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Camonica, settemila anni di storia raccontata nelle sue incisioni

A Nord di Brescia la valle dell'Oglio è il primo sito UNESCO italiano, rappresenta uno dei più importanti luoghi dell' arte rupestre europea. Un Parco, una riserva nazionale e numerose altre aree protette regionali e comunali tutelano e valorizzano questo patrimonio unico

  • Aldo Molino
  • gennaio 2014
Mercoledì, 19 Marzo 2014
Camonica, settemila anni di storia raccontata nelle sue incisioni

10-15 mila anni fa quando i ghiacciai dell'Adamello e del Tonale iniziarono il loro progressivo e inarrestabile ritiro, si lasciarono dietro vaste superfici rocciose perfettamente lisciate.
Quelle rocce qualche millennio dopo quando ai primi cacciatori raccoglitori lasciarono il posto a popolazioni sedentererizzate divennero le lavagne sulle quali per fini cultuali o pratici quelle genti lasciarono dal neolitico alla conquista romana e oltre la testimonianza alle generazioni future sui loro usi, rituali e credenze. Segni talvolta molto realistici, altri di più difficile interpretazione. Sono alcune decine di migliaia (si dice 300.000) le istoriazione sin'ora scoperte e inventariate, ma molte altre attendono ancora di tornare alla luce e molte sono quelle scomparse per sempre.
La Val Canonica è con la Valle delle Meraviglie il principali siti di arte rupestre alpina. Non pochi e semplici segni sparsi su qualche pietra in qua o in là ma veri e propri santuari della preistoria con scene talvolta dinamiche e composizioni monumentali.
Il "Arte rupestre della Valle Camonica" – è stato il primo in Italia ad essere riconosciuto quale patrimonio mondiale dell'UNESCO.

La Canonica è la valle percorsa dal torrente Oglio prima di immettersi nel Lago di Iseo e prende nome dalla popolazione dei Camuni che si reputano gli artefici delle incisioni. In realtà di questo popolo conosciamo l'esistenza in base alla tarda documentazione epigrafica e agli scritti dei conquistatori romani, ma nulla non fa supporre che in questa appartata area alpina la vita sia trascorsa per millenni senza particolari stravolgimenti etnici. Dal Passo del Gavia al Lago sono circa 90 Km, di questi almeno una settantina sono interessati a vario titolo dalla presenza di rocce incise. Una prima area ad alta concentrazione la si ritrova nei dintorni di Boario ma è nella conca di Capo di Ponte che i segni lasciati dagli antichi abitanti trovano il loro apice.
Capo di Ponte è al centro di una vasta conca dominata dal Pizzo Badile e dal Concarena e le incisioni si trovano sui due versanti della valle dai 300 ai 1.400 m.

Le aree principali da non perdere sono tre: il Parco nazionale delle incisioni rupestri di Naquane, Cemmo e le Foppe di Nadro. Il primo è stato istituito istituito nel 1955 con lo scopo di proteggere e rendere fruibile la parte più significativa delle incisioni rupestri camune. Nel suo perimetro si trovano ben 103 rocce incise, distribuite su 60 ettari. Nel museo si trovano anche alcuni reperti provenienti da altre zone circostanti. Ci si attiva a piedi percorrendo una stradina acciottolata che sale dal paese dall'altra parte della ferrovia (in auto per disabili).
Cemmo è invece una borgata sull'altro versante della valle e ci si sale in auto. Nel vasto spazio recintato si trovano due dei più importanti massi i primi ad essere scoperti dagli studiosi, autentiche e affascinanti composizioni monumentali. Di fronte si trova il Museo d'arte e vita preistorica di Ausilio Priuli. Il Parco Archeologico Nazionale dei Massi di Cemmo, inaugurato nell'ottobre del 2005, costituisce l'ampliamento di una piccola Area demaniale, detta "dei Massi di Cemmo", esistente fin dal 1964. Ritrovamenti archeologici avvenuti durante l'allestimento del Parco ne hanno arricchito la connotazione di luogo di culto con pietre incise: gli scavi condotti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici tra il 2000 ed il 2007 hanno portato alla luce un santuario strutturato, fondato nell'età del Rame (III millennio a.C.) Proseguendo lungo la strada lasciata a destra la digressione per la Pieve di Pian Siro si giunge all'ingresso del Parco Archeologico Comunale di Seradina-Bedolina:la zona è divisa ancora in sottozone: Seradina I-Corno, Seradina I-Ronco Felappi, Seradina II, Seradina III e Bedolina, località famosa per l'insieme di incisioni note come la Mappa di Bedolina. Cinque percorsi di visita, permettono l'approccio alle varie tipologie di incisioni costituite da guerrieri-cacciatori, scene di aratura, capanne e iscrizioni in Nord Etrusco. Un ripido sentieo collega l'area di Seradina a Bedolina, sino ad arrivare a scoprire la Mappa, posizionata su una terrazza naturale dove lo sguardo può spaziare su tutta la valle.

La Riserva delle Foppe di Nadro (strada poco prima di Capo di Ponte) è l'area archeologica protetta più grande della Valcamonica, con oltre 400 rocce incise. Si estende per circa 300 ettari abbracciando i tre paesi di Nadro di Ceto, Cimbergo e Paspardo. La visita inizia dal Museo didattico della Riserva a Nadro e prosegue lungo uno dei numerosi percorsi segnalati con accesso da Nadro (per Foppe), da Cimbergo (per Campanine - Figna) e da Paspardo (Capitello dei due Pini) Gli itinerari anche molto lunghi, consentono, di ammirare i molteplici aspetti della riserva archeologici, etnografici ed ambientali.
Più in su nella valle "Il Percorso Pluritematico del "Coren delle Fate" di Sonico, posto all'interno del Parco dell'Adamello, con il vicino parco comunale archeologico e minerario di Sellero, rappresenta invece il nucleo più settentrionale di incisioni e il più recente scoperto dove si può notare come le rocce differiscano pietre dalle superfici dei parchi della media valle che sono arenarie permiane di colore violaceo più facili da scalfire.
Alberghi, agriturismi e due aree camper offrono la possibilità di un soggiorno piacevole. Attenzione solo agli orari di musei e parchi. Non esiste una gestione unificata e possono riservare sorprese.

Link utili

www.parcoarcheologico.massidicemmo.beniculturali.it
www.vallecamonicaunesco.it

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