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Il conto salato dei cambiamenti climatici

Un nuovo rapporto dell'Agenzia Europea dell'Ambiente quantifica i danni economici e sociali dovuti alla perdita di biodiversità

  • Stefano Cariani
  • Febbraio 2017
  • Mercoledì, 15 Febbraio 2017
Copertina del Rapporto AEA 2016 sul cambiamento climatico Agenzia Europea per l'Ambiente ISSN 1977-8449 Copertina del Rapporto AEA 2016 sul cambiamento climatico Agenzia Europea per l'Ambiente ISSN 1977-8449

E' di circa 400 miliardi di euro il danno economico causato dai cambiamenti climatici negli ultimi 36 anni; questa cifra riguarda solo i danni diretti, cioè quelli collegabili alle variazioni del ciclo di vita di molte specie animali e vegetali che influenzano settori chiave come l'agricoltura, la pastorizia, la selvicoltura e la pesca. Il dato impietoso è contenuto nel quarto rapporto quadriennale intitolato Cambiamenti climatici, impatti e vulnerabilità in Europa al 2016 sviluppato dall'Agenzia Europea dell'Ambiente in collaborazione con il Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea, il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, l'Ufficio Regionale per l'Europa dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e tre Centri Tematici Europei.

Il rapporto sottolinea che esistono anche danni indiretti, meno immediati, ma di grande impatto economico e sociale, come ad esempio i disordini causati da nuovi flussi migratori e la variazione delle rotte commerciali che cambiano gli equilibri di intere aree. In Europa, la zona più colpita è quella mediterranea, che rischia di essere travolta non solo da fattori naturali estremi, ma anche da fattori geopolitici negativi alimentati dal cambiamento climatico. Dunque, la lotta verso i cambiamenti climatici non va analizzata solo da un punto di vista naturalistico e ambientale, ma riveste un ruolo strategico che va a coinvolgere ambiti decisionali finora mai associati ai temi "verdi" come ad esempio la politica estera e la difesa.

Di frequente, la preoccupazione dei cittadini è giustamente orientata verso i danni più visibili del cambiamento climatico: i ghiacciai trasformati in fanghiglia, le grandi siccità e la percezione di un alterato alternarsi delle stagioni. Per contrastare questi fenomeni così traumatici sono attive misure "pesanti" di lotta al cambiamento climatico come l'abbattimento delle emissioni di anidride carbonica e la riforestazione. Si tratta di misure necessarie, ma costose e operanti a lunghissimo termine. Tali misure inoltre sono politicamente difficili, perché impongono scelte economiche spesso non in linea con un'economia di mercato orientata al guadagno "adesso e facile". Il rapporto vuole porre la giusta attenzione alle misure più "leggere" e socialmente più accettabili, come le nuove tecnologie e soprattutto l'uniformazione e il miglioramento della coerenza delle politiche tra i diversi settori di intervento e i livelli di governo (UE, transnazionale, nazionale e sub-nazionale). La difesa della biodiversità a livello "locale" rientra nel novero delle misure abbordabili "qui e ora". Ecco dunque che il ruolo della aree naturali protette viene esaltato da un punto di vista innovativo: si può operare a livello macro (protocollo di Kyoto, accordi internazionali, lotta alle emissioni di CO2 ecc.), ma anche a livello micro, partendo dal "giardino di casa", che, in questo caso sono i parchi, le riserve, le zone di conservazione speciale, magari anche piccole, ma il più possibile diffuse sul territorio. Perché alcuni problemi possono essere affrontati solo in contesti internazionali, tuttavia ce ne sono altri che, se affrontati in ottica locale, possono dare grandi risultati.

Ecco dunque che dobbiamo volgere lo sguardo al nostro Piemonte: l'ultima Relazione sullo Stato dell'Ambiente sottolinea come il Piemonte sconti alcuni ritardi storici sul consumo di suolo, sulla contaminazione di metalli pesanti nel terreno e sul rischio idrogeologico, ma sia a buon punto per quanto riguarda la tutela della biodiversità, grazie al Sistema Regionale delle Aree Protette che copre quasi il 18% del territorio. La difesa della biodiversità è dunque una finalità macro che si può perseguire a livello micro, parco per parco, bosco per bosco, stagno per stagno.

Scarica il rapporto Cambiamenti climatici, impatti e vulnerabilità in Europa al 2016

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