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L'affascinante storia della rana temporaria

Segnalata dagli studiosi sulla Collina torinese nel 1877, apparentemente sparisce senza lasciare traccia fino al nuovo ritrovamento, nel 2017. La ritrova un volontario ma soprattutto un appassionato.

  • Laura Succi
  • Marzo 2021
  • Martedì, 27 Aprile 2021
Rana temporaria  - Foto Pixabay Rana temporaria - Foto Pixabay

Una mappa ottocentesca ben costruita, i colori ancora vivi ma per certi versi poco precisa. Nella documentazione che la correda, Michele Lessona fornisce in abbondanza considerazioni sulla consistenza delle popolazioni, sulla storia e sugli usi che gli esseri umani fanno della Rana temporaria in Piemonte, ma mancano del tutto località o toponimi. La carta, realizzata dal genero Lorenzo Camerano, fu il suo contributo alla comprensione della distribuzione della specie in Piemonte e Valle d'Aosta di quel tempo.
Ed è proprio in quella mappa che la Temporaria fu segnalata anche sulla collina di Torino. Correva l'anno 1877.

Michele Lessona fu uno zoologo, uno scrittore, e, come diremo oggi, un divulgatore scientifico, nominato senatore del Regno d'Italia nel 1892. Fu traduttore di Darwin e pure direttore del Museo Zoologico di Torino. Nonostante tutto questo però nessuna Rana temporaria proveniente con certezza dalla Collina di Torino è oggi conservata nelle collezioni erpetologiche universitarie, oggi ospitate dal Museo Regionale di Scienze Naturali.

Dopo allora però, e per quasi centocinquant'anni, tutto tace sulla collina di Torino: nessuna segnalazione, il nulla.

Il ritorno della rana temporaria

Fino a un un bel giorno del 2017, sono gli inizi di marzo, quando Davide Marino, in giro sui sentieri per tutt'altro motivo, e cioè per mappare la presenza del tritone appenninico (Ichthyosaura alpestris apuana), si accorge di una rana temporaria per caso. Abituato com'è a incontrare Rane dalmatine, in Valsalice vede una rana strana, un individuo che per forma e colore pare una temporaria. Un maschio, piuttosto grande, sei centimetri di lunghezza, con un muso relativamente corto e arti posteriori che fatti aderire al corpo non ne superano la punta: il colore è brunastro, con macchie scure sparse sul dorso e intense sfumature viola sotto la gola. Mancano invece del tutto le sfumature inguinali gialle, tipiche della dalmatina, l'unica altra rana rossa fino ad allora segnalata nella zona. Sicuro di trovarne anche altri, Marino cerca nei dintorni, sempre lì in Valsalice, finché in un piccolo stagno trova una popolazione riproduttiva di pochi esemplari e qualche settimana dopo a Reaglie, a circa 10 chilometri da Valsalice, sito prossimo ai confini del Parco naturale della Collina di Superga, scopre una popolazione molto più grossa dove negli anni successivi con catture e ricatture arriverà a stimare la presenza di circa cinquanta animali adulti.

Davide è un giovane naturalista, presidente dell'Associazione di volontariato Natura Invisibile, che si prodiga per il mantenimento della biodiversità e si occupa in particolare di aree umide e dunque anche di anfibi. E' entusiasta della sua scoperta: "Oggi sappiamo che la rana temporaria sulla collina di Torino c'è ancora ed è lì dov'è sempre vissuta, in strette valli percorse da rii collinari, molto fresche e umide ed esposte a nord - nord est, il problema è che oltre ai due siti che ho individuato nessuno sa di preciso dove altro sia".

L'identificazione è certa ed è stata confermata da analisi genetiche eseguite utilizzando campioni di tessuto di due adulti, un girino e un uovo. Per maggior sicurezza sono stati anche prelevati campioni di tessuto da due esemplari di Rana dalmatina per il confronto. Nessun dubbio quindi.

E dunque la documentazione riportata da Michele Lessona nel 1877 ha avuto un'inaspettata conferma e indica che questa rana, che vive piuttosto nascosta e che non è così facile da osservare, ha una distribuzione più ampia di quanto si presumeva.

I motivi di una lunga assenza

Resta in qualche modo sorprendente che dopo i rilievi del Lessona sia come sparita e che non ce ne sia traccia né nell'Atlante degli anfibi e rettili del Piemonte e della Valle d'Aosta, né nell'Atlante nazionale e nemmeno tra i reperti del Museo Regionale di Scienze Naturali. I ricercatori pensano che questa assenza possa essere dovuta alla sua somiglianza con la dalmatina e pure alle scarse ricerche sul campo nei luoghi e tempi in cui la temporaria si rende maggiormente visibile. Un'altra ipotesi è che in passato fosse più diffusa di quanto non lo sia oggi, cosa accaduta ad altre due specie, il pelobate fosco (Pelobates fuscus) e la lucertola vivipara (Zootoca carniolica), sopravvissute con popolazioni irregolari in alcuni siti lungo il Fiume Po, ora inseriti nel Parco naturale del Po piemontese. Proprio al pelobate fosco, nella variante insubricus, specie endemica della Pianura Padana a rischio di scomparsa, i gestori di un gruppo di Aree protette della Regione Piemonte sta dedicando un progetto Life, il Life Insubricus appunto.

Nei mesi invernali in collina tutto è silenzio, i luoghi abitati dalla rana temporaria sono bui e freddi. In febbraio è ancora tutto ghiacciato e immobile, ma appena sgela le rane si spostano dagli anfratti dove trascorrono l'inverno nella lettiera di foglie del bosco o all'interno di cavità rocciose e di buchi nel terreno. Marino le ha seguite per due anni "Le prime si spingono verso l'acqua alla spicciolata tra fine febbraio e inizio marzo, i maschi sempre per primi e con buon anticipo sulle femmine, mentre il grosso si fa attendere anche oltre la metà di marzo alle volte, dipende dal clima dell'annata".

Anche quest'anno, nei primi giorni di marzo, Marino ha fatto una prima verifica e gli esiti non sono stati proprio buoni: "A Valsalice lo stagno accanto al rio resiste, ma ancora nessuna traccia di rane temporarie, mentre a Reaglie, dove negli anni scorsi c'era la popolazione più grande, lo stagno è stato smantellato e quindi dovrò cercare nel ruscello e nelle piccole pozze sparse nei boschi vicino alle sorgenti, dove sarà molto più difficile incontrarle in riproduzione". La sua speranza è che non utilizzino una vasca in ferro per la raccolta dell'acqua piovana che si trova in quei pressi, una trappola naturale in cui le rane possono entrare ma non uscire e che potrebbe anche estinguere quella popolazione. Marino si sta comunque adoperando per garantire la creazione di una pozza protetta in quell'area, così da permettere la riproduzione della popolazione di Reaglie.

Alla ricerca della rana temporaria

La specie, però, per fortuna non rischia l'estinzione perché è presente nella maggior parte dell'Europa, nel nord e nelle regioni centrali dell'Asia occidentale, dal nord di Spagna, Francia, Regno Unito, penisola scandinava e Russia (Urali e limitrofa Siberia occidentale) fino al nord del Kazakistan, dal livello del mare ai circa 2800 m di quota. Nell'Europa meridionale di solito è legata agli habitat montani, infatti è assente dalla penisola iberica meridionale e centrale, dalla maggior parte dell'Italia meridionale e dal Caucaso, ed ha una distribuzione irregolare nei Balcani e nelle isole del Mediterraneo. In Piemonte è piuttosto comune sulle Alpi e sull'Appennino.

A questo punto Davide lancia un appello che, visti i "blocchi" dovuti al COVID, è valido per tutte le stagioni: "Chiedo a tutti i camminatori della collina di comunicarmi i loro avvistamenti di anfibi, di qualunque tipo, non solo di rane, e di aiutarmi in un lavoro che sto portando avanti da anni, cioè mappare tutte le raccolte d'acqua della collina: stagni naturali, piccole pozze nei boschi, vasche agricole in cemento, stagni ornamentali, crotin e raccolte di acqua piovana o sorgiva, ecc. Il mio indirizzo è Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Grazie a tutti!".

Inoltre si invitano "gli avvistatori" a caricare su INaturalist qualsiasi ritrovamento: in questo modo i dati inseriti saranno a disposizione del Centro di referenza per l'Erpetofauna della Regione Piemonte all'interno del progetto "Erpetofauna del Pemonte e della Valle d'Aosta".

I ritrovamenti sono diventati una pubblicazione di ricerca su Acta Herpetologica alla quale, oltre a Davide Marino, hanno partecipato Angelica Crottini del CIBIO (Research Centre in Biodiversity and Genetic Resources),l'InBIO, Universidade do Porto, Campus Agrário de Vairão, Rua Padre, e Franco Andreone del Museo Regionale di Scienze Naturali; un ringraziamento particolare è per i guardiaparco delle Aree protette del Po piemontese che hanno collaborato alle ricerche nei siti attigui al Parco naturale della Collina di Superga.

Le fotografie delle tavole qui di seguito sono tratte da: Lessona, M. (1877): Studi sugli Anfibi Anuri del Piemonte.
Atti Accad. naz. Lincei. Memorie (Classe Sci. fis., matem. e nat.) 274 (1876-1877): 1019-1098

 

 

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