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L'amore in tandem delle libellule

  • Marta Rollandin
  • Gennaio 2018
Mercoledì, 10 Gennaio 2018 11:11

In fase di accoppiamento, le libellule generano le tipiche formazioni a tandem nelle quali il maschio accoglie la femmina in volo catturandola con l'addome. Ogni femmina è in grado di deporre alcune migliaia di uova e, l'atto di deposizione può avvenire in solitaria o con la compagnia del partner che si assicura la "paternità".Le 89 specie di libellule presenti sull'arco alpino rappresentano solo in parte la diversità di questo gruppo di insetti.

Il mondo anglosassone li definisce draghi volanti, la regione alpina ne ospita quasi 90 specie, gli ecologi che indagano sullo stato delle acque interne, studiano e monitorano le loro popolazioni per definire le pratiche di conservazione e mantenimento degli ecosistemi umidi. Si tratta di tutti gli esemplari appartenenti all'ordine degli odonati, le L.I.B.E.L.L.U.L.E.

Le 89 specie di libellule presenti sull'arco alpino rappresentano solo in parte la diversità di questo gruppo di insetti. L'intero ordine si divide in tre grandi sottordini: gli zigotteri, gli anisotteri e gli anisozigotteri.
Di piccole dimensioni e soliti riposare con le ali accostate sopra l'addome i primi; grandi, robusti e con l'abitudine di tenere le ali distese perpendicolarmente rispetto al torace i secondi; simili morfologicamente agli anisotteri, ma analogamente abituati a posizionarsi come gli zigotteri durante il riposo, gli anisozigotteri.

Vediamo di farne uno 'spelling'....

L-ibellula, una bilancia in volo

Il termine libellula vede le sue origini dalla parola «livella», diminutivo del latino «libra» e quindi «bilancia».
Per trovare un nome a questo insetto, all'uomo è bastato osservare il mantenimento della posizione orizzontale delle ali durante la ricerca dell'equilibrio in volo da parte degli individui di questi insetti. Si dice spesso che, nei nomi, ci sia già scritto il destino, non a caso, lo studio delle popolazioni delle specie appartenenti all'ordine delle libellule – gli odonati – conferma l'importanza della loro presenza all'interno di specifici habitat, condizione indispensabile al fine di mantenerne l'equilibrio.

I-nsetto alato più antico del mondo

Se anche solo un uomo fosse vissuto tra i 290 e i 250 milioni di anni fa, avrebbe potuto camminare in lungo e in largo per le umide foreste del Permiano Inferiore – l'era geologica che precede il Carbonifero. Oggi, quest'uomo, avrebbe potuto raccontarci aneddoti sulla presenza di alcuni esemplari di Megatypus: un preistorico genere di insetti simili alle attuali libellule, ma di dimensioni di gran lunga maggiori. Si tratta di antichi parenti degli odierni odonati, provvisti però di aperture alari che potevano raggiungere i 70 cm.

B-ioindicatore, la libellula ci racconta lo stato di salute delle acque

Sono diversi gli organismi, acquatici e terrestri, vegetali e animali, che, se osservati nella loro presenza e numerosità, diventano importanti "bioindicatori" ovvero indicatori della vita: sentinelle, in grado di raccontarci i segreti dello stato di salute dell'ambiente all'interno del quale vivono. Si tratta di individui particolarmente sensibili alle diverse forme di inquinamento. Le libellule, che compiono il loro sviluppo larvale in acqua, rappresentano uno dei più famosi bioindicatori dello stato di salute di questo ambiente.

E-mimetaboli: le libellule e la metamorfosi incompleta

Gli esemplari adulti delle libellule, caratterizzati il più delle volte da colori sgargianti, sono volatori attivi e, al contrario delle forme larvali, colonizzano e vivono in ambiente subaereo. Il loro corpo, come di norma negli insetti, è caratterizzato da tre regioni distinte: il capo, il torace – dal quale si dipartono le ali e tre coppie di zampe articolate - e l'addome. Si tratta di organismi emimetaboli: individui che compiono, nel corso della loro vita, una metamorfosi incompleta, una trasformazione verso lo stadio adulto senza profondi passaggi intermedi. La larva infatti è già morfologicamente e strutturalmente molto simile alla forma adulta, nonostante i progressivi cambiamenti che nel tempo la porteranno a conquistare un ambiente non più acquatico.
Il periodo larvale può durare da uno a tre anni circa, a seconda della specie e delle condizioni dell'ambiente.

L-arva acquatica, maschera si, ma pinne no

Ghiotta di piccoli crostacei, girini, gasteropodi e altre larve di insetti, la larva della libellula è un predatore specializzato la cui "maschera" è diventata un marchio di fabbrica; si tratta di una caratteristica differenziazione del labbro inferiore di questi insetti, la quale va a formare una struttura prensile unica nel suo genere. Questa, scattando rapidamente come una pinza a molla, quasi a ricordare il movimento degli arti anteriori di una mantide religiosa, permette agli individui di catturare le prede con facilità attraverso agguati e attacchi inaspettati.
Sono diverse, anche se non drastiche, le trasformazioni morfologiche che la libellula affronta durante il corso del suo stadio larvale. Sono circa dieci-tredici le mute che affronta, dalla larva vera e propria o neanide alla ninfa – la quale è già provvista di "astucci alari", nidi di future ali.

Laghi, paludi e torbiere

Gli ambienti che favoriscono la maggior accoglienza per gli esemplari dell'ordine delle libellule sono le zone umide. Laghi, paludi, stagni, pozze e corsi d'acqua costituiscono infatti gli ecosistemi maggiormente idonei alla loro presenza. Nonostante questo, spesso le libellule sono costrette cercare dei luoghi puntuali nei quali deporre. Questo è dovuto alla continua trasformazione delle aree umide, provocata dal sempre crescente aumento dello sfruttamento del territorio da parte dell'uomo.

Uova, alcune migliaia dopo la ruota dell'accoppiamento

Le femmine depongono le uova pochi istanti dopo l'accoppiamento. La scelta del luogo di deposizione avviene a seconda delle abitudini delle diverse specie. Ci sono esemplari che liberano le uova direttamente nell'acqua, altri che sono soliti inserirle o adagiarle su piante acquatiche, riparie oppure direttamente sul sedimento. Ogni femmina è in grado di deporre alcune migliaia di uova e, l'atto di deposizione può avvenire in solitaria o con la compagnia del partner che si assicura la "paternità".
In fase di accoppiamento, si possono osservare le tipiche formazioni a tandem nelle quali il maschio accoglie la femmina in volo catturandola con l'addome. Se lei accetta il corteggiamento allora la si vede ripiegare il corpo verso il torace del maschio. La coppia assume così la famosa posizione a ruota, chiamata cuore copulatorio. Posizione che deriva dalla necessità dei due generi di far incontrare i reciproci organi deputati alla riproduzione, situati a livello del torace per il maschio e dell'addome per la femmina.

Leggi, liste rosse e conservazione

La tutela delle specie di odonati prevede in primis la conservazione degli habitat che le ospitano. La Convenzione di Ramsar per la "Conservazione delle Zone Umide" (1971) e la Direttiva Habitat (1992) – la quale inserisce nei suoi allegati una ventina specie di libellule - sono un esempio di quel che l'Europa sta facendo in visione di una politica di conservazione della biodiversità. Nel 1979 è stata firmata da tutti paesi comprendenti aree alpine la Convenzione di Berna che, prevedendo atti utili alla salvaguardia della vita selvatica e dell'ambiente naturale, inserisce in un allegato, come specie oggetto di protezione speciale, ben 16 specie di odonati.
Nel 2010 l'International Union for Conservation of Nature (IUCN) ha pubblicato la Lista Rossa Europea delle libellule con la descrizione dello stato di conservazione di tutte le libellule europee

A-lpi italiane e libellule

«Attualmente in Italia sono segnalate in modo attendibile 94 specie di odonati; di queste, 73 sono state rilevate anche nell'areale alpino e 10 si trovano quasi o esclusivamente sulle Alpi». Queste le parole di Matteo Elio Siesa, biologo e dottore di ricerca in scienze naturalistiche e ambientali, autore di "Le libellule delle Alpi, come riconoscerle, dove e quando osservarle", edito nell'aprile 2017 da BLU edizioni.
Aeshna subartica e Aeshna grandis, inserite nella Lista Rossa Europea, sono solo due delle specie rare segnalate – seppure con distribuzione puntuale - sull'arco alpino. Fra le specie di maggior interesse naturalistico ed in pericolo critico, l'area ospita anche Sympecma paedisca e Nehalennia speciosa.

Le libellule rimangono, negli occhi delle più diverse tradizioni, il simbolo della trasformazione e della rapidità: da larva predatrice a delicato adulto, da larva camminatrice dei fondali a uno degli insetti più veloci fino ad oggi mai conosciuti.

 

Ultima modifica il Venerdì, 12 Gennaio 2018 19:59

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