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Occhioni, invisibili in pericolo

La nascita del pulcino Fierobecco a Isola Sant'Antonio ha messo in moto il "Progetto occhione" anche quest'anno. Conosciamo meglio questa specie simbolo delle aree umide, un ambiente prezioso per la biodiversità e sensibile alla presenza invasiva dell'uomo.

  • Stefano De Cesare
  • luglio 2019
  • Martedì, 23 Luglio 2019
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Fierobecco in famiglia Daniela Meisina - Associazione naturalistica Codibugnolo Fierobecco in famiglia Daniela Meisina - Associazione naturalistica Codibugnolo

Isola Sant'Antonio è una delle aree protette del Po vercellese-alessandrino, un ente di gestione che raggruppa una serie di zone umide toccate dal Grande Fiume che scorre verso la Lombardia. Proprio qui, anche quest'anno, una coppia di occhioni ha regalato all'oasi naturalistica un nuovo nato.
Dopo il loro arrivo a marzo e i capricci meteorologici del mese di maggio, Fierobecco - questo il nome del neonato - ha calpestato per la prima volta il nido che l'ha visto uscire dall'uovo. Prima del nubifragio dell'8 maggio, in realtà, nel nido di uovo ce n'era anche un altro rimasto, però, danneggiato in modo irreparabile dalla grandine. A poco sono valsi i tentativi della madre di proteggerlo, nonostante sia rimasta immobile nel nido fino alla fine delle intemperie.

Fierobecco è, quindi, rimasto l'unico erede di una tradizione ormai consolidata: sono, infatti, sette anni che questi migratori silenziosi e riservati scelgono l'oasi come residenza estiva e luogo di nidificazione.

Nell'oasi naturalistica, ogni primavera, gli occhioni si riproducono con successo, sotto l'occhio attento - e fotografico - delle operatrici dell'associazione naturalistica Codibugnolo che gestisce l'area protetta.

Spiega Daniela Meisina, guida ambientale e fondatrice dell'associazione: "La coppia presente all'interno dell'oasi è una sola. Ha scelto di nidificare in prossimità dei due laghetti, in un'area rialzata e quindi più protetta rispetto ai siti utilizzati da quelle che vivono fuori dall'area. Alla fine del periodo riproduttivo ci occupiamo di tagliare la vegetazione in modo da lasciare aperto e non boscato il sito di nidificazione, cercando così di mantenere il sito nelle stesse condizioni che gli occhioni hanno giudicato favorevoli l'anno prima".

Il "Progetto occhione" nasce nel 2013, in seguito alla riqualificazione ambientale della cava di 88 ettari, diventata oggi un angolo protetto per numerose specie di uccelli acquatici che trovano qui il luogo giusto per nidificare. Oltre alle specie più comuni come il germano reale, lo svasso maggiore e la folaga ci sono anche il fistione turco, la sterna comune e la moretta tabaccata, tutte specie che, come il nostro occhione, sono considerate in pericolo.

Conosciamo meglio l'occhione

Occhi grandi, sgraziato nell'aspetto ma agile nella corsa, coraggioso e astuto nel difendersi: l'occhione (Burhinus oedicnemus) è un uccello davvero singolare, capace di suscitare l'ammirazione di ornitologi e birdwatcher.

Con un piumaggio color sabbia screziato di bruno e uova che assomigliano a ciottoli di fiume è un maestro delle arti mimetiche. Una volta acquattato al suolo, la sua presenza passa inosservata anche ai predatori più attenti, come volpi e cornacchie. Canta in particolare al crepuscolo o nelle ore serali, quando tanti altri uccelli si acquietano, emettendo il suo caratteristico verso, un specie di gorgheggio molto acuto. Costruisce il suo nido nei larghi greti dei fiumi, specialmente se in secca e nelle aree semi-incolte, dove la copertura vegetale è rada ma l'acqua è abbastanza vicina da garantirgli un'adeguata fonte di cibo. Non disdegna neanche i grandi campi coltivati, purché non costantemente disturbati dalla presenza umana.

La specie in Italia

Nel nostro Paese l'occhione è presente in buona parte del Mezzogiorno, spesso con popolazioni residenti nelle isole maggiori, mentre nidifica nel Nord con piccoli popolamenti in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. La popolazione italiana è di piccole dimensioni: l'IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) stima che siano presenti tra le 1000 e le 1500 coppie, di cui massimo una ventina sono state censite in Piemonte. Gli interventi invasivi con i quali si regimano gli alvei fluviali, l'agricoltura intensiva e meccanizzata e la presenza invasiva di fuoristrada, quad e moto da cross fanno si che i suoi ambienti prediletti siano sempre più degradati. Per questa ragione, nonostante alcuni casi di incremento nel corso degli anni, il trend di popolazione è purtroppo in diminuzione.

 

 

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