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Valli di Lanzo, dai Laghi Sagnasse al mito di Persefone

Per capire però davvero la bellezza della primavera si dovrebbero cercare dei luoghi intatti dove la Natura regna sovrana. Succede in Val Grande, angolo di terra laterale e celato nelle Valli di Lanzo, dove è possibile percorrere un sentiero panoramico, mentre la neve si scioglie e sui prati spuntano i primi fiori.

  • Alessandra Corrà
  • Aprile 2019
  • Venerdì, 29 Marzo 2019
Lago di Sagnasse (Foto A. Corrà) Lago di Sagnasse (Foto A. Corrà)

Con l'equinozio di primavera, quest'anno avvenuto il 20 marzo alle ore 22,58, momento in cui il Sole è transitato dall'emisfero australe a quello boreale e la durata del giorno è diventata uguale a quella della notte, è iniziata la stagione della fioritura, nonché il passaggio dall'inverno all'estate. Il cosmo in questo periodo sta vivendo una fase di grande espansione e la variazione delle ore di luce influenzerà molti fenomeni generativi.

Per capire però davvero la bellezza della primavera si dovrebbero cercare dei luoghi intatti dove la Natura regna sovrana. In montagna è facile trovano ancora zone incontaminate: un sentiero molto panoramico, da percorrere quando la neve si sta sciogliendo e sui prati spuntano i primi fiori, si trova nella Val Grande, angolo di terra laterale e celato nelle Valli di Lanzo, a ridosso del comune di Groscavallo.

L'itinerario da Rivotti di Pialpetta ai Laghi Sagnasse

Il cammino si sviluppa quasi interamente su una strada sterrata, utilizzata in passato dai pastori, che percorrevano queste vie per raggiungere gli alpeggi.
Dopo aver lasciato l'auto nella frazione di Groscavallo, Rivotti di Pialpetta, dove si trova anche una splendida chiesetta bianca, è consigliato seguire l'itinerario che prende avvio sulla destra.
Dopo aver superato un bosco di castagni, ontani e faggi, in circa venti minuti, si arriva ai piedi del monte dell'Alpe Crest, un punto molto panoramico, dove la vista può vagare sull'orizzonte, in uno sguardo stupito sulle cose.

Continuando il cammino, sempre sulla via sterrata, vero e proprio balcone sull'alta Val Grande, si esce dalla zona boschiva per valicare alcuni alpeggi del Pian delle Moie, tra vecchie baite e piccoli torrenti.
Poco dopo, evitando la deviazione che scende ai sottostanti Gias, si procede in piano per alcuni metri, fino a notare sulla destra l'imbocco di un sentiero su cui è indicata la salita ai laghi.
Se fino a poco prima il sentiero si inerpicava dolcemente, adesso sale deciso, con numerose svolte piuttosto ripide, fino a giungere, dopo una buona mezz'ora, i piedi di un enorme masso.
Aggirato il macigno, si imbocca il sentiero sulla sinistra, diventato di nuovo pianeggiante, che ci accompagnerà alle costruzioni del Gias dei Laghi a quota 2072 metri, a destra, dove poco più in basso si scorge il primo incantevole Laghi di Sagnasse.
La conca è un incantesimo: distanziandoci dal nostro io interiore, si avverte di essere anche noi parte di un tutto.

In questo periodo dell'anno, poi, il contrasto che formano le dense fioriture primaverili tra le ultime chiazze di neve rimaste dall'inverno, stringe il cuore.
Come affermava il filosofo greco Platone, la meraviglia trascende sempre la conoscenza, ed è impossibile non provare, all'arrivo di ogni primavera, sorpresa per la straordinaria bellezza dei colori e dell'aria ricca di profumi che esplodono in ogni dove, regalando a tutti noi rinnovata energia.
Il percorso non finisce qui, perché valicando gli ultimi alpeggi, che sorgono sulla destra, si sale ancora una decina di metri fino ad arrivare in un altro spazio che ospita il secondo Lago Sagnasse Superiore, ai 2083 metri di quota. Dallo straniamento all'estasi, il passaggio è breve. 

Dai Laghi Sagnasse al mito di Persefone

In passato, soprattutto nel mondo pagano, l'arrivo della primavera, periodo in cui dal buio si entrava nella luce, coincideva con momenti festaioli che celebravano il rinnovamento della vita e della fertilità.
A noi oggi restano alcuni miti, straordinari simboli, che ancora ci colpiscono per la sensibilità delle vicende narrate. Come il racconto greco Sulla nascita delle stagioni, dove viene raccontato il rapimento di Persefone, figlia di Demetra, la dea del grano e dell'agricoltura, da parte di Ade, il dio dell'oltretomba.

Il mito riferisce che un giorno Persefone, figlia della dea dell'agricoltura, Demetra, mentre stava raccogliendo dei fiori nella pianura di Nisa, sulle sponde dell'Oceano, vide comparire un carro trainato da quattro cavalli condotto dal dio dell'oltretomba.

Ade, questo era il nome del dio, la rapì per condurla con sé nel sottoterra e sposarla.
Alcuni giorni dopo, la mamma di Persefone, la dea Demetra, infelice di non riuscire più a trovare la figlia, chiese soccorso agli dei. Nessuno di loro però ascoltò la sua domanda di aiuto, così la dea, ormai disperata, fece essiccare tutte le piante da frutto, rendendo la terra un luogo arido e infecondo.
A quel punto Zeus, preoccupato per il mondo, decise di prestare soccorso a Demetra e, per mezzo del suo messaggero Ermes, ordinò ad Ade di liberare la fanciulla.

Il dio dell'oltretomba, che era molto furbo e accorto, poco prima di liberare Persefone, le suggerì di mangiare un chicco di melagrano, considerato in quel tempo una pianta magica, senza dirle che quel gesto l'avrebbe obbligata per sempre a tornare da lui ogni sei mesi.
Quando Persefone si ripresentò da sua madre, Demetra per la gioia fece rifiorire tutti i frutti della Terra, che però da quel giorno sarebbero stati condannati ad appassire ogni autunno, momento in cui Persefone sarebbe stata obbligata a far ritorno a casa di Ade.

 

 

 

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