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Api, istruzioni per il ritorno

Recita un vecchio adagio: "Se l'ape gira a gennaio tieni da conto il granaio." E se invece non gira? Secondo una massima attribuita al grande Albert Einstein: "Se scompaiono le api nel giro di quattro anni scompariremo anche noi". Qual è la verità? E se sono così importanti cosa si può fare per aiutarle (... e aiutare noi stessi)?

  • Alessandro Paolini
  • Aprile 2020
  • Martedì, 5 Maggio 2020
 Foto Pixabay Foto Pixabay

In un libro del 2017, "L'intelligenza delle api", gli autori Randolf Menzei e Matthias Eckoldt ci raccontano di come il minuscolo cervello delle api (del volume di un millimetro cubo, pari una capocchia di spillo) sia capace di meraviglie. Più di altri animali le api, infatti, hanno doti mentali sorprendentemente simili alle nostre: distinguono i profumi e vedono i colori, collegandoli agli oggetti e alle situazioni; hanno memoria, apprendono regole e sono in grado di imparare a risolvere i problemi, riconoscono i volti umani e sarebbero perfino capaci di sognare. Un cervello che, per quanto piccolo, funziona dunque benissimo. Senza contare quel superorganismo che è una comunità di api, che agisce secondo modelli e in base a decisioni collettive proprie di una società evoluta. Secondo gli esperti questi insetti possono fornirci un sistema di allerta preventivo contro gli effetti nocivi delle nostre tecnologie, in un modo drammatico però: con la loro morte.

Quanto sono importanti?

Le api hanno un ruolo importantissimo nel mantenimento della biodiversità vegetale e nella conservazione della natura. Sono insetti impollinatori, permettono la formazione dei frutti, ed è quindi grazie a loro che disponiamo di buona parte delle varietà di frutta e verdura che mangiamo, ma anche della carne, perché in loro assenza verrebbe a mancare il foraggio per gli animali da allevamento.
La produzione del miele, insomma, non è il solo motivo importante per salvaguardarle: è in gioco qualcosa di molto più grande. Il Programma delle Nazioni unite per l'Ambiente (UNEP) ha calcolato che il 35 per cento della produzione di cibo a livello globale dipende dal ruolo svolto dalle api. Delle 100 colture da cui deriva il 90 per cento della produzione mondiale di cibo, 71 sono legate al lavoro di impollinazione delle api e, solo in Europa, ben 4mila diverse colture crescono grazie ad esse.

Ma il numero di api negli ultimi anni è sensibilmente diminuito in tutto il mondo: in Europa del 53% (fonte Green Peace), mentre negli Stati Uniti, secondo il Dan Rather Report, gli apicoltori hanno assistito a cali che arrivano anche al 90%. Quali i motivi e i possibili rimedi? 

Le ragioni di una scomparsa

Per capirne di più abbiamo posto alcune domande agli apicoltori de "Le Querce" di Azeglio, vicino ad Ivrea, una famiglia che di questi insetti si occupa quotidianamente per professione ma, prima ancora, per passione. Secondo loro, le api sono dimininuite soprattutto a causa dei cambiamenti climatici, per l'uso di pesticidi e per la presenza di alcuni parassiti alloctoni che ne minacciano l'esistenza. "Le variazioni del clima influiscono sullo sviluppo delle colonie di api e sulla fioritura di alcune piante già un anno prima, quando si determina il potenziale nettarifero del fiore. I fiori si sviluppano in condizioni climatiche ottimali per temperatura, umidità, vento: in caso contrario può capitare che le fioriture siano sempre più brevi e ridotte (come ad esempio quella del castagno quando fa caldo). In questa situazione le api si devono spostare alla ricerca dei fiori. L'altro grande pericolo sono alcuni pesticidi usati in agricoltura intensiva, che possono contenere i neonicotinoidi, sostanze che agiscono sul sistema nervoso dell'ape compromettendone il funzionamento.  Infine ci sono le specie alloctone. La Varroa destructor, un acaro parassita che è arrivato negli anni Ottanta dal Sud est asiatico, attacca le larve di api e può trasmettere loro differenti virus il cui effetto è diverso, ad esempio quello che comporta la sindrome delle ali deformi, devastante per la colonia. Si tratta di un parassita che fortunatamente oggi si riesce a contenere anche se periodicamente ritorna. Preoccupante è il caso della Vespa velutina, o calabrone dalle zampe gialle: arrivata dall'Asia, ha già creato gravi danni in Francia e Spagna e sta arrivando anche da noi (è già presente in Liguria) ed è temibile perché si nutre di api."

Ma l'apicoltura ha dovuto adattarsi a questi fattori? "Negli ultimi venti anni la nostra professione è molto cambiata, rispondono gli apicoltori. Le famiglie delle api sono più fragili. L'apicoltore le alleva nell'apiario che è composto da arnie; all'interno di ciascuna arnia vive una famiglia o colonia che, distribuita su diversi telai nei quali immagazzina polline, miele e covata, si sviluppa e cresce a seconda dei ritmi stagionali. Una volta le famiglie erano molto più numerose, oggi alcuni apicoltori si trovano a dover sperimentare arnie più piccole, anche con sei telai piuttosto che dieci. Si tende quindi a partire da famiglie più piccole e ad aiutarle a rafforzarsi e per questo occorre più tempo. Le api producono meno e, spesso, in autunno e inverno vanno alimentate per permettere loro di superare la stagione. Poi con i problemi climatici le api si spostano e noi con loro: facciamo 'nomadismo' cioè spostiamo le arnie dove le api riescono a trovare il nettare e il polline."

Che cosa si fa nel mondo per le api...

Innanzitutto l'ape è uno dei pochi animali a poter vantare una ricorrenza tutta per sé. Il 20 maggio, infatti, è la Giornata mondiale delle api, indetta dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite per richiamare l'attenzione di tutti sull'importanza di questo insetto e sui pericoli che corre. Ma da alcuni anni nel mondo c'è una corsa alle iniziative per salvare le api. Negli Stati Uniti, la Casa Bianca ha creato la "Pollinator Health Task Force" il cui compito è quello di trovare una strategia per difendere gli impollinatori. Anche l'Unione Europea è intervenuta mettendo al bando alcuni pesticidi e chiedendo di vietarne la vendita per almeno due anni. In Italia i ministeri dell'Agricoltura e della Salute hanno deciso di istituire un'anagrafe per monitorarne il numero. La Francia ha stanziato milioni di euro per ripristinare zone di crescita per gli insetti nei parchi pubblici e perfino lungo le autostrade, diminuendo le falciature delle piante selvatiche per consentire una più lunga fioritura e più tempo al delicato processo di impollinazione. Tuttavia, proprio la ripresa della tradizione millenaria dell'apicoltura, insieme alla riduzione dell'uso di pesticidi e alla rinaturalizzazione degli spazi, contro l'avanzata dell'inquinamento, sono le misure fondamentali per fare in modo che le api non scompaiano.

E cosa può fare ciascuno di noi...

Tra le idee che stanno prendendo piede c'è quella di allevare le api in città, dove molti di questi insetti stanno riparando per sfuggire ai pesticidi e dove, nonostante l'inquinamento, si sanno adattare all'ambiente urbano e produrre il miele succhiando il nettare dai fiori dei viali e dei giardini. L'apicoltura urbana prevede l'installazione di arnie sui tetti di case e palazzi: l'anno scorso, a Parigi, esistevano circa 300 arnie di apicoltori urbani, mentre a Londra sono già più di 2mila!

Oltre alle api domestiche, cioè quelle che vivono in comunità in grandi alveari e producono il miele, esistono anche api selvatiche solitarie, come le Osmie, che non pungono e non producono miele e si trovano addirittura in vendita per chi, come i frutticultori, ha bisogni di affidabili impollinatori.

Questa specie di api, riconoscibili dalle piccole dimensioni, ama scegliere luoghi insoliti per i propri nidi, come l'interno dei gusci delle chiocciole o addirittura le pompe da giardino, le serrature e persino i tubi di scappamento di auto e motorini. Numerosissimi sono tuttavia i tipi che popolano la grande famiglia delle solitarie (550 specie solo in Europa): ci sono le api muratrici, faccia gialla, tagliafoglie, le api dai piedi pelosi e quelle cardatrici di lana.

Gli scienziati hanno riscontrato che dal 25 al 50% delle visite ai fiori è attribuibile a insetti diversi dalle api mellifere, che sono meno efficaci a depositare il polline ma hanno tassi "di visita" superiori a quelli delle api domestiche.

Anche noi però possiamo contribuire alla causa, creando piccoli habitat favorevoli agli insetti impollinatori nel contesto in cui viviamo, in città o in campagna, con mini alveari o coltivando piante e fiori capaci di attirarli e di nutrirli.

Le casette per le api si trovano in vendita su internet ma le possiamo realizzare con estrema facilità anche noi, inserendo in un contenitore più grande, di legno o altri materiali, delle sezioni di canne di bambù o palustri, dei cilindretti di carta, delle penne o maccheroni o qualsiasi materiale naturale che crei delle piccole gallerie e degli interstizi in cui api, ma anche coccinelle e insetti pronubi (cioè impollinatori), possano trovare casa e deporre le uova.

Per realizzare un' oasi salva api in giardino o sul proprio balcone si può seguire uno dei tanti tutorial su Youtube, come il video del Parco del Serio

Inoltre possiamo coltivare fiori a loro graditi, i cosiddetti "amici delle api". Le varietà più indicate d'estate sono la calendula, la lavanda, l'origano, il timo, la borragine, la tagete, i cosmos, i tulipani, l'erba cipollina, il rosmarino, la salvia, il trifoglio. Ideale è il tarassaco (il classico "dente di leone") molto apprezzato dalle api per la grande quantità di polline dei suoi fiori. In autunno vanno bene il topinambur e il crisantemo, per rifocillarle prima dell'inverno.

L'altra indicazione degli apicoltori de "Le Querce" è quella di non usare diserbanti in giardino, perché spesso contengono il glifosato che si diffonde e può arrivare a depositarsi anche nel miele.

E' importante e positivo che le varie categorie collaborino e facciano squadra: ne è un esempio il fatto che sempre più agricoltori, spesso su invito degli apicoltori, negli anni in cui devono lasciare "a riposo" i loro campi (il classico "maggese") vi seminino piante erbacee nettarifere che possono offrire alle api una riserva di cibo in assenza di altre fioriture nella zona.

Iniziative a favore delle api:

Petizione di Green Peace per salvare le api

Bee safe campagna del WWF Italia per salvare gli impollinatori

 

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