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Appennino Piemontese, terra di anfibi

In un territorio che ospita ben dieci specie, di grande importanza è la recente scoperta di una popolazione di Salamandrina perspicillata. La conservazione di questo patrimonio passa dal monitoraggio di anno in anno della consistenza e dello stato di salute delle popolazioni

  • Daniele Baroni Andrea Costa
  • febbraio 2016
  • Martedì, 2 Febbraio 2016

Le Aree Protette dell'Appennino Piemontese (Parco naturale delle Capanne di Marcarolo e Riserva naturale del Neirone), a dispetto degli ambienti aridi che caratterizzano gran parte del territorio, ospitano ben dieci specie di Anfibi. Questi animali rendono particolarmente preziose le zone umide, veri e propri gioielli inaspettati all'interno di ambienti boschivi o di praterie.

Di grande importanza è la recente scoperta di una popolazione di Salamandrina perspicillata. Questo particolare genere di salamandre, che annovera due sole specie, è endemico dell'Appennino italiano e ad oggi proprio il territorio del Parco naturale delle Capanne di Marcarolo ospita le popolazioni all'estremo limite nord-orientale dell'areale di questa specie. La Salamandrina dagli occhiali, così chiamata per la presenza di una tipica macchia bianca sulla testa che ricorda degli occhiali, necessita di boschi ricchi di rifugi e di torrenti con pozze dove deporre le uova.

Ben più comune nel Parco naturale delle Capanne di Marcarolo è la Salamandra pezzata (Salamandra salamandra), che si riproduce in gran parte dei corsi d'acqua di piccole e medie dimensioni. Nel Parco sono inoltre presenti tutte e tre le specie di tritone rinvenibili nel territorio piemontese: il più frequente è il Tritone alpestre, mentre il Tritone punteggiato e il Tritone crestato sono assai localizzati e minacciati dall'interramento degli stagni dove in primavera avviene la riproduzione.

Un'altra specie simile, che però non è legata all'acqua per la riproduzione, è il Geotritone di Strinati. Vive tipicamente in ambienti interstiziali del sottosuolo e delle pareti rocciose e nel Parco lo si osserva in grotta. Questa specie, completamente sprovvista di polmoni, respira tramite la cute e, a differenza della maggior parte degli Anfibi, depone le sue uova a terra, dove la madre si prende cura dei piccoli dopo la schiusa.

La Rana temporaria e la Rana agile si riproducono ai primi tepori di fine inverno, quando di notte si spostano in massa verso le raccolte d'acqua dove depongono le ovature. Spesso è possibile osservare queste specie precoci anche su terreni innevati mentre migrano verso i siti riproduttivi. Ogni femmina può deporre una sola ovatura all'anno, per cui il conteggio dei singoli ammassi gelatinosi contenenti le uova consente di censire di anno in anno l'entità delle popolazioni.

Il Rospo comune si riproduce sia in laghetti e stagni, con acqua relativamente profonda, sia in pozze laterali di corsi d'acqua.

Infine, la Rana dei Balcani appartiene alle cosiddette "rane verdi" ed è alloctona in Italia, ovvero immessa artificialmente dall'uomo in Liguria, da dove si è diffusa verso NE sino alla Lombardia. Nel Parco è ormai comune in gran parte del territorio, che ha colonizzato negli ultimi decenni risalendo i principali corsi d'acqua.

La conservazione di questo patrimonio naturale non può che passare attraverso il monitoraggio di anno in anno della consistenza e dello stato di salute delle popolazioni, intervenendo a loro favore nei casi, purtroppo frequenti, di gravi minacce: interramento delle pozze, incauta immissione di pesci o di specie alloctone, captazioni idriche e investimenti stradali.

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