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Quando la cinematografia mira a un impatto zero

Un documentario che racconta lo stato dell'acqua in Italia e che mira a compensare le emissioni di CO2 emesse per la sua produzione. Non potevamo trovare storia migliore in occasione del Water Day, la giornata mondiale istituita per celebrare, ogni 22 marzo, l'importanza dell'acqua.

  • Erica Bo
  • Marzo 2019
  • Lunedì, 18 Marzo 2019
Quando la cinematografia mira a un impatto zero


Controcorrente, ovvero lo stato dell'acqua in Italia. E' questo che racconta il docu-film realizzato da Daniele Giustozzi, economista ambientale di 26 anni, Claudia Carotenuto, giornalista venticinquenne, accompagnati dal videomaker torinese Andrea Bagnasco, 23 anni. Insieme avevano già rappresentato in maniera emozionale e intuitiva il fuoco in bosco nel loro primo cortometraggio intitolato Feu, trasmesso in uno degli eventi "off" organizzati in occasione del IV Congresso nazionale di selvicoltura, lo scorso novembre a Torino.
Così, dopo il bosco, gli studenti di Economia dell'Ambiente della Cultura e del Territorio dell'Università di Torino hanno raccontato l'acqua, percorrendo l'intera penisola per indagare gli aspetti ambientali, economici, sociali, storici, politici e religiosi dell'acqua, incontrando e confrontandosi anche con ricercatori del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), quelli del CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), gli attivisti di Greenpeace e i volontari di Legambiente.

 

La cinematografia che mira all'impatto zero

"Abbiamo vissuto sulla nostra pelle un altro tipo di mondo fatto di persone che dedicano la propria vita ad arginare i danni che stiamo recando a un pianeta di cui siamo ospiti, non proprietari" – spiega Claudia Carotenuto.
Il tutto a bordo di un'auto ibrida, con l'obiettivo di ridurre al minimo gli impatti ambientali prodotti per la realizzazione del progetto.
Ciò nonostante, i giovani documentaristi hanno espresso il desiderio di raggiungere l'impatto zero, andando a compensare le emissioni di CO2 emesse nei 30 giorni effettivi di viaggio. Attraverso il calcolo della Carbon Footprint hanno quantificato le emissioni prodotte in circa 2613 kg di Co2 eq, tradotto in un corrispettivo arboreo di circa 60 alberi.

Entrano in gioco il Settore regionale delle Foreste e il Parco del Po vercellese alessandrino

Così è nata l'idea di compensare le emissioni di CO2 prodotte durante la realizzazione del documentario attraverso la piantumazione di alberi e l'entrata in gioco del Settore Foreste della Regione Piemonte, con cui vi è stato un confronto e un'analisi per individuare il luogo più idoneo per effettuare la piantagione degli alberi. Dove la piantumazione poteva essere effettivamente necessaria? Ad esempio nelle aree montane e collinari, già ricche di boschi, sarebbero state davvero necessarie? E dove invece, la presenza di centinaia di nuovi alberi, poteva andare a disturbare ecosistemi in equilibrio? La scelta è approdata sul Parco del Po Vercellese Alessandrino, che si è reso subito disponibile e ha reperito più 200 alberi oltre quelli necessari.
Il parco si trova in una zona di pianura – pertanto meno ricca di foreste – e da anni, con dedizione, persegue una politica di rinaturalizzazione di ambienti ad agricoltura intensiva. L'area protetta inoltre, essendo attraversata dal fiume, promuove l'utilizzo di alberi e arbusti lungo i corsi d'acqua anche allo scopo di diminuire il rilascio di sostanze inquinanti di origine agricola.

La piantumazione degli alberi a Fontanetto Po

Il prossimo 23 marzo, in collaborazione con la Regione Piemonte, gli autori con la troupe e i sostenitori del documentario pianteranno circa 300 alberi messi a disposizione per la compensazione nella Riseria San Giovanni Fontanetto Po: l'invito a partecipare all'evento è aperto a tutti.
"Iniziative come quella messa in campo dal progetto di compensazione emissiva di CO2 prodotta dalla realizzazione del documentario Controcorrente"- spiega l'assessore regionale all'Ambiente Alberto Valmaggia – "vanno nella direzione auspicata dalla Regione Piemonte: abbattere il più possibile l'impatto delle attività antropiche, cercando addirittura, per quanto possibile, di ottenere un vantaggio in chiave di tutela ambientale. Per questo, a nome della Regione Piemonte, esprimo pertanto piena condivisione e supporto all'iniziativa, auspicando che sia un esempio di educazione ambientale per tante altre attività analoghe".

 

 

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