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L'Europa in difesa dell'Artico

L'istituzione di alcune Aree marine protette è uno degli strumenti individuati dalla Commissione europea per proteggere la regione artica

  • Redazione
  • Ottobre 2016
  • Venerdì, 28 Ottobre 2016
L'Europa in difesa dell'Artico

Incontaminata ma molto delicata. Caratterizzata da comunità locali che perseguono una crescita sostenibile, paesi costieri che ne esplorano le risorse naturali, aziende mondiali interessate a rotte logistiche più rapide e scienziati che conducono ricerche sui cambiamenti del suo ambiente, l'Artico è una regione sempre più sotto 'osservazione' e merita un'attenzione particolare, finalizzata alla conservazione dei propri ecosistemi.

La sua importanza geopolitica è, infatti, nel tempo molto aumentata. Ma gli effetti dei cambiamenti climatici e l'intensificarsi della concorrenza per l'accesso alle sue risorse naturali, come pure la crescita delle attività economiche, hanno portato nella regione non soltanto opportunità ma anche rischi molto seri.
La trasformazione dell'Artico aprirà potenzialmente nuove rotte di navigazione, rendendo disponibili nuove zone di pesca e risorse naturali, il che comporterà l'aumento dell'attività umana nella regione ed è per questo che, tutte le politiche per l'Artico, devono essere sostenibili dal punto di vista ambientale, sociale e culturale, e mirare a moderare i cambiamenti climatici tramite la riduzione dell'impronta ecologica dell'uomo.

A tale riguardo, gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) che l'Unione Europea si è prefissata di raggiungere entro il 2030 – tra cui l'istituzione di Aree marine protette per proteggere almeno il 10% delle aree costiere marine - forniscono un quadro utile per esaminare la capacità di un ecosistema di accumulare effetti ambientali negativi, spesso irreversibili, accelerati dai cambiamenti del clima. Ed è proprio in queste zone che i mutamenti ambientali si stanno verificando più velocemente che in qualsiasi altra zona del mondo, per colpa dell'uomo.

L'aumento della concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera negli ultimi 50 anni ha comportato, ad esempio, un aumento della temperatura di superficie nell'Artico superiore di 2 gradi rispetto al resto del pianeta. La banchisa è diminuita del 13,4% per decennio dal 1981 e lo strato nevoso diminuisce ogni anno di più. L'aumento della temperatura e lo scioglimento dei ghiacci – che deriva prevalentemente da emissioni dell'Asia, America del Nord ed Europa - non hanno però ripercussioni solo in queste zone, ma sugli ecosistemi di tutto il mondo, e si traducono nell'aumento del livello del mare, nella modifica della composizione della massa marina e nell'imprevedibilità delle condizioni metereologiche. Senza dimenticare che la velocità dei cambiamenti climatici potrebbe aumentare ancora, a causa dello scioglimento del permafrost. Tutto l'ecosistema dell'Artico, compresa la sua flora e la sua fauna, è dunque particolarmente vulnerabile di fronte a questi sconvolgimenti.

Per questo l'Europa è scesa in campo con una proposta di risoluzione del Parlamento europeo inerente una politica integrata per l'Artico, al fine di svolgere un ruolo importante nel raggiungimento di un accordo per la salvaguardia di una regione che non rientra nella giurisdizione di alcun Paese, ma che è patrimonio comune da utilizzare a fini pacifici e scientifici.

L'invito rivolto a tutti gli Stati membri è di applicare più efficacemente le convenzioni internazionali, a partire dall'accordo di Parigi sul clima (dicembre 2015) che prevede riduzioni delle emissioni immediate e severe, tenendo a mente l'obiettivo di limitare l'aumento della temperatura a 1,5°C entro il 2100. Così come di promuovere il divieto di utilizzare l'olio combustibile pesante (HFO) e di trasportarlo come combustibile navale sulle imbarcazioni che solcano il Mar Artico attraverso il controllo da parte dello Stato di approdo e, ancora, di considerare i rischi ambientali e climatici legati all'uso dell'olio combustibile pesante.

Infine, una valutazione dell'impatto ambientale (VIA) specifica per l'Artico, effettuata precedentemente all'esecuzione di qualsiasi progetti da realizzare nella regione artica, rappresenta secondo il Parlamento europeo uno strumento aggiuntivo per definire garanzie più rigide per un ambiente così vulnerabile e per i diritti fondamentali delle popolazioni autoctone.
Una valutazione dell'impatto ambientale da rendere obbligatoria e che tenga conto di tutti i potenziali effetti - ambientali, socioeconomici e culturali - sia durante la costruzione di un progetto che dopo la sua conclusione; che venga redatta seguendo il principio "chi inquina paga"; che preveda il risanamento e il ripristino dell'habitat e dei terreni interessati, senza trascurare la definizione di un regime internazionale di responsabilità e di indennizzo in caso di contaminazione di terreni, acque e aree marine a seguito dell'esplorazione e dello sfruttamento petroliferi delle risorse ambientali.

Sono circa 4 milioni le persone che vivono nell'Artico, e di queste, il 10% è membro di comunità indigene. La vulnerabilità di questi ambienti e i diritti fondamentali di queste popolazioni richiedono salvaguardie rigorose, soprattutto in relazione a progetti che prevedono un'estrazione intrusiva delle risorse naturali, e l'Europa sembra pronta ad assumersi questo impegno.

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