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"Così il piano paesaggistico tutela il Piemonte"

La Regione approva il documento che detta le regole per la pianificazione sostenibile. Il testo semplifica l'iter dei procedimenti autorizzativi

  • Mauro Pianta
  • Dicembre 2017
  • Lunedì, 11 Dicembre 2017
Stupinigi, la palazzina di caccia Pixabay.com Stupinigi, la palazzina di caccia Pixabay.com

 

Uno strumento di tutela e promozione del paesaggio piemontese, realizzato d'intesa con il Ministero dei beni, delle attività culturali e del turismo. Ma anche un atlante complessivo che "fotografa" il territorio della regione, i cui beni paesaggistici sono stati perimetrali, catalogati e digitalizzati in un lavoro enciclopedico. Parliamo del Piano Paesaggistico Regionale (PPR), l'atto di pianificazione generale improntato ai principi di sviluppo sostenibile e di uso consapevole del territorio, che è stato approvato dal Consiglio regionale il 3 ottobre scorso ed è entrato in vigore il giorno 20 dello stesso mese.

«Il PPR – ha detto l'assessore all'Ambiente e alla Pianificazione territoriale e paesaggistica, Alberto Valmaggia – è il frutto di un grande lavoro che ha visto l'impegno delle strutture regionali e ministeriali per oltre dieci anni. Un documento che definisce modalità e regole volte a garantire che il paesaggio sia adeguatamente conosciuto, tutelato e valorizzato». Impressionanti i numeri delle componenti catalogate: 2060 fra cascate, ville, chiese torri, fortificazioni, cascine, borgate e vestigia storiche, residenze sabaude, Sacri monti, palazzi e castelli. E ancora 370 singoli beni paesaggistici e numerose aree tra cui 199 laghi, 1837 fiumi e corsi d'acqua, 109 aree protette, 94 zone di interesse archeologico, per una superficie tutelata pari al 61 per cento del totale del territorio.

«L'azione di tutela – aggiunge Valmaggia – per essere pienamente efficace, necessita del fondamentale contributo degli enti locali». Il Piano, infatti, dovrà essere adottato da tutti gli oltre 1200 comuni piemontesi che saranno chiamati a modificare il loro piano regolatore. Ci sono 24 mesi di tempo per adeguarsi. Osserva Giovanni Paludi, dirigente del Settore Territorio e paesaggio dell'assessorato regionale all'Ambiente e Territorio: «Non è un processo che si compirà in un giorno, ma le varianti non sono un evento straordinario per le amministrazioni, abituate da sempre a muoversi su questo terreno. La Regione, dal canto suo, supporterà il processo di adeguamento al Ppr dei piani regolatori con una continua assistenza tecnica ai comuni e anche attraverso finanziamenti mirati previsti dalla legge regionale 24/1996». Senza contare le semplificazioni burocratiche garantite da una normativa nazionale approvata a maggio del 2017: «Per gli interventi soggetti ad autorizzazione paesaggistica semplificata, dopo l'adeguamento– spiega ancora Paludi – non sarà più necessario il parere della Commissione Locale del Paesaggio (CLP). E a snellire le procedure per le autorizzazioni paesaggistiche contribuirà anche il fatto che non sarà più vincolante il parere della Soprintendenza».

Quanto alle ricadute del Piano sulle aree protette, Paludi spiega: «I parchi sono a tutti gli effetti beni paesaggistici. Regione e Ministero verificheranno che le norme dei piani d'area realizzati dagli enti di gestione siano coerenti con il Piano paesaggistico regionale. E, nella maggior parte dei casi, non ci saranno particolari problemi».

 

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