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Il pesce pulitore e il suo (falso) sosia

Spesso scambiato per un pesce pulitore, il nostro sosia -  A. taeniatus - ha uno scopo non poi così nobile! Avvicinandosi a ignari e speranzosi pazienti che lo credono il pulitore, con un colpo sicuro strappa un pezzetto di pinna o di pelle del malcapitato. Il pesce ferito si rivolta immediatamente, ma l'imitatore appare fermo e immobile, come se fosse innocente. Quindi ha doppio vantaggio: si ciba e non viene attaccato perché scambiato per il suo simile, il pesce L. dimidiatus.

  • Clizia Bonacito
  • Mercoledì, 13 Febbraio 2019
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A sinistra, Labroides dimidiatus in fase di pulitura su Lutjanus lutjanus (Foto: Keith Wilson/Flckr). A destra, Aspidontus taeniatus, il falso pesce pulitore (Foto: Rickard Zerpe/Flickr) A sinistra, Labroides dimidiatus in fase di pulitura su Lutjanus lutjanus (Foto: Keith Wilson/Flckr). A destra, Aspidontus taeniatus, il falso pesce pulitore (Foto: Rickard Zerpe/Flickr)

In mare ci sono diversi crostacei che ripuliscono pesci di ogni dimensione e "carattere". Non tutti sanno però che si tratta di una simbiosi mutualistica, in cui il pulitore trae sostentamento dai parassiti esterni, dai batteri, dai tessuti malati, feriti o dagli avanzi di cibo che elimina dai pesci ospiti e questi ultimi, venendo liberati da materiali indesiderati, traggono giovamento da un simile trattamento. Per svolgere tali mansioni, però, ci vogliono delle premesse comportamentali e conoscitive reciproche senza le quali sarebbe impensabile che un predatore si faccia ripulire la bocca da piccoli crostacei.

Il Labroides dimidiatus, pulitore delle barriere coralline

Un noto esempio di pesci pulitori è il labride Labroides dimidiatus che vive ripulendo sistematicamente molti pesci delle barriere coralline indo-pacifiche.
Affinché il labride si possa avvicinare al suo ospite, deve assumere un "atteggiamento" tale da avvisare che non è pericoloso e che, al contrario, vuole essergli amico. Per farsi riconoscere si avvicina, anche grazie al movimento a farfalla con il quale muove le pinne pettorali, eseguendo una sorta di "danza".

Nel caso specifico, il Labroides dimidiatus procede verso il "paziente" lentamente sollevando e abbassando ripetutamente l'estremità superiore del corpo, tenendo la pinna caudale spiegata. Questo nuoto così appariscente attira l'attenzione degli altri pesci e sono loro stessi ad avvicinarsi; il pesce pulitore si fa loro incontro e comincia a ispezionarli. Agitando velocemente le pinne pettorali, scivola sulla superficie del corpo del cliente e talvolta lo colpisce con la bocca se non sta fermo. La mascella inferiore è biforcuta e se ne serve per staccare i parassiti di cui si nutre. Il labride ispeziona accuratamente i fianchi, le pinne, i lati della testa, le branchie, i denti e talvolta anche il palato (come nel caso della cernia o della murena). Smette solo quando l'ospite comincia a dar segni di impazienza o quando il lavoro è veramente completato.

I clienti di questi pesci, per la maggior parte, sono frequentatori della barriera: piccoli e grandi predatori, ma non solo. Anche i clienti assumono dei comportamenti particolari e alcuni cadono anche in una sorta di trance, il respiro diventa superficiale e irregolare, tralasciano i movimenti delle pinne per bilanciare la posizione e quindi si girano su un fianco; altri assumono posizione verticale con la coda o la testa rivolti in basso, la bocca aperta e gli opercoli spalancati; altri ancora si recano nei pressi della tana del pulitore e, adagiandosi pazientemente su un fianco, si lasciano ripulire dal padrone di casa che divora ogni parassita; non è raro che cambino anche colore. Da alcuni studi si è visto che molti degli individui delle specie stanziali si fanno ripulire solo da un ben determinato labride; se questo scompare, passa un certo periodo di tempo prima che accettino un nuovo pulitore.

L'Aspidontus taeniatus, sosia del pesce pulitore

Nelle stesse zone della barriera corallina dove soggiorna il labride Labroides dimidiatus, vive anche un blennide (Aspidontus taeniatus) che, se osservato soprattutto quando nuota, è difficilmente distinguibile dal labride; presenta la stessa dimensione, stessa colorazione, sa eseguire la medesima "danza" però, nella mascella inferiore, ha una potente dentatura.

L' A.taeniatus è un perfetto imitatore del L. dimidiatus con la differenza che lo scopo del blennide non è così nobile! Avvicinandosi a ignari e speranzosi pazienti che lo credono il pulitore, con un colpo sicuro strappa un pezzetto di pinna o di pelle del malcapitato. Il pesce ferito si rivolta immediatamente, ma l'imitatore appare fermo immobile come se fosse innocente. Quindi ha doppio vantaggio! Si ciba e non viene attaccato perché scambiato per il pesce pulitore.

In realtà sembra che i pesci imparino, dalle esperienze subite, a riconoscerlo e evitarlo; per questo motivo l'imitatore tende ad avvicinarsi soprattutto ai giovani inesperti. Inoltre attacca sempre e solo da dietro, mentre il vero pulitore si avvicina da qualsiasi direzione anche di fronte.
Non è ancora ben noto come i pesci distinguano l'imitatore dal modello, sicuramente non è una capacità innata ma acquisita collezionando una serie di esperienze positive con i pulitori e ogni tanto, poiché è più raro, qualche esperienza negativa.

L' A. taeniatus nel corso dell'evoluzione si è modificato per essere sempre più simile al pulitore, ecco dunque che la forma della testa è molto meno tronca di altre specie dei blennidi, e quindi più simile ai labridi; inoltre è ben adattato al nuoto, mentre la famiglia dei blennidi è generalmente costituita da cattivi nuotatori. Altra particolarità riguarda il cambiamento della colorazione della livrea, i blennidi la variano molto e spesso in base alla status del momento, mentre l' A. taeniatus può cambiare la livrea in quattro diverse modalità. Generalmente mantiene quella simile al pulitore, caratterizzata da una striscia nera lungo il fianco, che è una via di mezzo tra la colorazione che ha quando è spaventato e pronto a scappare, situazione in cui presenta anche il dorso e la pinna dorsale scuri, e quella che ha mentre combatte, solo la linea sul fianco costituita da tante macchie scure un po' distanziate.

Il mimetismo tra il labride L. dimidiatus e il blennide A. taeniatus è uno dei pochi casi studiati di mimetismo tra vertebrati.

 

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