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Storia di un'aquila reale tornata libera

La bella storia di una grande aquila reale, guarita e tornata libera, grazie alle cure del CRAS di Bernezzo che, dal 1984, aiuta gli animali, anche quelli avvelenati dall'uomo. 

  • Alessandro Paolini
  • Luglio 2020
  • Sabato, 29 Agosto 2020
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L'aquila pochi attimi prima della liberazione in braccio a Albino Arlotto, Sindaco di Valgrana - Foto p.g.c. del CRAS di Bernezzo L'aquila pochi attimi prima della liberazione in braccio a Albino Arlotto, Sindaco di Valgrana - Foto p.g.c. del CRAS di Bernezzo

Ha avuto un lieto fine la disavventura dell'aquila reale trovata avvelenata lungo la Statale del Colle della Maddalena, in provincia di Cuneo, qualche giorno prima di Natale dello scorso anno.

L'animale era stato avvistato da un cittadino che ne aveva segnalato la presenza al personale del CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici) di Bernezzo e al servizio veterinario dell'ASL CN1, che lo avevano recuperato. Dopo alcuni mesi di cure è stato rilasciato in libertà, il 28 maggio scorso, nei pressi del Santuario di Castelmagno, e ha così potuto tornare a fare ciò per cui è nato: volare libero e maestoso nel cielo, sotto gli occhi ammirati e un po' invidiosi di noi bipedi terrestri.

Sua maestà l'aquila reale, vera regina delle montagne

L'aquila reale (Aquila chrysaetos), è una specie protetta ma fortunatamente abbastanza comune sulle montagne piemontesi, così come su tutto l'arco alpino. Solo nel Parco del Gran Paradiso se ne contano ben 27 coppie.

Raggiunge una lunghezza di 120 cm, coda inclusa, ed un peso che può oscillare tra i 3 ed i 7 kg. L'apertura alare può arrivare fino a due metri e trenta centimetri. Mentre gli esemplari giovani sono contraddistinti da piumaggio bianco, negli adulti le penne assumono un colore fulvo.

L'esemplare curato dal CRAS di Bernezzo e poi liberato era debilitato, in ipotermia, con gli arti rattrappiti e difficoltà a mantenere l'equilibrio. Probabilmente si era nutrito di bocconi avvelenati destinati a lupi o ad altri animali, una pratica illegale che purtroppo è diffusa sulle nostre montagne ed è molto pericolosa. Al CRAS è stato sottoposto a esami e poi ricoverato in un ambiente a temperatura controllata; una volta reidratato, è stata curato con medicinali specifici per i casi di avvelenamento. Dopo alcuni giorni, l'animale ha iniziato ad alimentarsi da solo, prima prendendo il cibo dato con le pinze (pezzetti di pollo, coniglio e carne rossa) poi direttamente dal ceppo. Da gennaio ha iniziato a reggersi da solo sulle zampe e a stare in piedi; anche il peso è gradualmente cresciuto, passando dagli iniziali 4 kg a 4.3 kg. A fine febbraio l'aquila stava meglio e così è stata "traslocata" in una grande struttura a tunnel, dove ha ricominciato gradualmente a volare, alimentandosi da sola con la carne somministrata dal personale (un pollo ogni tre giorni).

Dopo alcuni mesi di cure è stata rilasciata in libertà nei pressi del Santuario di Castelmagno. Prima della liberazione, però, è stata inanellata da personale abilitato dell'Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (Ispra) e marcata con un decolorante su un'ala. L'aquila reale infatti, è una specie particolarmente protetta della normativa europea e nazionale, e dunque è importante monitorare il suo comportamento e i suoi spostamenti sul territorio.

La guarigione dell'animale rappresenta un successo importante per tutto il personale del CRAS di Bernezzo. Nel recente passato, infatti, erano arrivati altri tre esemplari di aquile reali avvelenate che, purtroppo, non ce l'avevano fatta ed erano decedute.

Un'arca di Noè alle porte di Cuneo

Il Centro ha iniziato la sua attività a fine 1984, quando l'attuale responsabile, Remigio Luciano, decise di aprire - a sue spese e su un terreno di proprietà - un centro che potesse accogliere gli animali dello zoo di Cuneo, che nel frattempo aveva chiuso.
All'inizio erano solo tre le persone che si occupavano di linci, pantere, leopardi e scimmie, mentre ora i volontari sono oltre quaranta. Nel 2004 il centro è divenuto ufficialmente un CRAS e oggi è uno dei tre riconosciuti dalla Regione Piemonte: gli altri due si trovano a Racconigi (Associazione Centro Cicogne e Anatidi) e a Tigliole d'Asti presso la LIPU.

Oltre a questi intervengono sui selvatici anche il Rifugio Miletta ad Agrate Conturbia, in provincia di Novara, e il CANC presso la Facoltà di Veterinaria di Grugliasco e competente per il territorio della città Metropolitana.

Quello di Bernezzo è invece autorizzato a operare sul territorio della Provincia di Cuneo ed è aperto 24 ore su 24, 365 giorni all'anno. Il suo fine è quello di recuperare, curare, riabilitare e, quando possibile, liberare esemplari di ogni specie di fauna selvatica autoctona ritrovati in difficoltà.

I CRAS vengono a volte confusi con i CANC. Si tratta di due strutture diverse come organizzazione e caratteristiche, come spiega Remigio Luciano, responsabile del centro: "I CRAS sono sostanzialmente associazioni di volontariato che si sostengono grazie ai finanziamenti ricevuti dagli enti locali ma soprattutto dai cittadini con tesseramenti, versamento del 5 per mille, adozioni a distanza e donazioni liberali. Ci avvaliamo della collaborazione di volontari e siamo convenzionati con il Comune e l'ASL. Il CANC che si trova a Grugliasco è ospitato presso i locali della Facoltà universitaria di Veterinaria e si può avvalere della collaborazione di studenti e laureandi. Mentre il CANC ha come prima finalità il pronto soccorso degli animali non convenzionali, come ad esempio quelli esotici, i CRAS si occupano di recupero, cura, riabilitazione e liberazione di fauna selvatica autoctona. Inoltre ospitiamo alcune specie alloctone invasive ed esemplari di animali sottoposti a sequestro giudiziario".

Ma qual è l'identikit dei "pazienti" di un CRAS? "I volatili rappresentano l'80% degli animali che curiamo, seguiti dai mammiferi, come ungulati, mustelidi, roditori, volpi. Ci avvaliamo di veterinari che seguono in modo differenziato le varie fasi, dal soccorso alla degenza fino alla riabilitazione". 

Il cittadino che s'imbatte in un selvatico ferito o in difficoltà può contattare il CRAS che allerterà i propri volontari per recuperare l'animale, con la collaborazione dei servizi veterinari dell'ASL CN1, dei Carabinieri forestali e del personale della Polizia Faunistico Ambientale della Provincia di Cuneo. E' sconsigliato ai cittadini di prendere in carico l'animale da soli: sarà poi il personale competente a valutare, nei casi in cui non ci siano rischi, se la persona può portarlo al centro direttamente. 

Purtroppo, ultimamente, i casi di ritrovamento dovuti ad avvelenamento sono frequenti. "In tanti anni di lavoro ci è capitato di curare avvoltoi, grifoni e anche aquile, che riportavano delle fratture, ma solo negli ultimi tempi ne sono arrivate ben quattro – compresa quella liberata - con sintomi di avvelenamento. spiega Luciano. Purtroppo le prime tre non ce l'hanno fatta, ma questo successo conferma come l'esperienza sia fondamentale nella cura degli animali e ponga la base per futuri successi. Anche per gli ungulati, i camosci in particolare, il tasso di mortalità fra quanti arrivano da noi è in diminuzione perché ormai sappiamo come curarli, anche grazie al supporto dell'ASL". 

Di recente, il CRAS ha aperto una seconda sede distaccata, in località Valle del Falco, nel Comune di Sommariva Perno. "Si tratta di un'area composta da due laghetti circondati da un boschetto dove trovano rifugio molti esemplari di testuggine americana (Trachemys scripta), una specie invasiva. Inutile dire che la mancanza di fondi è il problema principale: nel caso dell'aquila sarebbe stato utile poterla dotare, oltre all'anello che le è stato fissato alla zampa, di un segnalatore satellitare che ci avrebbe informato sui suoi spostamenti. Si tratta però di un dispositivo molto costoso, intorno ai quattromila euro, che in passato siamo riusciti ad acquistare a nostre spese una sola volta per un esemplare di grifone", conclude Luciano.

Il problema degli avvelenamenti

Il bracconaggio di animali selvatici tramite bocconi avvelenati è causa di numerose morti. L'avvelenamento può avvenire sia per ingestione diretta che indiretta, nel caso di carnivori che si cibano di carcasse di animali a loro volta avvelenati. E' proprio il caso delle aquile reali arrivate al CRAS di Bernezzo tra la fine del 2014 ed oggi, trattandosi di animali carnivori che sono anche necrofagi, cioè si cibano di altri animali morti.

La prima aquila era arrivata al centro dalla Val Maira nel 2014 con sintomi di anemia, astenia e denutrizione, a causa di un grosso rigurgito di cibo indigesto che le bloccava il gozzo e le impediva di nutrirsi.

La seconda era stata trovata da un privato nel marzo 2015 in Valle Stura e presentava sintomi simili alla prima; presentava inoltre la mancanza del primo dito di entrambe le zampe posteriori per un incidente che le aveva provocato una grave perdita di sangue. In entrambi i casi gli esemplari non ce l'hanno fatta: dopo alcuni giorni di cura sono deceduti e le loro carcasse sono state inviate all'istituto Zooprofilattico di Torino per analizzare le cause della morte. I risultati hanno chiarito che sono probabilmente morte per avvelenamento in quanto sono state trovate tracce di sostanze anticoagulanti tipiche dei veleni per uccidere i ratti che vengono comunemente utilizzati dai bracconieri.

Un terzo esemplare di aquila, il cui cadavere è stato trovato successivamente in Valle Stura, presentava gli stessi sintomi e, anche se non è stato possibile appurare la causa della morte, è probabile che avesse subito un analogo avvelenamento.

Se si pensa al fatto che gli animali trovati morenti e portati a Bernezzo e in altri centri sono solo una piccola parte di quelli che muoiono in natura, è probabile che i decessi da avvelenamento siano molto più diffusi di quanto sappiamo.

Le strutture per carnivori - Foto p.g.c. CRAS Bernezzo
Panoramica delle strutture - Foto p.g.c. CRAS Bernezzo
Primo piano dell'aquila reale liberata - Foto Michelangelo Giordano
Il volo dell'aquila liberata - Foto Michelangelo Giordano

 Per informazioni e approfondimenti sul CRAS di Bernezzo

C.R.A.S. Cuneo, Via Alpi 25, 12010 Bernezzo (CN)

Tel/Fax 017182305

Cell. 3285325296 (responsabile del Cras Remigio Luciano)

Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sito internet: http://www.centrorecuperoselvatici.it/

Per il video della liberazione dell'aquila cliccare qui 

 

Altri articoli di Piemonte Parchi sull'argomento

" A Bernezzo si curano gli animali selvatici" - 1° giugno 2018

"Aiutiamo gli animali in difficoltà" - 31 marzo 2020

 

 

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