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Il riso con la gemma della famiglia Pochettino

La famiglia Pochettino, la loro tenuta e il riso San Raffaele con la gemma. La storia di una famiglia dedita all'agricoltura che ha scelto di aderire a 'Parchi da Gustare'.

  • Laura Succi
  • Maggio 2020
Giovedì, 28 Maggio 2020
Il riso con la gemma della famiglia Pochettino

Strada Provinciale n. 590 della Val Cerrina, San Raffaele Cimena, tra Galleani e la Siberia, uno sguardo in giù e c'è il Po. E poi, la risaia dei Pochettino, un mondo che non ci si aspetterebbe di trovare lì: da pochi giorni sono anche arrivati gruccioni, mentre garzette e aironi ci sono sempre. 

Ma andiamo per ordine. Tutto inizia negli anni Sessanta, quando il signor Giuseppe compra quei terreni. Era un contadino Giuseppe, come prima di lui suo padre Giovanni. Lui aveva anche delle bestie, fino a quando il morbo della mucca pazza gli cambia la vita: Giovanni abbandona l'allevamento e si butta nell'agricoltura.

Un mare di riso

Centoventi ettari sono tanti, sono un mare, un mare di riso. Quel pezzo di paradiso un tempo era la tenuta del Conte Paolo Thaon di Revel (Torino 1859 - Roma 1948) che fu capo di Stato Maggiore della Marina e comandante in capo delle forze navali mobilitate nel febbraio 1917, durante la Prima Guerra Mondiale, e che mantenne quegli incarichi fino alla fine del conflitto quando Vittorio Emanuele III gli conferì il titolo di Duca del Mare.

Giuseppe decide di coltivare il riso proprio qui. Perché il sole bacia in fronte la terra di San Raffaele Cimena, il riso cresce bene, coccolato dal Po e accudito dalla collina che trattiene l'aria calda. La temperatura in estate arriva anche a 40 45 gradi, una manna per una pianta tropicale come il riso che ha bisogno di un clima costante. Poi c'è la terra ricca del Po, molto simile a quella che dà il miglior Carnaroli del Pavese, terreni sciolti e un ricambio d'acqua continuo, che se no le piante di riso si ammalano e crescono malfatti.

Susanna Pochettino racconta: "Da qualche anno io e i miei fratelli siamo subentrati a mio papà e abbiamo deciso di fare un riso tutto nostro anziché cedere l'intera produzione all'ingrosso: cioè di coltivarlo, di confezionarlo e di venderlo. Lavoriamo in un altro modo rispetto ai grandi produttori, noi non mischiamo il nostro riso con altre varietà di qualità inferiore come il Caravaggio, il Carnise, o il Karnak, anche se sia chiaro quel tipo di taglio è consentito dalla legge: il nostro prodotto è Carnaroli al 100%, ogni singolo chicco è Carnaroli".

Passione ed esperienza sono tramandate da tre generazioni: questi sono i Pochettino di oggi. Tre fratelli con ciascuno il proprio compito: Giovanni lavora i campi, Susanna si prende cura dell'amministrazione, è contabile e segretaria,  mentre Beppe... dove può essere? Voci all'unisono di fratello e sorella esclamano:"Di sicuro in riseria a confezionare!".

Un Carnaroli al 100%

Infatti Beppe, col camice bianco e alle prese con l'insaccatrice, racconta della loro lavorazione artigianale del Carnaroli:"Il suo colore è avorio, non è bianco come il riso industriale e questo è un po' il segreto della tenuta della cottura, la sua caratteristica poi è di avere dei bei chicchi grossi che sono perfetti per i risotti. La chicca però è che ogni granello conserva la sua gemma che è quella che rende cremoso il risotto senza bisogno di mantercarlo: è preziosa, è ricca di sostanze nutritive che servono alla piantina futura per crescere".
In azienda coltiviamo seguendo i protocolli della Regione Piemonte, la misura n. 10.1 del Programma di Sviluppo Rurale per un'agricoltura sostenibile, che promuove le tecniche di produzione e di gestione utili a mitigare i cambiamenti climatici e compatibili con la tutela degli ecosistemi, delle risorse naturali e del paesaggio: una scelta dettata dal nostro amore e rispetto per l'ambiente", dice Giovanni. "Gli agricoltori sono i custodi dell'ambiente e del lavoro dell'uomo, perché il lavoro delle persone è importante, di qualsiasi persona, anche per una questione di rispetto", aggiunge. E dall'aria che si respira qui, il rispetto non è solo una parola che suona bene.

La salvaguardia del territorio è fatta di piccole cose, non è un'idea astratta, e Giovanni le mette in pratica: "Lasciamo gli argini inerbiti di tutte le belle erbe che la natura crea, facciamo crescere i pioppi a formare delle cortine frangivento, non è una cosa astratta, qui la notte è un concerto di rane, un vero spettacolo".

"Questo è il nostro riso e il nostro progetto, dice Susanna. Il riso che coltiviamo alla nostra maniera, la bottega dove lo vendiamo al dettaglio e la gelateria - in collaborazione con La Cascina di Vinovo - con i gusti della campagna come la fragola, la ciliegia, il ramassin e le paste di meliga. Ci sono anche delle marmellate buonissime che prepara il ragazzo che ci fa confezioni particolari per il riso, e il prossimo passo sarà di aprire una fattoria didattica. Ci sono anche i cavalli di Martina qui da noi, una manciata di riso anche in questo caso: il Pony Club di chiama ADS Pony Rice", conclude Giovanna

La fattoria didattica

"Beppe stava per diplomarsi, gli mancava solo l'ultima lezione, poi è successo quello che è successo, è arrivato il Covid... e dire che avevamo tutto pronto, gite prenotate per cinquecento bambini. Ma non ci fermiamo qui, riprenderemo appena possibile, dice Giovanni. E' un'avventura troppo bella. A scuola iniziano a studiare che il Po nasce dal Monviso, passa attraverso Torino e va verso la pianura, qui gli spieghiamo il ciclo del riso con parole poetiche. Oggi i bambini pensano che i chicchi di riso sboccino bianchi sulla pianta, poi trovano una rana e si entusiasmano, stanno delle ore a guardarla, la prendono da una pozzanghera e la posano in un'altra... e che è solo una pozzanghera! Ma loro ne sono estasiati".

La tenuta del Riso San Raffaele è piazzata in un luogo di tutto rispetto. Nel territorio delle Aree protette del Po torinese e nella Riserva della biosfera Unesco CollinaPo, è sul percorso ciclabile VenTo: Susanna ha già pedalato fino a Moncalieri più di una volta, e nel bel mezzo della via Francigena, di qui infatti passa un ramo secondario che scende dal Moncenisio. Giovanni ha parlato con tanti pellegrini che sono arrivati fino a lui: "Portoghesi, spagnoli, francesi in arrivo dalla Camargue, tante volte con l'asinello, carretto pieno di colori e di storie e i bambini al seguito. Tutti scendono nella capitale: prima tappa Crescentino, poi le Grange vercellesi, e via verso Vercelli, Mortara, Pavia, le basiliche di Bologna, Firenze e un bel giorno all'improvviso la meraviglia di Roma".

Produttori d'eccellenza per Parchi da Gustarei fratelli Pochettino hanno in mente di coinvolgere famiglie, singoli, studenti, bambini, tutti, per mostrare loro la loro terra e il loro lavoro, e se poi comprano anche un pacchetto di riso sono più che contenti. Loro ci sono sempre in azienda, e se non sono in bottega, stanno confezionando ma... nel dubbio,  meglio avvisarli con un po' di anticipo e con una telefonata del nostro arrivo. 

Di certo, se si capita dai Pochettino una volta, poi si torna: il posto è magnifico e loro sono davvero "grassios" (pronuncia graˈsjus) in piemontese, che significa "gentili". Insomma del buon riso e della bella gente.

 

Azienda Riso San Raffaele – Tenuta Pochettino

Via Chivasso 67, San Raffaele Cimena 

Tel +39 011 9652494 - Cell. 349 1059230

Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Sito web: http://www.risosanraffaele.it/ 

Pagina FB: https://www.facebook.com/risosanraffaele