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Sirfidi, ovvero i termometri degli ecosistemi

Sono una specie di mosca la cui presenza, o assenza, è indicativa dello stato di salute di un ecosistema: il suo studio nel Bosco del Merlino, area protetta del Monviso e Zona Speciale di Conservazione, è valso a un giovane ricercatore piemontese la vittoria di un premio e sarà utile per programmare gli interventi migliori per la conservazione o il ripristino ambientale degli habitat naturali

  • Alessandro Paolini
  • Marzo 2021
  • Martedì, 15 Giugno 2021
Milesia crabroniformis  - Foto E. Cazzuli Milesia crabroniformis - Foto E. Cazzuli

Uno studio condotto nel 2019 nel Bosco del Merlino, area protetta del Monviso e Zona Speciale di Conservazione, si è aggiudicato il prestigioso Premio Giovanni Binaghi bandito dalla Società Entomologica Italiana.

Si tratta della ricerca, condotta dal dottor Umberto Maritano, che riguarda la comunità dei Sirfidi e che ha portato alla pubblicazione di un articolo sulla rivista scientifica internazionale Biodiversity Data Journal.

L'autore sarà premiato in occasione del XXVI Congresso Nazionale di Entomologia che si terrà a Torino a giugno 2021 e, nell'occasione, verrà presentato anche un poster dedicato al lavoro nel Bosco del Merlino.

Ma che cosa sono i Sirfidi? E perché la loro presenza è importante?

La mosca che si "traveste" per ingannare gli uccelli

I Ditteri Sirfidi (Syrphidae) sono una famiglia di mosche, di dimensioni che variano da 4 a 25 millimetri, che presentano spesso colorazioni intense sull'addome e sul torace, con alternanza di chiazze gialle e nere o, in alcune specie, lunghi peli marroni, biancastri o rossastri. Si tratta di insetti totalmente innocui che, tuttavia, riescono a difendersi efficacemente dai predatori in un modo originale. Adottano infatti una forma di mimetismo chiamato "batesiano" (dal nome del naturalista ed esploratore Henry Walter Bates) con il quale si indicano quelle specie di animali o piante commestibili che imitano altre specie non commestibili e – in virtù di questo "travestimento" - evitano di essere attaccate e divorate dai predatori. Nel caso dei Ditteri il loro mimetismo li rende somiglianti dal punto di vista morfologico, cromatico o comportamentale ad altri insetti velenosi, in particolare agli imenotteri (api, vespe, bombi), tanto da ingannare e tenere lontani soprattutto gli uccelli.

I Ditteri comprendono alcune specie comuni che si possono trovare un po' ovunque, anche nei nostri giardini. E' possibile vederli mentre stanno fermi in volo, a mezz'aria, secondo una tecnica chiamata "hovering". Altre specie di ditteri sono invece rare, perché le loro larve si sviluppano esclusivamente in microhabitat particolari e vulnerabili come le cavità delle piante senescenti. I Sirfidi sono insetti estremamente utili perché sono tra i principali impollinatori degli ambienti naturali e quindi svolgono un servizio fondamentale per la sopravvivenza di moltissime piante ed animali, tra i quali anche la nostra specie. A livello europeo sta per partire un'imponente attività di monitoraggio degli impollinatori, che durerà per i prossimi dieci anni, e che riguarderà anche i Sirfidi. E' inoltre di prossima uscita la prima Lista rossa europea che riguarderà circa 600 specie di Sirfidi e che per la prima volta identificherà quelle a rischio.
Ma non è tutto. Questo animale è riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale come un ottimo organismo bioindicatore. Sulla base della sua presenza o assenza in un dato habitat, infatti, possiamo ottenere informazioni sullo stato di conservazione, sulla complessità o sulla funzionalità di un ecosistema.

I bioindicatori, indici della salute degli habitat

I bioindicatori sono dei gruppi di organismi le cui specie hanno caratteri strettamente associati a determinati parametri ambientali o microhabitat specifici e per questo sono indicativi dello stato di salute di un ecosistema.

"Gli Odonati, ad esempio, sono associati ad ambienti umidi come le paludi, i Carabidi invece agli habitat forestali", spiega Umberto Maritano. "I Sirfidi si associano a molti e diversi tipi di ambiente, da quelli costieri sino a quelli di alta quota, da quelli aperti a quelli forestali. In Italia ne sono state censite circa 520 specie e ciascuna ha adattamenti specifiche in certe nicchie, come le radici, le cavità degli alberi, i detriti vegetali, e così via".

La variazione o scomparsa di queste "nicchie ecologiche" in un ecosistema, a seguito di una alterazione ambientale, si può ripercuotere direttamente sulle capacità di sopravvivenza delle specie stesse, causandone l'estinzione locale. In pratica si comparano le specie osservate in campo con quelle attese per quell'habitat: tanto maggiore sarà il risultato ottenuto, tanto migliore sarà la sua integrità ecologica o complessità e funzionalità ecosistemica e quindi l'habitat in oggetto si potrà definire ben conservato. In caso contrario possiamo comunque individuare con precisione quali microhabitat sono buoni e quali invece carenti, fornendo così degli strumenti fondamentali all'ente gestore di quell'area, che potrà programmare gli interventi migliori per la conservazione o il ripristino ambientale.

Lo studio e le sue conclusioni

"Sono pochi gli studi realizzati in Piemonte sui Sirfidi e per questo non è possibile fare comparazioni di dati a livello regionale. Per il mio studio ho applicato Syrph the Net, un database che utilizza i Sirfidi come bioindicatori e che contiene dati a livello europeo, anche di Paesi molto diversi, dalla Grecia alla Scandinavia, che però consentono di fare delle valutazioni - spiega Maritano.  Il risultato relativo al Bosco del Merlino è stato che le specie di Sirfidi rinvenute rappresentano il 38% di quelle attese, cioè di quelle che dovrebbero essere presenti in condizioni ideali in un querco-carpineto come quello. Si tratta di un risultato che di per sé non è necessariamente negativo anche se evidenza delle carenze nella complessità ecosistemica della Riserva Naturale".

Il Bosco del Merlino è un bosco relitto, superstite delle foreste che ricoprivano in passato la Pianura padana. Dallo studio è emerso come al suo interno siano più scarse le specie di Sirfidi che hanno larve fitofaghe (che si nutrono di piante) o detritivore (che mangiano materiali organici in decomposizione) mentre le saproxiliche (legate al legno deperiente o morto di alberi senescenti) sono rappresentate da una comunità ben strutturata.

Ma che cosa significa questo dato in concreto? "Evidenzia la necessità di ridurre la pressione dell'agricoltura intensiva nelle aree ai margini del bosco con coltivazioni di mais o prati a sfalcio con tagli troppo precoci rispetto alle piene fioriture, prosegue ancora Maritano, al fine di favorire sia le specie fitofaghe sia le fioriture tradizionali delle radure, le quali rappresentano anche una fonte di sostentamento per gli adulti delle specie legate alla necromassa".

La raccolta dei dati

Lo studio condotto da Maritano nella Zona Speciale di Conservazione del Bosco del Merlino ha preso avvio dalle attività di campo svoltesi da marzo ad ottobre 2019. Grazie all'utilizzo di trappole Malaise e transetti a retino entomologico sono stati catturati alcuni esemplari di insetti che hanno permesso di censire ben 61 specie di Sirfidi, tutte nuove per il Bosco del Merlino in quanto prima non erano conosciute.

"Le trappole Malaise sono simili a delle tende di tulle che intercettano e imprigionano gli insetti in volo, spiega il ricercatore. Una volta all'interno della tenda, i Sirfidi seguono la luce del sole e salgono in alto, infilandosi in un tubicino collegato ad un contenitore che contiene alcool, dove restano intrappolati. Queste trappole sono attive 24 ore su 24, da marzo ad ottobre. E' una tecnica che cattura gli insetti in modo casuale ed è quindi preferibile abbinarla a quella che utilizza transetti a retino entomologico. Si tratta in questo caso del classico retino per farfalle che l'operatore utilizza manualmente, potendo scegliere quali catture effettuare anche se, ovviamente, ciò presuppone una grande conoscenza degli insetti. Uno dei vantaggi di questo sistema è che l'operatore può scegliere il momento e il luogo della cattura, in concomitanza con i picchi di presenza degli adulti delle diverse specie in certe aree".

La fase di cattura è stata piuttosto lunga, perchè sono stati necessari 25 giorni sul campo, per circa 120-130 ore effettive di lavoro. Ma come ci si appasiona ai Sirfidi? 

"Dopo la laurea in Scienze Naturali, nel 2016 ho conseguito la magistrale in Biologia dell'Ambiente, racconta Maritano. Nel 2017 ho seguito a Ferrara un corso europeo sui Sirfidi e nel 2018 ho svolto il Servizio civile nel Bosco dei Mareschi di Sant'Antonino di Susa. Si tratta di un sito di alto pregio naturalistico per la presenza del tritone crestato e di un habitat prioritario di foreste alluvionali e ho potuto partecipare ad un progetto di miglioramento naturalistico studiando anche le specie di Sirfidi presenti. Attualmente lavoro come libero professionista, sono consulente dell'IPLA per il contenimento di alcune specie aliene invasive come la Popillia japonica e il tarlo asiatico e collaboro con l'Università di Torino offrendo la possibilità di stage e tesi agli studenti interessati. Ho appena concluso una ricerca nel Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino, una delle aree protette del Po piemontese. In futuro mi piacerebbe poter continuare lo studio dei Sirfidi in altri dieci o quindici siti piemontesi, in modo da poter avere dati più completi sulla situazione regionale, anche perchè attualmente, qui in Piemonte, i Sirfidi sono utilizzati anche come bioindicatori in fase sperimentale per monitorare gli habitat dei pascoli in alta quota nelle Cozie e al Monviso".

Il Bosco del Merlino

Il Bosco del Merlino, situato nel comune di Caramagna Piemonte, è l'ultimo nato tra le Riserve naturali piemontesi, essendo diventato un'area protetta nel marzo del 2019; il bosco è anche una Zona Speciale di Conservazione (ZSC IT1160010 "Bosco del Merlino") cioè un sito di importanza comunitaria in cui sono state applicate delle misure di conservazione per il mantenimento o il ripristino degli habitat naturali e delle popolazioni di determinate specie.
Il bosco costituisce uno degli ultimi ambienti forestali della pianura cuneese e dell'intera pianura padana e si compone di due nuclei, denominati rispettivamente Bosco Grande (Bosco del Merlino) e Bosco Piccolo (Bosco della Pica), lambiti dal torrente Meletta. Sono aree dominate da querce e carpini di bassa pianura e delimitati da prati e seminativi. Al limite meridionale del Bosco Grande si trova una piccola cava abbandonata, una distesa di ghiaia e limo che costituisce uno dei numerosi tipi di ambienti umidi che punteggiano il sito.

Il valore del Bosco del Merlino è costituito dalla sua ricchezza naturalistica, sia in termini di flora sia di fauna. A varie specie di alberi come Frassino maggiore, Acero campestre, Tiglio selvatico, Ciliegio e Melo selvatico, si affianca una flora talvolta rara, basti ricordare la presenza delle orchidee Plantanthera bifolia e chlorantha, quasi estinte in pianura. Anche il Gladiolus imbricatus è un'iridacea inserita nella Lista Rossa regionale, così come la primulacea Hottonia palustris, in via di scomparsa dalla Pianura Padana. Il valore naturalistico del sito è dovuto all'elevata biodiversità faunistica che può essere ricondotta a tre tipologie principali: la fauna legata all'ambiente forestale di pianura, la più rilevante vista la rarità regionale dell'habitat che occupa, la fauna degli ambienti umidi e quella legata alle zone agricole. Il Bosco del Merlino può dunque essere considerato un'isola ecologica che, nonostante le ridotte dimensioni, ospita una fauna ricca e diversificata. L'avifauna conta ben 107 specie di cui 59 nidificanti e 48 migratrici (regolari e occasionali); più di un terzo sono strettamente legate ad ambienti acquatici e 17 sono inserite fra quelle tutelate dalla Direttiva Uccelli. Tra queste il nibbio bruno (Milvus migrans), il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), il martin pescatore (Alcedo atthis) e l'averla piccola (Lanius collurio). Tra i mammiferi sono segnalate circa 24 specie, tra cui alcune di interesse comunitario, come il moscardino (Muscardinus avellanarius ) e varie specie di Chirotteri. Ma sono numerosi anche anfibi, rettili, carabidi, coleotteri e odonati.

La struttura originale del bosco è tuttavia in pericolo, a causa dell'estensione, anche al suo interno, della pioppicoltura e di una gestione forestale non sempre ottimale che, anche con tagli, causa una progressiva riduzione delle querce di grandi dimensioni. Gli ambienti umidi, habitat vitali per le popolazioni di anfibi e invertebrati acquatici, sono a loro volta a rischio a causa di drenaggi e inquinamento, mentre meriterebbero una gestione particolare data la loro forte vulnerabilità alle modificazioni antropiche. Una grande biodiversità da tutelare, dunque, attraverso le azioni che potranno essere messe in campo anche grazie alle indicazioni che vengono dallo studio sui Sirfidi.

Per approfondimenti:

I Sirfidi (Ditteri): biodiversità e conservazione, manuale operativo (ISPRA, 2015)

Il Bosco del Merlino

Bosco dei Mareschi

 

 

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