La lepre variabile, il fantasma delle Alpi

  • testo e foto di Luca Giordano
  • Gennaio 2017

Inafferrabile mammifero, pu√≤ considerarsi un "relitto glaciale", ovvero una specie di animale che, a seguito delle grandi glaciazioni e dello scioglimento delle nevi perenni, √® rimasta isolata sulle Alpi

Nella stagione fredda, le tracce del fantasma appaiono e scompaiono nel fitto del bosco, seguendo i capricci del vento che spazza di tanto in tanto la neve su cui sono impresse. Già in inverno la ricerca di questo inafferrabile mammifero non è agevole per noi umani, che, pur dotati di ciaspole, tendiamo ad affondare eccessivamente nella fitta coltre nevosa. Tuttavia, qualche possibilità resiste proprio grazie alle piste lasciate dall'animale.

In primavera e estate, invece, la situazione si complica ulteriormente. Senza pi√Ļ indicazioni provenienti dalle orme, diventa praticamente impossibile prevedere gli spostamenti delle lepri. L'unica strategia premiante, in questo periodo dell'anno, prevede un ampio utilizzo di binocolo e monoculare, strumenti ottici che permettono di scorgere eventuali movimenti improvvisi nelle pietraie anche a grandi distanze.

Questa specie, come la pernice bianca di cui abbiamo parlato lo scorso mese, può considerarsi a pieno titolo un "relitto glaciale": con questi termini vengono identificate quelle specie animali che, a seguito delle grandi glaciazioni e del successivo scioglimento delle nevi perenni, sono rimaste isolate su catene montuose particolarmente aspre, quali le Alpi. Proprio come la pernice, anche la lepre variabile, che si incontra solitamente nella fascia montana posta tra i 1500 e i 2300 metri di quota, si caratterizza per un marcato dimorfismo stagionale: in inverno il suo pelo appare totalmente bianco, fatta esclusione per le punte delle orecchie che rimangono di colore nero. Durante l'estate, invece, a seguito di un lungo periodo di muta, il suo manto arriva ad assumere un colorito bruno grigiastro.

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