacino imbrifero di soli 13 km quadrati con una precipitazione che passa dai 1300 a 250 mt in brevissimo tempo. Il Carne non è il placido Don, quando è in piena travolge tutto quello che incontra e finirebbe che ci troveremmo a valle gran parte delle infrastrutture costruite..."

Tutta colpa del gambero di fiume

A imprimere la svolta alla vicenda è la relazione del Corpo Forestale dei Carabinieri che a fine 2016 conferma la presenza di specie protette come il gambero di fiume, la salamandra e il martin pescatore nelle acque del Rio Carne ma anche una flora di pregio tra cui spicca l'ontano rosso. "In pratica la relazione dei Carabinieri contraddiceva quanto aveva dichiarato la Remna S.p.A." - continua Trutalli.

Decisivo si rivela anche l'intervento della Soprintendenza Ligure che, evidenziando il potenziale danno che sarebbe potuto derivare al ponte dalla realizzazione della mini centrale, nell'ottobre del 2017 ha chiesto ed ottenuto dalla Provincia l'annullamento dell'autorizzazione rilasciata in conferenza dei servizi. Il ponte risulta infatti sottoposto a tutela "ope legis" in quanto di proprietà pubblica (comunale) e vecchio più di 70 anni, a tal proposito il Comune, in qualità di ente proprietario, ha avviato presso il MIBACT la procedura di verifica dell'interesse culturale per vincolarlo definitivamente, procedura ancora in itinere ma che si prevede giunga presto a compimento. La Provincia accoglie la richiesta del Ministero ma la Remna S.p.A. risponde presentando ricorso al Tribunale Superiore delle Acque di Roma.

Colpo di scena al Tribunale Superiore delle Acque

"Pensavamo di avere vinto invece tutto è ricominciato da capo" - continua Trutalli. Già perché nel frattempo la legge Del Rio aveva spostato le competenze in materia di derivazioni idriche dalle province alle regioni ed è durante l'udienza del 5 dicembre 2018 al Tribunale Superiore delle Acque di Roma che avviene il colpo di scena, quando la Remna S.p.A., a sorpresa, presenta la concessione di derivazione d'acqua ottenuta dalla Regione Liguria.

"Ci siamo trovati il provvedimento annullato ma la concessione aperta - continua Trutalli - abbiamo provato a chiedere spiegazioni in Regione Liguria ma l'ufficio preposto non ci ha ricevuto, né hanno dato risposte chiare alle interrogazioni presentate a riguardo dai Gruppi regionali di M5S e Rete a sinistra. Tra l'altro la cosa strana è che la Regione abbia dato la concessione ad un provvedimento che è stato annullato durante la terza conferenza del servizi!"

Durante l'udienza romana la Remna S.p.A. chiede un rinvio per poter esaminare la documentazione prodotta, accordatogli dal Tribunale che fissa il prossimo incontro per gennaio 2020. Trutalli mostra un cauto ottimismo: "il Tribunale ha recepito le nostre relazioni che dimostrano i gravi danni ambientali che provocherebbe la realizzazione della mini centrale oltre a quella dei Ministero dei beni Culturali. Ora speriamo che si completi l'iter per far diventare il ponte romanico monumento nazionale."

Il ponte diventa "luogo del cuore"

Il comitato ha sempre lavorato su più fronti, quello istituzionale e amministrativo e quello più social con il coinvolgimento di cittadini anche attraverso raccolte firme e petizioni. Inizia così la campagna per fare entrare il ponte romanico nel Censimento annuale del FAI, Fondo Ambiente Italiano. Nel luglio 2018 il successo: il ponte sul Rio Carne si piazza ai primissimi posti in Liguria e diventa "luogo del cuore".

L'acqua è un bene comune

Ma la questione va anche oltre la costruzione della mini centrale. Trutalli lo dice chiaramente: "Le nostre risorse idriche si stanno riducendo ed essendo che l'acqua ha percorsi carsici il rischio è enorme perché potrebbe esservi una riduzione dovuta anche a movimenti sismici sotterranei in quanto siamo sulla faglia del Mercantour".

Ma i rischi non sono solo quelli dovuti all'ambiente e al territorio. "Ci stanno portando via l'acqua, nessuno sa cosa potrebbe succedere nel momento in cui una società entrasse in possesso di concessioni trentennali per la captazione dell'acqua; io non mi fido, e se poi tra qualche anno la legge cambia e viene scritto che chi ha le concessioni ne può fare altro uso? Questo è un territorio unico e se mi portano via l'acqua io mi metto di traverso, fisicamente ... e peso 106 chili".

Quello che chiede Trutalli è che i comuni abbiano parere vincolante in materia e che ci sia più attenzione quando in gioco c'è la sopravvivenza di un ecosistema.

Quando le energie rinnovabili non sono sostenibili

Quanto accade a Pigna non è un caso isolato. Negli ultimi anni il numero di domande per la realizzazione di impianti di mini idroelettrico sono cresciute in modo esponenziale, soprattutto nelle regioni alpine e appenniniche. Particolarmente interessante è quanto emerge dal Dossier sull'idroelettrico di Legambiente del gennaio 2018 (L'idroelettrico. Impatti e nuove sfide al tempo dei cambiamenti climatici): "Gli eccessivi prelievi a scopo idroelettrico di questi ultimi anni hanno comportato pesanti ripercussioni sui corsi d'acqua tanto da indurre a un ripensamento della gestione complessiva della risorsa". Nel Dossier vengono poi evidenziate come le problematiche non derivino dagli impianti di taglia superiore ai 10 MW, costruiti nei decenni scorsi, ma dai piccoli: "le installazioni degli ultimi anni sono quasi del tutto riconducibili a impianti ad acqua fluente con potenza inferiore a 1 MW e con risultati non elevati in termini di produzione. Nel 2014 un totale di 2304 impianti idroelettrici di potenza inferiore ad 1MW ha prodotto solo il 2‰ (due per mille) dell'energia complessivamente consumata (il 5% dell'energia idroelettrica). Inoltre è facile prevedere che gli oltre 2000 nuovi impianti di piccola taglia, in progetto in Italia, con oltre 3000 km di corsi d'acqua derivati possano mettere fortemente a rischio fiumi, torrenti e rii per produrre quantità di energia estremamente basse".

Il Rapporto della associazione ambientalista denuncia, infine, come molto spesso l'idroelettrico sia stato governato con provvedimenti che ignoravano complessità e conflitti, con incentivi alla produzione da un lato e dall'altro norme di tutela dei fiumi spesso inefficaci sia rispetto alla tutela della risorsa idrica sia della biodiversità.

Itinerario: L'anello di Pigna

L'itinerario è interessante da un punto di vista naturalistico e paesaggistico ma visto la lunghezza e il dislivello è consigliato ad escursionisti esperti. Parte dal borgo di Pigna da cui si imbocca un'antica mulattiera per raggiungere e superare i ruderi della Chiesa di S. Antonio. Si attraversa un bosco di lecci e roverella e si prosegue lungo la valle del rio Muratone, si supera il ponte di Bausson e si raggiunge il passo di Muratone. L'itinerario prosegue sull'Alta Via dei Monti Liguri fino alla Sella di Gouta (1212m s.l.m.) dove c'è anche il Rifugio "Gola di Gouta". Da qui scendendo ripidamente si torna a Pigna passando per il ponte sul Rio Carne.

Durata: 6 ore circa

Lunghezza: km 17

Difficoltà: E+

Dislivello: 900m

Chi volesse impegnarsi meno potrà godersi qualche ora di relax all'ombra della vegetazione tra i laghetti e il ponte romanico sulle rocce del Rio Carne.

È possibile sostenere il Comitato Amici del Rio Carne con una sottoscrizione. Quanto versato andrà a sostegno economico per richiedere pareri di tecnici specializzati per controbattere le relazioni della ditta che vuole costruire l'impianto.

Per sostenere il Comitato Amici del Rio Carne  si può visitare la pagina Facebook

Informazioni e approfindimenti sul sito del parco naturale delle Alpi liguri e del Comune di Pigna 

 

 

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