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L'Iris e i suoi mille volti

Apprezzato dalla cultura europea contemporanea per rappresentare le buone notizie, in passato l'Iris era soprattutto noto per le sue proprietà curative, antinfiammatorie e antibatteriche. Usato per la preparazione di oli ed essenze profumate, fu fonte di ispirazione nel mondo dell'arte, e per i pittori in particolare: uno su tutti, il celeberrimo Vincent Van Gogh. 

  • Alessandra Corrà
  • Marzo 2019
  • Martedì, 5 Marzo 2019
 Foto di E. Santoro Foto di E. Santoro

Il fiore dell'iris, originario dell'Europa boreale, appartiene alla famiglia delle iridaceae. Il nome, che deriva dal termine greco Ἶρις, fu individuato dal filosofo e botanico greco Teofrasto, e significa arcobaleno. Ancor oggi l'iris, viaggiando nella storia e nei secoli, circondato da un'aurea bella e misteriosa, funge da simbolo per molte culture sia orientali sia occidentali.
Se nella cultura europea contemporanea rappresenta le buone notizie, in passato era soprattutto apprezzato per le sue proprietà curative, antinfiammatorie e antibatteriche. 

Diffusosi in tutto il mondo, a partire dal 1500 a. C, l'iris fu per lungo tempo impiegato nella medicina popolare e successivamente, la sua polvere, venne utilizzata per la preparazione di oli ed essenze profumate. Sembra perfino che il noto profumo francese Chanel n. 5,  la fleur au flacon, il fiore nella bottiglia, abbia tra gli ingredienti principali la polvere di Iris. 
D'altronde, catturare la quintessenza della femminilità e racchiuderla in un'unica fragranza, fu l'intento originario di Coco Chanel, fin da quando sviluppò l'idea di creare un proprio profumo.

L'Iris viaggia nella storia

L'iris era un fiore molto apprezzato già nell'antico Egitto. Infatti, i suoi fiori sono raffigurati su alcuni affreschi sulle mura del tempio di Amon a Karnak, l'antica Tebe, e nel giardino botanico del faraone Tuthmosis III. Altri disegni di Iris furono trovati raffigurati sui pavimenti di un palazzo nobiliare, oggi esposti nel Museo Egizio del Cairo. Le foglie del fiore sono sempre disegnate lineari, lanciate verso il cielo, mentre il fiore è aperto, con i suoi tre petali a risaltare.

In Grecia la dea Iris era addirittura la messaggera degli ordini celesti, soprattutto di Era, la quale consegnava le comunicazioni agli dei e agli uomini viaggiando tra gli arcobaleni dal Monte Olimpo.
Il filosofo Teofastro nei suoi testi racconta di come i mazzi di iris selvatici, dopo la raccolta, venissero posti sulle tombe dei martiri in battaglia, come segno di augurio per il loro viaggio verso l'aldilà.

La storia dell'Iris non si ferma alla cultura greca ma, viaggiando nello spazio e nel tempo, arrivò fino a Roma, capitale del mondo antico.
Si sa infatti che alcuni imperatori romani iniziarono a usare la polvere del fiore dell'Iris per distillare profumi da usare in occasione di riti propiziatori e purificatori, ma anche come cura di varie patologie. Infatti, il naturalista latino Plinio, vissuto nei secoli 23/79 d.C., nel suo trattato Naturalis Historia, opera enciclopedica volta a racchiudere tutto ciò che allora si conosceva del mondo, spiegò 41 rimedi naturali a base di Iris, da utilizzare a fini medici.

Qualche anno dopo in Francia, l'Iris divenne lo stemma di Clodoveo I, 466 / 511, re dei Franchi, che lo fece raffigurare su bandiere, scudi, armature e arazzi.
Secondo una leggenda l'esercito di Clovedeo, durante una battaglia, attraversò un guado particolarmente impervio, dove si trovavano moltissimi Iris, allontanandosi dai nemici che li inseguivano e vincendo, poco dopo, la battaglia. Forse proprio per questa ragione il fiore divenne allora simbolo di conquista.
Un fatto curioso avvenne nel XII secolo d.C., quando Luigi VII di Francia trasferì il fiore dell'Iris su tutti gli stemmi della monarchia. Da quel momento però, forse per un errore di nomenclatura o un'assonanza che piacque al re, invece di chiamarlo Iris, fu denominato "fleur de Louis", pronuncia simile a fleur de lys, che vuol dire giglio. Nel corso degli anni i due nomi furono confusi e lo stemma di Luigi VII divenne "il giglio".

Stessa sorte accadde allo stemma della città di Firenze, nel gonfalone infatti fu disegnato un fiore rosso in un campo bianco, chiamato "giglio", pur trattandosi di un Iris.
Per tornare a tempi più recenti, nel 1954 a Firenze, vicino al piazzale Michelangelo, fu creato il Giardino dell'Iris, dove viene ospitato ogni anno un Concorso Internazionale sulle migliori varietà di Iris.
Il loro particolare interessamento rese possibile allestire la manifestazione nella città di Firenze, ritenuta la sua sede naturale per il legame che essa ha sempre avuto nella storia con questo fiore.

Dall'arte antica a Van Gogh, la pittura che lo dipinse

L'Iris ha ammaliato anche moltissimi pittori, che spesso lo hanno impiegato come modello nei loro dipinti. Il loro interesse forse sarà scaturito dai sentimenti profondi e positivi che sa trasmettere l'Iris.
Secondo altre interpretazioni, sarebbe il numero tre, ricorrente nei petali dell'iris, a rimandare alla Trinità, motivo per cui l'iconografia cristiana avrebbe assunto questo fiore come simbolo di fede, di coraggio e di saggezza
Molte volte l'Iris bianco è stato inserito nelle pitture dedicate alla Madonna, come nel caso dell'Adorazione dei pastori, pannello centrale del Trittico Portinari.
I tre dipinti, realizzati da Hugo van der Goes, tra il 1477 e il 1478, attualmente presso la Galleria degli Uffizi a Firenze, raffigurano due vasi, uno contenente iris bianchi e gialli, simbolo di purezza, e un altro contente i fiori dell'aquilegia. Il dipinto potrebbe avere due diversi significati simbolici, da un lato la gioia della nascita e dall'altro potrebbe indicare il sentimento di tristezza e amarezza, come per preannunciare la futura morte di Gesù Cristo.

Non bisogna dimenticare che l'Iris si trova anche nel famoso quadro della Primavera del grande maestro toscano Botticelli. Infatti, tra le nove figure della mitologia classica che incedono su un prato fiorito, davanti a un bosco di aranci e alloro, si trovano raffigurati 70 specie di fiori, tra cui un maestoso esemplare di Iris.
Anche Vincent Van Gogh, uno dei pittori post-impressionisti più famosi di tutti i tempi, qualche secolo dopo, si sarebbe interessato molto a questi bellissimi fiori. Fu nell'anno 1889, durante il ricovero al centro di salute mentale di Saint Paul-de-Mausole a Saint-Rémy, in Francia, che il pittore dipinse circa 130 quadri ritraenti i giardini circostanti la clinica. I fiori per il pittore erano sempre stati simboli importanti, ma in particolare l'Iris aprì una breccia nelle sue emozioni, tanto che in una lettera indirizzata a suo fratello, li definì come: "Il parafulmine per la sua malattia".
La sua passione, come sappiamo, confluì nel bellissimo quadro Iris, dipinto che risente delle xilografie giapponesi, come si può evincere dall'uso di contorni neri tracciati intorno ai petali e ai gambi dei fiori.
Oggi Iris si trova esposto in uno dei musei più importanti del Canada, ovvero, in una sala del National Gallery of Canada in Ottawa.

Nota per il lettore

Alcuni degli aspetti storici e alcuni approfondimenti sul tulipano raccontati in questo articolo sono stati raccolti durante la conferenza di Edoardo Santoro, "Tulipomania e storie di bulbi bizzarri" che ha replicato il successo di pubblico e di critica a Torino, presso Palazzo Madama.

 

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