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Isole Egadi, dove è tornata la foca monaca

  • Loredana Matonti
  • novembre 2017
Mercoledì, 22 Novembre 2017 11:53

Posto sulla rotta del leggendario Ulisse, l'Arcipelago delle Egadi rappresenta oggi uno scrigno di biodiversità. Meta riscoperta dalla foca monaca, rappresenta un esempio di Area Marina Protetta dove uomo e ambiente naturale possono convivere

« Qui un uomo aveva tana, un mostro,
Che greggi pasceva, solo, in disparte,
E con gli altri non si mischiava,
Ma solo viveva, aveva animo ingiusto.
Era un mostro gigante; e non somigliava
A un uomo mangiator di pane, ma a picco selvoso
D'eccelsi monti, che appare isolato dagli altri».
(Omero, Odissea, libro IX, vv. 187-192. Traduzione di R. Calzecchi Onesti)

 

Paiono una farfalla poggiata sul Mediterraneo le più occidentali delle isole minori siciliane, le Egadi. Frammenti calcarei di Sicilia separatesi da questa solo poche migliaia di anni fa (più antica solo la formazione di Marettimo), la cui storia coincide con quella del mare meraviglioso che le circonda. Tanto meraviglioso quanto cruento.

Per gli antichi greci erano le "Aegades", ovvero "isole delle capre". Una delle sue isole principali fu chiamata sempre dai greci "Aegusa" ma in epoca medievale, a causa del vento tiepido che la accarezzava, il Favonio, fu chiamata Favignana.
E' qui che il poeta Omero fa approdare Ulisse, descrivendo nell'Odissea le caratteristiche naturali dell'isola con tale chiarezza e dovizia di particolari che non si possono quasi avere dubbi che il primo "turista" dell'isola fu proprio il viaggiatore omerico.

Omero racconta del passaggio di Ulisse all'Isola delle Capre, dove queste nascevano numerose e libere. E con questo nome erano anche conosciute dai romani. Avamposti Fenici prima e Cartaginesi poi, nel marzo del 241 videro lo scontro mortale tra le due potenze che controllavano il Mediterraneo. Per gli africani fu un disastro: 150 navi affondate e almeno 10.000 morti, il mare rosso di sangue.

Ma a Favignana, nei secoli successivi, il mare era destinato a tingersi ancora di rosso. Questa volta per quella che divenne la principale attività economica dei pescatori locali: le tonnare e la mattanza dei tonni. I grandi pesci, a migliaia, durante le stagioni degli amori, venivano intrappolati e finiti a colpi di arpione prima di venire bolliti e rinchiusi in scatoletta.
I genovesi, Florio e Parodi, ne fecero un'industria, i cui resti si vedono ancora su Favignana e su Formica. La tragica e violenta mattanza, per fortuna, oggi non avviene più. L'ultima tonnara tradizionale ha chiuso nel 2007. Assieme ai tonni, a farne le spese furono anche le tartarughe marine e i "vitelli o buoi di mare" , ovvero le foche monache. Considerate dannosi perché rovinavano le reti, se catturate erano eliminate senza troppi complimenti.

L'Area marina protetta delle Egadi


La parte terrestre delle isole può apparire brulla e arida e solamente a fatica rivela al visitatore distratto i suoi segreti come bellissime grotte, piante rare, uccelli e rettili di grande interesse, oltre a testimonianze preistoriche come i graffiti del tardo paleolitico della Grotta del Genovese a Levanzo. Ma è solo immergendosi nel mare blu cobalto che, immediatamente, ci si rende conto della straordinaria biodiversità che si si cela nel mondo sommerso, tanto da capire subito il motivo della realizzazione di un'area marina protetta.

Situata di fronte alla costa nord-occidentale della Sicilia, l'Area Marina Protetta (AMP) delle Isole Egadi, con un'estensione di 53.992 ettari, è la riserva marina più grande del Mediterraneo. Comprende le Isole di Favignana, Levanzo e Marettimo e gli Isolotti di Formica e Maraone.

Istituita nel 1991, dal 2001 l'area marina protetta è gestita, per conto del Ministero dell'Ambiente, dal Comune di Favignana. Si tratta di un'area ad altissima valenza dal punto di vista naturalistico: ospita, infatti, la prateria di Posidonia oceanica più estesa e meglio conservata del Mediterraneo (circa 7.700 ettari).

Le praterie di Posidonia che, ricordiamo, sono un habitat protetto a livello internazionale, tanto da esser considerate il "polmone del Mediterraneo", rivestono un ruolo cruciale per l'equilibrio dell'ecosistema marino. Oltre a produrre ossigeno e assorbire CO2, contribuiscono a mitigare l'erosione costiera attraverso la formazione delle "banquette", strutture prodotte dallo spiaggiamento delle foglie morte a causa delle mareggiate; inoltre, ospitano i giovanili di centinaia di specie di organismi, costituendo un vero e proprio "asilo nido" sottomarino.

Nei fondali poi, abbondano gli ambienti a coralligeno e precoralligeno e i "marciapiedi" a Vermetidi; ambienti delicati, nati dalla cementificazione dei gusci del mollusco Dendropomapetraeum, in associazione con alghe calcaree, costituiscono formazioni a pelo d'acqua lungo la costa. Numerosissime anche le grotte sommerse e semi sommerse, che rappresentano l'ambiente idoneo per la sopravvivenza di altri organismi.

Di notevole interesse anche la vegetazione rupestre, che presenta endemismi esclusivi delle isole quali la Brassica macrocarpa, e altre con areale più ampio quali Calendula marittima, Anthemis sicula, Anthemis secundiramea, Sesili socconei, mentre tra la fauna assume particolare rilievo il mollusco polmonato Oxychilus egataensis e il coleottero Geotrupes duei.

A ragione possiamo quindi ritenere le Egadi un'area a elevatissima biodiversità. Ma, sicuramente, tra le specie animali protette, spicca la rarissima foca monaca, il "bue marino" la cui presenza è ricordata dalle numerose grotte costiere con questo nome.
Specie simbolo del Mediterraneo, era data quasi per estinta in Italia e nei nostri mari sembrava non riprodursi più da tempo, ma giovani in fase errante vengono talvolta ancora avvistati, e proprio la ricerca dell'AMP, in collaborazione con l'ISPRA, ha permesso di individuarne la presenza alle Egadi.
Negli ultimi anni, dal 2011 ad oggi, le fototrappole poste in alcune grotte sottomarine delle isole, hanno immortalato, con grande sorpresa dei biologi, la presenza di alcuni esemplari; alcuni tratti distintivi hanno permesso di affermare che non si tratta di "abituè" degli anni precedenti.

L'incontro con uno di questi animali (le colonie più numerose, poche decine di esemplari si trovano sulle coste di un'isola delle Sporadi greche e in Marocco) è un'esperienza davvero unica ed emozionante.
Per questo nel Castello di Punta Troia a Marettimo è stato realizzato l'Osservatorio Foca Monaca, adibito a centro visite e luogo per lo studio e il soggiorno dei ricercatori impegnati nel monitoraggio della specie.

La costante presenza di un'altra specie protetta, la tartaruga marina Caretta caretta, ha giustificato la realizzazione di un Centro di primo soccorso per le Tartarughe Marine a Favignana, operativo dal settembre 2015, in collaborazione con WWF Italia e Legambiente.
Il parco si sta adoperando affinché diventi un vero centro di recupero, con il futuro allestimento di una sala operatoria per intervenire sugli esemplari, spesso feriti da pericolosi ami infilzatesi nella bocca.

Il resto del panorama faunistico è molto vario: diverse specie di cetacei (tursiopi, stenelle e capodogli), alcune specie di squali e un'importante colonia dell'Uccello delle tempeste, uccello marino endemico del Mediterraneo. Tra tra le specie di pesci più comuni citiamo la cernia bruna, la cernia di fondale, la corvina, l'ombrina, gli sparidi, tra cui il dentice e il sarago faraone, e la ricciola.

 

Un'Area protetta dove la convivenza 'uomo-ambiente' è possibile


Nella riserva marina più grande del Mediterraneo, oltre alla tutela e la valorizzazione dell'ambiente, ci si adopera per la gestione integrata della fascia costiera, perseguendo uno sviluppo sostenibile e la promozione dell'economia locale.

Diverse sono le azioni promosse per ridurre al minimo l'impatto uomo-ambiente, tra le quali il progetto MASTER che determina il posizionamento di "dissuasori" antistrascico e ripopolanti per ridurre l'impatto dello strascico illegale sotto costa, dannoso per i fondali e le risorse ittiche: realizzato a Favignana e Levanzo e, da ultimo, a Marettimo, ha prodotto eccezionali risultati, gli abusi si sono ridotto addirittura dell'85%.

Per tutelare i fondali, un altro progetto interessante e ben avviato da diversi anni è l'installazione di 17 campi-ormeggio nelle 3 isole: un totale di 180 gavitelli, attivi durante la stagione estiva, che evitano danni ai fondali da parte delle ancore delle barche da diporto, garantendo al contempo la sosta nelle cale più belle.

Alle Egadi, le politiche di conservazione hanno coinvolto anche altri attori dell'economia locale: i pescatori. Grazie al progetto di monitoraggio delle specie protette "Vedette del mare 2", a cui nel mese di settembre hanno aderito ben 31 imbarcazioni di piccola pesca artigianale dell'arcipelago, i pescatori diventano una risorsa in più per tutelare la fauna e vigilare su eventuali infrazioni.

Secondo un calendario e una turnazione concordati, durante le uscite di pesca svolgono azioni di monitoraggio ambientale, registrando su apposite schede le informazioni raccolte circa gli avvistamenti di specie protette (tartarughe marine, cetacei, foca monaca).
Non solo: le segnalazioni si estendono anche alla sorveglianza e, nel caso si rilevassero casi di pesca abusiva, anche da parti di subacquei, il parco allertato può prontamente intervenire. La collaborazione viene riconosciuta con un modesto compenso ai pescatori.

E' anche in corso, da parte dei biologi dell'Area marina protetta, la rilevazione del pescato allo sbarco, effettuata su alcune barche campione che utilizzano il tremaglio. Le imbarcazioni sono scelte con il supporto delle cooperative di pesca, per acquisire informazioni sulle catture all'interno dell'AMP che saranno poi confrontate con le aree esterne per valutare lo stato della risorsa ittica e raccogliere elementi utili alla gestione di una pesca sostenibile.

Infine, il progetto "Jellyrisk" intende monitorare e mitigare le proliferazioni di meduse lungo le zone costiere del Mediterraneo, con il posizionamento di 3 reti sperimentali anti-medusa.

Nell'AMP si contano 77 siti di immersioni subacquee, superficiali (ma con presenze di eccezionale valore), o profonde, in grotta, o su siti archeologici sottomarini (come detto sopra, le Egadi furono teatro della celebre battaglia navale tra romani e cartaginesi, in un'area situata a nord-ovest di Levanzo). Molto praticati sono gli sport dal basso impatto ambientale, quali snorkeling e sea-watching guidato.

Poiché la riserva è suddivisa in quattro zone a differente livello di protezione e con diverse possibilità d'accesso e limitazioni nella fruibilità, per visitarla è assolutamente opportuno informarsi prima sulle sue regole.
Ciò nel rispetto di un più funzionale equilibrio tra le attività economiche legate alla pesca, le esigenze di fruizione turistica e la protezione ambientale del territorio.  Obbiettivo finale: un connubio possibile per mantenere il delicato equilibrio fra uomo e ambiente.

La foto in apertura è di Dr. James P. McVey, NOAA Photo Library | CC

 

Ultima modifica il Martedì, 28 Novembre 2017 12:25

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