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I rifugi amici del ghiacciaio

I rifugi alpini sono strutture ricettive inserite in un contesto ambientale con particolari criticità. La loro collocazione, pittoresca ma assai delicata, rende particolarmente complesso garantire gli approvvigionamenti di acqua ed energia. L’esperienza di “CAI Energia 2000” insegna

  • Chiara Barbieri
  • dicembre 2010
  • Venerdì, 3 Dicembre 2010

Negli anni, con la finalità di diffondere l’interesse per i territori montani promuovendo una cultura di sviluppo e di sostenibilità, è stata incentivata una serie di progetti volti alla riqualificazione dei rifugi negli ambiti relativi alla produzione di energia elettrica, smaltimento reflui e potabilizzazione dell’acqua. Dal punto di vista energetico, il CAI con il progetto CAI Energia 2000, fin dai primi anni di questo decennio ha portato avanti un progetto di efficientemento energetico dei rifugi alpini. Con il progetto CAI Energia 2000 ben 36 rifugi dell’arco alpino piemontese, valdostano e veneto sono stati attrezzati con impianti alimentati da fonti rinnovabili. Questi interventi sono stati pianificati nel pieno rispetto delle norme di sicurezza, riducendo o azzerando l’utilizzo di gruppi elettrogeni alimentati da combustibile fossile. Ciò significa non solo ridurre le emissioni di gas serra, ma anche un minore inquinamento acustico, grazie alla riduzione dei passaggi dell’elicottero, unico mezzo con cui è possibile effettuare gli approvvigionamenti di carburante in zone spesso impervie. I primi interventi di attivazione di impianti fotovoltaici risalgono al 1984 e hanno ottenuto importati risultati, tali che oggi molte strutture sono equipaggiate utilizzando tecnologie che sfruttano le fonti rinnovabili. Le installazioni previste rispondono a requisiti di semplicità d’uso e manutenzione, affidabilità e integrazione nel contesto ambientale. La scelta di installare impianti alimentati da fonti rinnovabili presso un rifugio montano, in un contesto paesaggistico delicato e protetto, si inserisce in un quadro di intervento organico che considera l’approvvigionamento energetico non solo come mero fattore economico, ma come elemento fondamentale nella gestione delle risorse dei siti interessati; un sistema virtuoso capace di attivare un’economia di scala, con abbattimento dei costi e ottenimento di fondi da eventuali finanziamenti che le politiche comunitarie rivolgono allo sviluppo sostenibile. La scelta di puntare sulle energie rinnovabili in un contesto non servito dalla rete elettrica nazionale e caratterizzato da particolari condizioni climatiche e logistiche, fa capo inevitabilmente a un processo che parte da una prima fase di conoscenza del contesto. Il primo passo concreto è, dunque, il sopralluogo tecnico, utile a rilevare le condizioni di funzionamento del rifugio interessato all’intervento, le sue necessità energetiche e le risorse disponibili e potenzialmente sfruttabili. È necessario, quindi, uno specifico studio preliminare relativo alla possibile realizzazione di impianti quali: generatori eolici ad asse verticale, silenziosi e innocui per l’avifauna, generatori fotovoltaici integrati alle strutture del tetto, centraline idroelettriche di piccola potenza, incapaci di creare danno all’ambiente e alla fauna. Quando ci riferiamo a rifugi montani non sempre parliamo di strutture piccole e spesso le necessità energetiche sono rilevanti. In casi simili, a supplire al funzionamento delle strutture del rifugio, qualora questi dispositivi alimentati da fonti rinnovabili non fornissero potenza sufficiente, in luogo dei tradizionali generatori a diesel sono stati scelti gruppi di cogenerazione ad olio vegetale. Il cogeneratore, come tutti i motori a combustione interna, tende a dissipare circa i 2/3 dell’energia fornita attraverso il carburante trasformandola in calore. Ora, con un cogeneratore questo calore viene recuperato e accumulato in un serbatoio di acqua glicolata al 50%, con la funzione di batteria energetica. L’alimentazione a combustibile vegetale quale olio di colza, di girasole o ricavato da oli vegetali esausti, totalmente esente da zolfo o dalle altre sostanze inquinanti presenti nei combustibili di origine minerale, permette di non introdurre nuova anidride carbonica in atmosfera (gli ossidi di carbonio prodotti dalla combustione di un olio vegetale sono pari a quelli assorbiti dalla pianta durante il suo ciclo vitale). Ovviamente l’uso del cogeneratore, pur se alimentato da fonti rinnovabili, comunque comporta spese di utilizzo e di manutenzione e può risultare maggiormente invasivo rispetto a un impianto eolico o fotovoltaico. In molti casi una soluzione pulita e intelligente per garantire un buon approvvigionamento energetico è l’utilizzo combinato di diverse tecnologie, che costituiscano un insieme ibrido, in grado di tener conto della complementarietà delle fonti disponibili (l’assenza di sole, ad esempio, può per contro voler dire disporre della forza del vento). Il corretto dimensionamento del campo fotovoltaico ed eolico, lavorando insieme, consentono di sopperire nel miglior modo possibile al fabbisogno dei carichi primari, quale l’illuminazione, i refrigeratori e gli impianti di potabilizzazione. Si tratta, come appare evidente, di un’integrazione assai sofisticata, implementata con l’apporto di sistemi di comunicazione, regolazione e controllo che permettono di gestire autonomamente le funzioni del rifugio tramite un’interfaccia di facile utilizzo, in grado di visualizzare i bisogni energetici della struttura e lo stato di funzionamento. Come sulle nostre vetture, in cui tecnologie per certi versi analoghe consentono di gestire sistemi di sicurezza attiva, passiva e di frenata, diventa possibile la gestione e il controllo delle complesse reti di produzione energetica, automatizzandone ogni processo. La scelta di utilizzare le fonti rinnovabili per produrre energia utile al sostentamento di un rifugio alpino parte, in prima battuta, da una profonda conoscenza del contesto ambientale in cui gli impianti andranno ad inserirsi. L’integrazione, o meglio l’ibridazione delle risorse disponibili rappresenta una soluzione particolarmente performante, in grado di coprire le esigenze energetiche di una struttura isolata. Tutto questo nel pieno rispetto della flora e della fauna. Negli anni l’attenzione dedicata ai temi della sostenibilità dei rifugi montani è cresciuta in maniera esponenziale. In quest’ottica, l’Unione Internazionale dei Club Alpini (UIAA) ha recentemente dedicato una grande attenzione al tema della sostenibilità dei rifugi durante l’ultima Assemblea annuale tenutasi a Bormio lo scorso 5 ottobre. Dichiara Silvio Calvi, membro italiano del board UIAA: «Alla conferenza di ottobre si è fatto il punto sulle attuali problematiche che i rifugi di montagna incontrano nelle varie parti del mondo. L’elenco dei problemi è certamente lungo: dalla conservazione, alla valorizzazione, all’innovazione. Johannes Hubmann, dello studio Steinbacher di Innsbruck, ha illustrato la ricerca sviluppata negli ultimi quattro anni su un campione di 100 rifugi dell’arco alpino orientale per analizzare le situazioni esistenti in relazione a acqua, energia e reflui. Karen Rollins, per la Backcountry Energy Environmental Solutions (BEES), legata al Club Alpino canadese, ha illustrato una ricerca sui rifugi del Canada e le proposte per migliorarne l’impatto sull’ambiente. Franco Filippi, Presidente di E++, ha illustrato il progetto CAI Energia 2000 che negli anni dal 2002 al 2005 ha visto innovazioni importanti sotto l’aspetto energetico per rifugi del Piemonte, della Valle d’Aosta e del Veneto. A questi si sono associate presentazioni per altri interventi importanti, dalla nuova Capanna Monte Rosa del Club Alpino Svizzero ai problemi delle spedizioni in Himalaya, che producono un impatto al quale non è facile porre rimedio. La presentazione di queste esperienze ha confermato l’importanza che la macchina-rifugio ha nello sviluppo della frequentazione della montagna». Dalla conferenza di Bormio si è usciti con la certezza che, al di là delle difficoltà contingenti, sia necessario più che mai continuare a guardare oltre, verso quella visione integrale capace di armonizzare presenza umana e contesto naturale riducendo al minimo l’impatto ambientale e amplificando la qualità della vita. Siamo certi che parchi e comunità montane possano rappresentare le punte di diamante di un approccio realmente sostenibile, che può contribuire a valorizzare l’ambiente montano preservandolo per le generazioni future.

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